Perry Anderson, Spectrum. Da destra a sinistra nel mondo delle idee
Baldini Castoldi Dalai Editore 2008 - Euro 21,00 - pp. 470
di Andrea Comincini
Con questa collezione di articoli e saggi Perry Anderson si impegna a conseguire un obiettivo titanico, ovvero ripercorrere il mondo delle idee da destra a sinistra degli ultimi trent'anni - come si evince dal sottotitolo - e ricondurlo ad uno schema generale di analisi comprensiva.
Il risultato è un libro incredibilmente chiaro e allo stesso tempo complesso sia per i temi trattati, sia per la vastità di materiale studiato, esaminato e giudicato. Spectrum, un titolo evocativo, oltre all'opera stessa vuole determinare quella frontiera mobile fra pensiero liberale e socialista dove oggi si combattono le più interessanti battaglie politiche.
Se infatti è chiara la distinzione tra destra e sinistra, tuttavia i contorni empirici sono alquanto sfocati: dopo la caduta del muro di Berlino, infatti, il neoliberismo ha dominato e domina mercati e pensieri mentre gli ex comunisti vivono una pesantissima fase di confusione. Alcuni di essi soffrono il senso della sconfitta e restano immobili, altri vedono la Terza Via come unica soluzione auspicabile, mentre diversi ancora disegnano strategie di consenso in una politica fondamentalmente centrista. In questa empasse si capisce quale sia il fine dello studioso americano: ristabilire alcuni criteri seri per affrontare i dibattiti attuali con discernimento, e navigare in queste acque torbide mantenendo una solida rotta. Anderson si rivolge allo Spettro per dargli il giusto commiato. Delineare e marcare i confini è fondamentale per una sinistra allo sbando: il fantasma che un tempo si aggirava per l'Europa deve tornare ad esser uno spirito buono capace di intimorire i nemici, non una presenza maligna, furba nel terrorizzarci e renderci immobili.
Le premesse sono impegnative, ma il risultato è pienamente raggiunto. Lo scrittore divide l'opera in tre parti, riguardanti la destra e la politica, il centro e la filosofia, la sinistra e la storia.
Naturalmente ogni tema si intreccia al successivo, ma permane limpido il fulcro di tutte le analisi. I saggi sono rivolti quindi a tutti gli aspetti del mondo del pensiero ma non solo; arricchito da considerazioni brillanti su autori quali Garcia Marquez o Anderson senior, il libro trasmette al lettore una grande eredità, non solamente culturale o semplicemente erudita. La serenità e fermezza morale a fine lettura sono il lascito di una ricerca appassionata che non vive di nozionismo, ma si nutre di un incorruttibile desiderio di combattere le ingiustizie, sia esse teoretiche o materiali. L'offuscamento si dipana, e sorge forte e deciso - nuovamente - il senso di un cammino prima meno sicuro: la sinistra non può cadere sotto i colpi di idee o persone incapaci di pensare o ammettere la verità.
Illuminanti a proposito le parole riguardo un nostro grande filologo, definito da Anderson "straordinario" - termine di cui non abusa mai - e da noi troppo facilmente archiviato: Sebastiano Timpanaro, spentosi pochi anni fa. Personaggio singolare nel costume privato e nel viver pubblico, audace critico e uomo integerrimo, questo filologo eterodosso appare come una delle figure meglio tracciate dalla penna dello studioso americano. Nelle pagine dedicategli può esser individuato, a mio avviso, una affinità con l'autore stesso nella determinazione con cui si sceglie di non cedere mai alla mera chiacchiera da mercato, per tenere fermo il timone anche nei tempi più bui. Sebbene mai cupo o pessimista, è indubbio che il ragionamento promosso dal nostro autore non porta ad un lieto fine, necessariamente. Una componente fondamentale deve prender terreno, ovvero ricominciare ad alzare la testa al di là di ogni sconfitta, vera o immaginaria. L'umanità dell'analisi emerge oltre la formale composizione testuale e lo stile collaudato, e cattura allo stesso modo del contenuto teorico, il quale tuttavia resta l'unico luogo in cui Anderson dirige la sia attenzione, al di là di quanto auspica.
Fra i vari temi trattati, uno dei più significativi riguarda lo studio dei filosofi e pensatori dell'area centrista: proprio in questo terreno diviene lampante la mobilità dei confini intellettuali, e le scelte strategiche.
In particolare, credo sia interessante riportare le analisi condotte su tre grandi uomini dei nostri tempi: Rawls, Habermas e Bobbio. Sebbene profondamente diversi fra loro - secondo Anderson - i tre sopra citati soffrono tuttavia di un irrisolto rapporto fra l'essere e il dover-essere, ed un pensare a tratti fortemente idealistico. Il riferimento all'hegelismo è ovvio, ma nella analisi delle filosofie di questi pensatori appare anche un certo infantilismo procedurale. Partono da assunti più o meno precisi su cosa o come deve esser la democrazia, per cadere poi in circoli viziosi insostenibili; nel tentativo maldestro, si legge lo sforzo di rimediare confusamente all'imbarazzo prodotto dalle lacune argomentative. Esemplare a proposito è la posizione assunta nei confronti della guerra in Kuwait o in Kosovo in relazione con gli Stati Uniti: la ricerca di un diritto universale normativo si sottomette ad un potere nato essenzialmente dall'aver vinto, dal dominio del più forte e ciò contrasta con tutti i buoni propositi di stabilire un nomos, o almeno una guida a priori.
Per Anderson è inammissibile sminuire la grandezza di questi pensatori altrettanto quanto eludere i dubbi e le incertezze teoretiche presenti nelle loro opere. Lo studioso serio non può arrendersi di fronte all'autorità, e parimenti non deve abbassare la testa davanti alle sentenze della Storia, seppur pesanti. Il criterio fondamentale per l'azione - non solo intellettuale ma anche pratica - è guardare ai problemi reali del presente per risolvere le cause effettive di malessere attuale già ora e quindi nel futuro. Tale assunto è l'unico, paragonato a quelli approfonditi nei vari saggi, a resistere alle ingiurie del tempo, e non a caso: se i filosofi, i politici centristi e conservatori fondano il proprio pensiero su argomentazioni incoerenti o sinceramente goffe, e il popolo della sinistra tace o si adegua per il complesso della sconfitta, solamente un ritorno al senso della filosofia può redimere e sopravvivere. Per Anderson, e qui si rivela la sua formazione marxista, tal senso può esser solo una guida all'azione, un'azione rivolta a cambiare il mondo, e non ad interpretarlo.
Esemplare a proposito il titolo del saggio dedicato ad Hobsbawn, La sinistra sconfitta, e la risposta dell'autore all'atteggiamento di molti pensatori socialisti: " La sconfitta è una esperienza dura da padroneggiare e la tentazione è sempre quella di sublimarla. Ma, se alla fine il trauma dovrà esser superato, occorre saper guardare in faccia gli avversari teorici, senza indulgenza né autoinganni…Uno degli obiettivi di questa raccolta, pertanto , è reagire a tale involuzione".