Bertold Brecht, La resistibile ascesa di Arturo Ui
Einaudi, 1977 - euro 8,80 - pp. 136
di Andrea Comincini
I grandi drammi del passato, le mille migliaia di vittime
prodotte dalle guerre e dalla stupiditˆ umana non esauriscono
il loro effetto sui campi di battaglia o di concentramento.
Purtroppo lasciano una ereditˆ ben pi pesante: la
mentalitˆ borghese, avvelenata da una ideologia
suggestionabile, fragile e nervosa, trasforma massacratori abietti
in figure carismatiche e temerarie.
Questa tipica concezione reazionaria e romantica della storia non
pu˜ appartenere ad un mondo civile, ed certamente orripilante
agli occhi di Bertold Brecht, la cui opera mostra spesso connotati
pedagogici. Sottolineare l'inopportunitˆ o la vanitˆ del
consegnare al ridicolo i grandi delinquenti politici, vivi o morti,
un atto profondamente disonesto perchŽ "cos" non ancora
condannata l'immoralitˆ di chi invita la satira a non
immischiarsi nelle cose serie. Proprio di cose serie si occupa la
satira".
La resistibile ascesa di Arturo Ui, scritta in Finlandia
nel 1941, nasce quindi con il preciso intento didattico di rendere
i criminali nazisti nella loro infima bassezza, per cancellare
qualunque presunta aura di grandezza dalle loro imprese. Uccidere
milioni di uomini non deve suscitare reverenza ma profondo
squallore per la totale mancanza di intelligenza di questi figuri
tristi e banali, modesti e infami. Le classi dominanti -
convinzione del drammaturgo - affidano infatti la conduzione
delle loro imprese a gente generalmente assai mediocre. "Questi
individui danno l'impressione della grandezza per la vastitˆ
delle loro imprese. Ma proprio questa vastitˆ dimostra che non
debbono valere molto, giacchŽ essa significa soltanto che
stata chiamata alle armi un'enorme massa di uomini intelligenti,
cos" che le crisi e le guerre diventano fiere campionarie
dell'intelligenza dell'intera popolazione".
La commedia eccezionalmente riuscita. Il ridicolo delle situazioni
e dei personaggi trionfalmente realistico nella descrizione del
grigiore dei protagonisti. Brecht offre una parabola allegorica
dove nomi e luoghi si ritrovano nella scelta fantasiosa del
drammaturgo, ma i riferimenti al nazismo, all'annessione
dell'Austria ed all'ascesa di Hitler sono chiarissimi. I nomi dei
guitti sono la parodia dei gerarchi del Fuhrer: Rommel-Roma,
Goebbels-Givola, ecc.
Le vicende trattano di una banda di gangster i quali decidono di
imporre al trust dei cavolfiori la loro protezione. Ui, il cognome
del capobanda, invece un suono monosillabico preoccupante e
atemporale, capace di suscitare un senso di inquietudine
all'iniziale, ma di semplice vuoto in seguito. Affascinato dai
discorsi solenni, il bandito cade in lunghi inebetiti silenzi
seduto in poltrona, per poi ritornare in sŽ tronfio e
sospettoso. La caratteristica di quest'uomo in realtˆ la
mancanza di caratteristiche: fatuo, privo di qualitˆ, possiede
solo uno sviscerato amore per il sangue, soprattutto se sparso
innocentemente. Arturo Ui vive di piccole menzogne, e si impegna in
discorsi pomposi dove la fede nella sua persona l'unico faro.
L'assenza fonetica del cognome si traduce in una mancanza
intellettiva e morale. Brecht maestro nel tracciare e allo stesso
tempo nascondere un confine tra il ridicolo ed il tragico.
La satira infatti strappa alcuni sorrisi iniziali; poi guida
silenziosamente il lettore nei campi dell'inquietudine. La tensione
interiore cresce, cessa qualsiasi forma di comprensione
intellettuale e si resta semplicemente infastiditi dai miasmi della
crudeltˆ.
Inorriditi dalla stupiditˆ, dal diffuso odore di sangue che
trasuda dalle pagine del testo, al lettore resta addosso un
profondo senso di colpa, simile a quello del sopravvissuto, il cui
unico peccato respirare e rivivere in una societˆ oggi
penitente ma un tempo complice.
Brecht infatti lapidario, ed il titolo chiaro: l'ascesa al potere
del nazismo, cos" come di ogni evento catastrofico,
resistibile. In questa commedia egli non si sofferma sui
ruoli dei partiti, o del proletariato, nŽ insiste sulle
condizioni sociali del momento: unico obiettivo il manipolo di
criminali, la loro nefandezza.
Elemento fondamentale per ottenere tale risultato l'utilizzo della
pentapodia giambica (Blankvers), resa nella traduzione italiana con
l'endecasillabo. Brecht caustico nell'affermare che il blankvers
conduce un matrimonio assai infelice con la lingua tedesca
perchŽ ha sempre qualcosa di anacronistico e spiacevolmente
feudale. Nel suo utilizzo tuttavia emerge la bassezza dei nazisti,
il loro ruolo di gelidi assassini, e si evita il rischio di
trasformarli in eroi. Anche la messa in scena deve aderire a regole
ben precise: "Questo dramma va rappresentato in stile grandioso,
perchŽ gli avvenimenti acquistino quel risalto che purtroppo
loro compete [...] Ma naturalmente va evitata la pura e semplice
parodia, e anche in chiave di grottesco non deve mai venir meno
l'atmosfera di orrore".
L'orrore deve far spalancare i cuori e gli occhi. Dire di no
sempre possibile, specialmente quando il grembo da cui nacque il
mostro ancora fecondo - cos" Brecht nell'Epilogo.
Fin troppo facile il rimando alla situazione storica. La Germania
viene dilaniata da una sconfitta non solo militare, ma
principalmente etica, in cui tutto un popolo - e non solo le
sue gerarchie - condannato senza appello. Sebbene nasca come
commedia ammonitrice, tuttavia l'obiettivo dello scrittore non
proporre un processo sulla scena, bens" avvertire le
generazioni future a non perdere di vista le condizioni economiche
e sociali da cui il dramma del nazismo sorto.
La sua denuncia alla societˆ capitalista ed ai suoi mostri.
Tra di essi l'indifferenza della popolazione, o la vanesia
adulazione di uomini in realtˆ mediocri sono la fonte
principale di ogni disgrazia.
Esiste un aneddoto interessante ed efficace che descrive la
personalitˆ di Brecht. Durante una cena con alcuni amici a New
York, da qualcuno provocatoriamente venne chiesto cosa ne pensasse
della politica staliniana di persecuzione nei confronti di chi
- indifferente alla politica - voleva solo condurre la
propria esistenza senza disturbare il prossimo. Egli rispose che
dietro l'indifferenza politica si nasconde una scelta profondamente
politica, e quindi l'innocente non lo mai fino in fondo. La
risposta pu˜ apparire provocatoria o ironica, ma rivela molto
pi di quanto possa sembrare. La resistibile ascesa di Arturo
Ui esemplare nella condanna senza appello di una umanitˆ
adulatrice, stupida, ma soprattutto tronfia nell'esibizione crassa
delle proprie nefandezze.
L'epilogo del testo teatrale il prologo di un obiettivo a cui
tutta l'umanitˆ non deve sottrarsi: "E voi, imparate che
occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non
parlare".