The dark knight – Il cavaliere oscuro

Regia di Christopher – USA 2008 – 150 min.

di Andrea Comincini

Il cavaliere oscuro

Conclusasi la stagione estiva dei grandi film, è opportuno soffermarsi ancora una volta su quello che è stato l’evento indiscusso della stagione: the Dark knight – Il cavaliere oscuro – ha sbancato imprevedibilmente le biglietterie di mezzo mondo.
La saga dell’uomo pipistrello è tornata sugli schermi con un nuovo episodio diretto da C. Nolan, regista attento e ispirato già acclamato al Sundance Festival del 2000 per Memento, e autore di bei film come Insomnia e the Prestige. Il direttore londinese racconta ancora una volta le vicende del miliardario Bruce Wayne, già narrate in Batman begins nel 2005, grazie a cui il cavaliere oscuro ha riconquistato i botteghini americani, dopo una serie di pellicole mediocri e noiose.
Caratteristica del regista infatti è la cura meticolosa della sceneggiatura, senza concedere all’opera nessuna banalità, ed il risultato è un prodotto gradito al pubblico ed alla critica.
Il ‘Cavaliere oscuro’ riprende la trama del primo film, e descrive una società lacerata dal male e dalla paura. Criminali di ogni tipo trasformano Gotham City in un campo di battaglia dove vita e morte si fondono in uno spasmo collettivo. Anarchia e disordine, ma soprattutto impotenza da parte delle forze dell’ordine.
La storia di Batman è nota, e la trama è rivissuta fedelmente. L’eroe mascherato vendica la morte dei genitori scagliandosi contro i cattivi, in una infinita nemesi che assorbe ogni cosa ed ogni affetto.
A differenza di Superman, Batman non è un personaggio solare, completamente positivo. In lui bene e male si intrecciano, ed i confini tra giusto ed ingiusto sono alquanto sfocati.
I primi film diretti a fine anni ’80 da Tim Burton, regista noir amante del gotico, riprendevano perfettamente questa dicotomia, e la trasmettevano ai personaggi – perfettamente interpretati da Michael Keaton (Batman) e Jack Nicholson (Joker). Difficile quindi immaginare un prodotto capace di superare queste prove eccellenti, ma Nolan è riuscito nell’intento.
Il cavaliere oscuro è un bellissimo film, sia per la trama, sia per l’interpretazione dei protagonisti. Ciò che appare subito evidente è la dimensione psicotica del protagonista, il miliardario Bruce Wayne, diviso tra voglia di vendetta e senso di giustizia.
“Con Batman volevo offrire un esempio, e guarda invece cosa è successo”: così confida Wayne all’amico e mentore, il maggiordomo Alfred, un Michael Caine in gran forma, davanti a imitatori esaltati, criminali impazziti, devastazione e sfida dei malavitosi alla sua battaglia per la giustizia.
La figura del paladino non ricalca il tipico modello dell’eroe americano trionfatore, ma parla di un uomo scisso – perfino debole, sebbene risoluto – e non appare mai agli occhi dello spettatore di vedere un film tratto da un fumetto. Batman è reale, come reali sono le nostre ansie e le nostre paure.
Per tali motivi si assiste ad un ottimo poliziesco, e non al filmone da blockbuster con coca e pop corn inclusi.
L’inquietudine è palpabile, grazie anche alla regia ed alle sue scelte: le scene, i destini dei protagonisti, vengono descritti tramite la fortunata tecnica dei telefilm, la multi sequenzialità, così da ottenere sempre attesa e suspense.
I personaggi e le loro storie raccontano tutte esistenze in bilico: sia il procuratore Harvey Dent, sia la popolazione presa in ostaggio, devono in ogni istante confrontarsi con la loro maschera sociale, spesso scoprendo un lato oscuro di cui non si sapeva l’esistenza. Appare così evidente che il confine tra giusto e sbagliato pesa in ogni istante nelle mani del singolo, ed al pari di una tragedia greca spesso –come ha sottolineato nel suo articolo la collega Sonia Scorziello - la soluzione migliore risulta poi un tragico gioco del destino.
Sarebbe facile chiosare il tutto con una scontata indifferenza al genere stesso, ed alle sue regole commerciali, ma il film è veramente appassionante e mai banale.
A sostegno di quanto detto, basti pensare che lo spettatore non si immedesima completamente nel ruolo dell’eroe: questa scelta del regista crea un voluto effetto di estraneazione per esortare la coscienza critica dei testimoni, e per un film hollywoodiano è alquanto raro.
Inoltre, giganteggia su tutti il cattivo di turno, il Joker, magistralmente interpretato dallo sfortunato Heath Ledger, defunto in circostanze misteriose pochi mesi fa. L’attore australiano compie una impresa incredibile, ovvero far dimenticare l’interpretazione di Jack Nicholson, a suo tempo eccezionale.
Il Joker di Ledger è un uomo crudele e visionario, mostruosamente inquietante perché non rappresenta la malvagità fuori di noi, bensì quella che ci portiamo dentro. Una inconfessabile tensione ci assale nell’assistere alle imprese di questo buffo psicopatico, persino simpatico e coerente con se stesso. Egli infatti non insegue il denaro o il potere, ma vuole solo portare dentro il caos il suo tocco d’artista. Quando racconta delle cicatrici che porta in volto dà sempre una versione differente, ed il trucco è sfatto, come il suo umore, dissolto in mille pensieri nevrotici ed omicidi.
La lotta fra Batman, Joker, il procuratore Dent e la polizia non è scontro fra bene e male, ma tra chi sta per cedere all’oscurità, chi vi è già caduto, chi vi cadrà. Parteggiare per i paladini del Giusto è ovvio, ma a volte sembra necessario concentrarsi per individuarne i nomi.
La macchina pubblicitaria americana non ha badato a spese per il lancio della pellicola, e i vari incidenti sul set, l’arresto del talentuoso Christian Bale, la morte di Ledger, l’incidente stradale di Freeman hanno contribuito ha creare quell’alone di mistero, di film maledetto, grazie al quale la pellicola ha battuto ogni record d’incasso dei mesi estivi.
Un successo meritato, sia per la qualità della storia, sia per aver riportato lo spettatore nell’affascinante città di Gotham, dove bene e male si fronteggiano nell’oscurità e rimandano continuamente la sfida finale.