Imago Mortis

regia di Stefano Bessoni– Italia, Spagna 2009 – durata 109’

di Mirko Zilahi De’ Gyurgyokai

Imago Mortis

Seconda metà del XVII secolo. Girolamo Fumagalli, alchimista, scienziato, quasi negromante, si dedica allo studio d’un’invenzione che avrebbe rivoluzionato la scienza e la filosofia a venire: la tanatografia. L’ossessione per la morte e i suoi segreti porta ad una scoperta sconcertante: rimuovendo la retina è possibile imprimere a stampa l’ultima immagine rimastavi prima del decesso.
Così Fumagalli crea un congegno meccanico, stile inquisizione, il tanatoscopio appunto, che infilato sul capo della vittima a mo’ d’elmetto, dà morte immediata e indolore, sfondando di colpo le pareti del cranio e, al contempo, estirpandole i bulbi oculari. Codesta la macabra premessa.
Si passa all’oggidì. Nella scuola di cinema “Murnau” è tempo d’esami di fine corso e il severo professor Olinsk assegna fotografie a tema (morte, destino, verità, ecc..). Fra gli allievi internazionali, stanno Bruno e Arianna, studenti di regia: lui orfano di entrambi i genitori, persi in un recente incidente stradale, è un carattere introverso ma zelante, tanto da lavorare di notte nell’archivio scolastico per pagare le tasse della scuola. Arianna è l’opposto: solare e divertente è in effetti l’unica nell’istituto a cui Bruno riesca a confidare le proprie angosce. Provato proprio dalle nottate in archivio, Bruno sembra perdere ragionevolezza e l’ipersensibilità – che nel film è un po’ tratto caratteristico sin troppo marcato dall’attore Alberto Amarilla – gli fa brutti scherzi: percepisce presenze inquietanti, visioni, e perde veloce il senso della realtà. Improvvisamente, forse proprio a causa dello stress post mortem dei suoi, Bruno inizia a vedere un ragazzo defunto; questi lo perseguita fino a condurlo alla scoperta del segreto della scuola: il ritrovamento, in una grotta nelle vicinanze, del tetro strumento. Dopo averlo portato in camera per studiarne le forme e condurvi delle ricerche in biblioteca, il tanatoscopio scompare e poco dopo anche alcuni studenti e membri della amministrazione scolastica: qualcuno sta tentando di mettere in pratica l’esperimento di Girolamo Fumagalli.
Con l’aiuto di Arianna, l’unica a non giudicarlo pazzo, Bruno ricostruisce la vicenda grazie all’anziano professor Astolfi - segregato da anni nella soffitta dell’edificio dopo la morte del figlio – e alla proprietaria della scuola, Contessa Orsini (Geraldine Chaplin).
La regia di Stefano Bessoni – “Frammenti di scienze inesatte”, corto non distribuito – recupera la lezione di Bava e Freda con un tocco d’artigiano: nella precisione dei particolari scenografici e nella bellissima fotografia (di Arnaldo Catinari) del film che nasce dalla collaborazione con lo sceneggiatore dell’horror spagnolo Luis Berdejo.
Il cast è composito: di livello - Jun Ichikawa, la Signora di http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=34773 "Cantando dietro i paraventi", l’immensa Geraldine Chaplin di http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=55573 "The Orphanage” e l’altra Chaplin, Oona, è Arianna, cui si aggiunge qualche volenteroso novizio (Amarilla e i compagni di scuola).
Nel complesso un film in cui i momenti di tensione elevata sono diversi, ma quasi sempre legati all’apparizione dei defunti o del mortifero tanatoscopio. A quest’ultimo sono delegati i passaggi più suggestivi e angoscianti, con l’esibizione dei crani disoculati delle vittime e la tensione davvero insostenibile che precede l’estirpazione degli globi. Bella la storia, anche intrigante. Il ritmo è altalenante, a volte stentoreo altre indolente. La sceneggiatura soffre di qualche passaggio a vuoto, soprattutto nella poca coerenza del finale con le numerose morti e nessuno a denunciarle.