Alessandro Dal Lago, Il business del pensiero

Manifestolibri 2007 - Euro 14,00 - pp. 135

di Andrea Comincini


Questo piccolo libro, Il business del pensiero - La consulenza filosofica tra cura di sé e terapia degli altri, propone una analisi interessante ed esauriente di un fenomeno sempre più alla moda negli ultimi anni, ovvero la Consulenza Filosofica. Irriverente, ironico, sofisticato il suo autore, Alessandro Dal Lago, docente di Sociologia dei processi culturali a Genova.
Come è tradizione delle edizioni Manifestolibri, l'opera non cade mai nella banalità ma invita il lettore ad una riflessione precisa e inequivocabile sul compito della filosofia nell'età contemporanea. Per gli argomenti trattati, lo stile disinvolto e pungente, tal lavoro meriterebbe più considerazione da parte dei media perché focalizza l'attenzione su un nodo centrale dei nostri tempi: oltre al ruolo del pensiero, già accennato, appare evidente un coinvolgimento delle persone nell'operazione anche da un punto di vista terapeutico: il sottotitolo è illuminante, e rivela non solo una pratica, ma addirittura un atteggiamento, un abito sociale e quindi una forma di potere.
Cos'è dunque la Consulenza Filosofica? Dove si annida? La risposta è semplice: la Consulenza Filosofica è un rapporto impari fra due persone il cui fine è produrre un cambiamento interiore nella parte più debole. Lo spazio nel quale tal pratica si attua non è quello delle aule universitarie, né gli studi degli psichiatri - non prevalentemente. Il luogo sacro per eccellenza è l'azienda.
Dal Lago è abilissimo nel tratteggiare i contorni di questi consulenti, così simili ai manager nei loro abiti grigio scuri ed il lessico cool. Self counseling, monitoring, empowerment, vision, mission ecc., sono i vocaboli più usati per definire gli scopi e gli obiettivi da raggiungere. Il traguardo delle industrie - a differenza del passato - deve però apparire ottenuto con un lavoro di squadra, perseguire fini etici, essere frutto di un gruppo. Il filosofo viene scritturato per imbandire lo spettacolo della fratellanza aziendale ma soprattutto per rendere il target con-diviso.
All'apparenza possono sembrare scelte eccellenti e condivisibili, e potenzialmente lo sono. Il problema principale non è l'ottimizzazione della produzione, ma la falsa ideologia sottesa, e l'umiliazione subita dalla filosofia nel rinnegare la sua vera essenza.
L'analisi di Dal Lago non si ferma all'ironica esibizione dei ‘nuovi mostri' accecati dal branding filosofico, ma sviluppa delle tematiche culturali fondamentali attorno ai modelli socio-politici dominanti. Il connotato principale della consulenza filosofica è l'ufficio attuale nel mondo del pensiero, e di conseguenza la funzione del mondo del pensiero nella società.
In una parola, sottomissione. Il principio secondo cui un consulente in-forma un consultante, si basa su due gravi presupposti, ovvero l'asservimento ad una supposta autorità e successivamente l'adeguamento dell'interiorità all'esteriorità.
Sia chiaro: il primo atteggiamento non sarebbe deprecabile se rivelasse la necessità di affidarsi a chi più sa per imparare e procedere poi autonomamente. Nella consulenza filosofica avviene esattamente il contrario, seppur si tenta di mascherarlo. Il docente parla sempre di un rapporto paritario, socratico, basato sul dialogo. In realtà, egli non concede quasi mai l'accesso diretto alle fonti: il neofita è sempre troppo impreparato, può confondersi, ha bisogno di risposte veloci e comode. Meglio leggere Platone è meglio del Prozac piuttosto che l'opera dell'ateniese, direttamente. La neutralità fittizia nasconde quindi un potere coercitivo dedito a trasformare il Conflitto in Dialogo, cioè "operare una conversione dall'arida materialità dei rapporti di lavoro alla trasparenza riflessiva del discorso". "Allo stesso modo in cui non si può studiare l'algebra senza apprenderne preliminarmente i simboli, così non si può avere una cognizione adeguata del pensiero di un filosofo senza farsi un'idea del suo linguaggio […] Far finta che tutto ciò non esista: questo sì significa velare tutto ciò di cui si dovrebbe parlare, altro che concezione aristotelica della filosofia!" Dal Lago ricorda che questo procedimento superficiale e definito intorno a mere logiche economiche aziendali non libera le coscienze, ma vende una finta libertà. Il lavoratore farà parte della ‘grande famiglia' mostrando più interesse e partecipazione, semplicemente per migliorare le entrate e la resa dei dipendenti, non per la loro salute psicologica. La sottomissione delle coscienze attraverso le pratiche di consulenzaiali è grave altrettanto quanto il monitoraggio mentale compiuto dai media e la loro successiva creazione di consenso indotto.
Nell'ambito della nostra investigazione tuttavia, è ancora più impellente capire il risvolto teoretico di un simile stravolgimento della filosofia.
Con l'adeguamento dell'interiorità del funzionario al "già-dato" esterno, si commette un delitto gravissimo, perché la realtà cessa di essere luogo di conflitto o di indagine, ma viene accettata passivamente quale effettività unica e corretta: è l'uomo ad aver qualcosa di sbagliato, il consulente lo aiuta a guarire.
Il pensiero subisce una profonda sconfitta quando viene presentato alla stregua di un blocco unico di sentenze, aforismi, citazioni, notizie utili e frivole, favorevoli all'assimilazione ed alla composizione dei conflitti sociali e non alla loro soluzione. Il dipendente viene completamente assorbito dalla logica aziendale, e si illude di trasformarsi in un funzionario dell'umanità, mentre è semplicemente assorbito da criteri commerciali.
Dal Lago offre innumerevoli esempi e storie, coinvolge il lettore in un percorso polisenso e dinamico, per ricordare quale è il vero pensiero, quale la vera filosofia, e riporta alcune parole di Foucault chiare e illuminanti: "cos'è la filosofia se non un modo di riflettere, non tanto su ciò che è vero o falso, ma sul nostro rapporto con la verità? […] non c'è nessuna filosofia sovrana, è vero, ma c'è una filosofia o, piuttosto, della filosofia in attività. La filosofia è il movimento per cui ci si distacca - con sforzi, esitazioni, sogni e illusioni - da ciò che è acquisito come vero, per cercare altre regole del gioco. La filosofia è lo spostamento e la trasformazione dei quadri di pensiero, il modificarsi dei valori ricevuti, tutto il lavoro che si fa per pensare diversamente, per fare diversamente, per diventare altro dal quel che si è".
Che la filosofia serva a renderci felici è una idea comica, ingenua. Essa deve invece liberare, coinvolgere l'uomo ad interrogarsi per risolvere la caduta nello spettacolare e nel soggettivo di questioni esistenziali - dunque politiche - la cui origine invece è esteriore e pubblica, e si fonda sul presupposto di una eventuale prossima liberazione, ma solo interiore. Fuori di sé, tutto resta così com'è. La miniaturizzazione dei controlli e delle pratiche coercitive sono il vero terreno in cui la filosofia deve agire: per sciogliere le catene degli uomini e ribadire il suo ruolo.