Qualcuno con cui correre
(regia di Oded Davidoff – Israele 2006 – durata 117’)
di Sonia Scorziello
Finalmente un film diverso per Gerusalemme, lontano dalla “città santa”, niente attentati o guerre di religione. Qui, protagonisti sono un cane e due ragazzi. Si corre tanto, tra i vicoli, nelle piazze dei mercati, tra la gente, tanto da farci conoscere una metropoli differente, casa di popoli giunti da differenti culture. Dunque, non una città ultraortodossa di Mea Sharim né turistica del Muro del Pianto, bensì un luogo di giovani. Sbandati che cantano, suonano, recitano nelle strade, segregati e ridotti in schiavitù da un delinquente che si arricchisce spacciando droga e vendendo spettacoli d’arte.
Come tutte le città del mondo rivela il disagio dei propri giovani. Si scende nelle paure dell’adolescenza e si indaga nella solitudine costruita in famiglia e sconfitta da una giovane ragazza, Tamar (Bar Belfer). Sedicenne solitaria e ribelle, con una voce bellissima, decide di abbandonare casa insieme al suo cane, Dinka, e cercare il fratello Shay (Yuval Mendelson), musicista eccezionale, tossico come il suo idolo Jimi Hendrix. Tra drammatici flaschback del vissuto della ragazza si intreccia la caparbietà di Assaf (Yonatan Bar Or), sedicenne timido e impacciato, pronto a tutto pur di conoscerla e riportarle Dinka, perduta durante la fuga dai suoi aguzzini.
Storia di inquietudini, debolezze, ma anche di coraggio che deriva dal decidere di stare accanto a qualcuno e non mollare.
Nota di lode alla giovane attrice Bar Belfer, convince e commuove per la forza e credibilità con cui assume il ruolo. In effetti, il personaggio di Tamar è stato il suo debutto come attrice e le è valso l’apprezzamento della critica e una nomination all’Israel Academy Award, l’Oscar israeliano. La storia di Qualcuno con cui correre in realtà nasce come libro, scritto da uno dei più grandi scrittori contemporanei, David Grossman. L’autore ha così confermato la propria arte indagando sul mistero dell’adolescenza, delle sue difficoltà e delle sue chiusure. Sembra voglia dirci che ascoltare le inquietudini degli adolescenti è anche un modo per capire noi stessi. Messo in scena egregiamente da Oded Davidoff , al suo secondo film, ne rispetta la sensibilità e le tante sfumature poetiche “Sono nato come Grossman a Gerusalemme – afferma il regista - e ho cercato di dare un’immagine della nostra città il più realisticamente possibile. Abbiamo lasciato la macchina da presa per strada e abbiamo cominciato a girare. Un po’come faceva il neorealismo italiano. E infatti molti attori sono presi dalla strada. C'è molta realtà nel film. Anche se accanto all'elemento realistico c'è quello fantastico. Fantasia e realtà si fondono insieme creando una leggenda. E Gerusalemme è proprio tutto questo”.
Il film è percorso da tensioni sociali, processi di globalizzazioni ma anche e soprattutto da una storia d’amore, amore fraterno, spirituale che porta alla crescita di due ragazzi di solo sedici anni. E il racconto adotta un linguaggio universale. Subito ne siamo partecipi e corriamo insieme ai personaggi verso la pace, abbandonando finalmente paure e solitudine.
Presentato al Giffoni Film Festival dove ha ottenuto un enorme successo, Qualcuno con cui correre è un’opera poetica, di “letteratura visiva”, che non otterrà incassi record ma resterà nella mente di chi la vedrà.