Street Kings
La notte non aspetta
(regia di David Ayer – USA 2007 – durata 109’)
di Sonia Scorziello
Ecco un altro film targato USA sbarcare nelle nostre sale. Presenti all’appello gli ingredienti della peggiore cinematografia americana: violenza, corruzione, potere, e per finire il classico giustiziere solitario. Ripetitivo anche nel repertorio di genere: gang rap, sbirri che masticano continuamente chewing-gum, scontri face to face. Tutto offerto con un certo compiacimento dell’eccesso, ma senza una vera e propria densità di scrittura. Sul banco degli imputati la “gloriosa polizia”, con annesso il Sistema, ovviamente corrotto. La notte non aspetta è un poliziesco convulso, calato nello scenario autentico della periferia di Los Angeles dove tutto è marcio e disperato, senza compromessi.
Dopo la morte della moglie, Tom Ludlow (Keanu Reeves), un poliziotto del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, attraversa dei momenti di difficoltà. Coinvolto ingiustamente nell’omicidio di un suo collega, decide di venirne a capo. Così, costretto ad indagare su tutto ciò in cui aveva creduto in quel momento e su quelli che un tempo riteneva amici oltre che colleghi, scopre alla fine il marcio che si nasconde dietro la facciata pulita del dipartimento.
Fin troppo costruito nell’architettura urbana, da cardiopalma le sequenze d’azione e lotta tra protagonisti, il film corre sul filo della banalità, scontato, non lascia nulla di coinvolgente. Persino la ricerca del proprio “io” da parte di Reeves non ci scalfisce, debole nella sostanza e nell’etica. Sempre eclettico nelle sue interpretazioni, lo si rimpiange, però, ai tempi di Neo nella trilogia Matrix, e ancor più, accanto ad Al Pacino in L’Avvocato del Diavolo.
Il vincitore dell’Academy Award, Forest Whitaker, interpreta il Capitano Jack Wander, eccellente per la sua furia espressiva.
All’interno del cast figurano anche Hugh Laurie troppo realista per non essere cinico, Chris Evans, Jay Mohr, John Corbett, Cedric the Entertainer, Amaury Nolasco, Terry Crews, Naomie Harris, Martha Higareda.
Certo il film piacerà ai lettori del grande romanziere di polizieschi americani: James Ellroy, che, per la prima volta, si cimenta nella sceneggiatura. Tratta da un suo racconto: Street Kings – Potere di uccidere – titolo originale di La notte non aspetta, non delude per “le tinte fosche”, presenti ovunque, anche nel linguaggio troppo spesso sporco. Siamo nel nero più nero e non ci si stupisce che gli esterni assolati di Los Angeles, non abbiano fornito mai luce sufficiente per illuminarne le parti più oscure.
La regia invece è di David Ayer, alla sua seconda prova, prima in Harsh Times, sceneggiatore di Training Day. Come anticipato, usa e abusa nelle immagini forti, che perdono in definizione, sacrificando attendibilità e verosimiglianza. Resta l’impressione di una traduzione imperfetta, che tagliando battute e parole interrompe pure qualche nesso logico. Poco male in fondo si mantiene, anche se parzialmente comprensibile, l’intento del regista “Sono affascinato dalla corruzione dei membri della polizia – dice - e da ciò che può accadere psicologicamente a qualcuno cui viene affidato il compito di applicare un potere potenzialmente mortale in nostro nome. Permettere a una persona di poter eliminare una vita umana significa fornirgli un potere incredibile ed io volevo esplorare il cambiamento che chi esercita la violenza, anche se per nostro conto, deve affrontare a livello psicologico”. Peccato però che il film ruoti solo intorno alla logica perversa di un far west metropolitano: si spara prima di parlare, si viola la legge per coprire le magagne del Dipartimento, e di psicologico resti ben poco. L’introspezione del protagonista sfuma, così come tutta la pellicola che si lascia guardare ma non osservare.