Ti amerò sempre
(regia di Philippe Claudel – Francia/Germania 2008 – durata 155’)
di Sonia Scorziello
Sono passati quindici anni da quella orribile sera e per Juliette tutto è cambiato.
Rilasciata dal carcere viene accolta in casa dalla sorella minore Léa, che vive a Nancy con il marito Luc e le due figlie.
In tutti questi anni Juliette è stata cancellata dalla vita dei suoi cari. Padre e madre l’hanno completamente isolata dagli affetti, dai ricordi, obbligando la sorella minore a non pensarla più.
Léa, invece, ogni giorno ha appuntato di nascosto sul suo diario quelli scontati in carcere da Juliette, e sarà sempre lei, l’unica a farle visita in prigione.
Dunque, le due sorelle in questi anni non hanno mantenuto i contatti e vista anche la differenza di età sono più o meno estranee l'una all'altra.
Non si riconoscono più, ogni tanto il ricordo della loro infanzia riaffiora nei brevi discorsi, ma tutto sembra cristallizzato in un passato ormai troppo lontano. Il mondo è andato avanti in quindici anni senza Juliette.
Certo non facile il percorso di ricostruzione, pieno di diffidenza e paure. Ma con il passare del tempo, però, e grazie all'affetto delle nipoti Juliette riuscirà ad abbattere il muro di solitudine che si è costruita in prigione, mentre Léa scoprirà quanto le sia mancata la sorella.
“Una storia semplice e sincera, ottimista nonostante lo spunto tragico, che racconta della vita e di come alcune persone riscoprono la luce, l’amore e la comprensione reciproca…” (Philippe Claudel)
(In sala dal 30 gennaio 2009)
Una prigione di dolore per la bravissima Kristin Scott-Thomas
(regia di Philippe Claudel – Francia/Germania 2008 – durata 155’)
Sonia Scorziello
In concorso al Festival di Berlino, l’esordio alla regia di Philippe Claudel, uno dei più celebri e apprezzati scrittori francesi contemporanei, è una musica lenta tra le increspature dell’anima.
Un romanzo sullo schermo, bello da leggere nelle immagini delicate e fuggevoli così come la storia. Dopo quindici anni di carcere, Juliette (Kristin Scott-Thomas) viene rilasciata. Accolta in casa dalla sorella minore, Léa (Elsa Zylberstein), sposata con due figlie adottive, si ritroverà, con il passare del tempo e l’affetto delle nipoti, a ricostruire lentamente la sua vita.
Una vita andata in pezzi, un segreto inconfessato e un silenzio assordante legano infatti la donna ad una non esistenza, un’assenza perenne dal resto del mondo. Tanti i temi toccati dal regista/scrittore: solitudine, malattia, rapporto genitori-figli. Un film complesso e cerebrale, dalle mille letture. Alcuni vi vedranno la storia di due sorelle, le tematiche carcerarie, altri la storia di una donna e i tanti segreti di esistenze che si intrecciano. In realtà Ti amerò sempre è un elogio alla forza dello spirito femminile, sempre pronto a risorgere, a varcare il vuoto creato dal dolore. Così passano sullo schermo lentamente le immagini, i primi piani straordinari di Léa e Juliette. Rughe marcate per l’una, occhi intensi da adolescente per l’altra. Si mescolano i sentimenti delle due sorelle in un rapporto difficile con i genitori e ci si interroga sulla famiglia, i suoi tabù, genitrici di complessi e traumi. Là dove si dovrebbe avere sostegno e comprensione, si vive invece nel completo isolamento una vita invisibile. Proprio là, in famiglia, si diventa agli occhi dei propri cari ciò che non si è, si viene giudicati e annullati. Ma la strada, tutta in salita, per ripartire è aperta dal dialogo, dalla forza di Léa, dalla voglia di non perdere per sempre la sorella ritrovata. E così, una parola, un gesto, uno sguardo aprono una breccia nel muro creato a difesa da Juliette, e la vita riprende colore. Partecipe del piccolo miracolo, Michel (Laurent Grevill), professore intimo e discreto. Non un seduttore, ma un uomo da un fascino velato, non bello, ma capace di toccare le corde più segrete di una persona ferita così come lo è egli stesso. Personaggio che trova alcuni punti in comune col regista. Entrambi hanno insegnato in un carcere, hanno amato una donna perduta, e, soprattutto, Claudel racconta l’insegnante con i suoi occhi, il suo sentire. Ma la grande protagonista del film resta sempre Kristin Scott Thomas. Finalmente la vediamo in un film tutto per lei. Dalla suocera intransigente in Un matrimonio all’inglese ad un ruolo difficile e complicato, dove l’immedesimazione nel personaggio non è certo dettata dall’istinto. Sempre algida e perfetta, Kristin è un’attrice dal talento incredibile, le basta uno sguardo, una tirata di sigaretta per avere la scena per sé. E infatti tutto le converge attorno. L’inquadratura, i movimenti della cinepresa, cambiano in funzione dell’evoluzione del suo personaggio. Dapprima, lunghe scene bloccate in quadri stretti su primi piani implacabili. Cinepresa fissa, insistente sulle rughe volutamente marcate, sulle espressioni intense ma assenti alla vita. Poi le inquadrature si allargano, tornano alla libertà del movimento, all’azione. Tutto, in Ti amerò per sempre è vivo, vero, naturale. Essenziale il montaggio, relativamente semplice ma in realtà studiato in ogni minima scena. “ I cambiamenti lenti non potevo riprenderli accelerando i tempi – dichiara il regista – a volte la vita è lenta e si prende i suoi tempi. In questi casi il cinema deve adeguarsi a questa metamorfosi. Ho voluto rimanere fermo sui volti e dare agli attori il tempo di rivelare le sfumature più intime del proprio personaggio. La scelta delle inquadrature e il ritmo del montaggio sono stati altrettanto fondamentali: sono stufo del cinema odierno “sincopato”, che ci bombarda con i montaggi ultrarapidi, con le sue immagini e i movimenti di camera in ogni direzione. Penso che sia importante tornare ad imparare l’arte di aspettare, di avere pazienza e persino di guardare.” E qui c’è davvero tanto da guardare, osservare con pazienza e riflettere. Anche sul ticchettio della pioggia sui vetri, bella metafora delle lacrime.
Premiato dalla giuria ecumenica al 58mo Festival di Berlino (2008), all’European Film Awards 2008 per la miglior attrice (Kristin Scott Thomas), non sarà certo un film dal trionfale incasso, non farà mercato, ma sicuramente aprirà ben altre strade per chi vorrà vederlo.