Aurelio Di Fresco, Segno zodiacale delfino
(Edizioni Thyrus, 2007 - euro 14 - pp. 171)
di Mirko Zilahy De Gyurgyokai
Nel variegato, e frammentato, quadro dell'editoria regionale-indipendente esistono realtˆ i cui cataloghi si mostrano di prima eccellenza in quanto a pregio e complessitˆ.
In un'antica conceria del 1878, su una via centrale del minuto comune di Arrone (Terni) sta la suggestiva dimora della Thyrus, una piccolissima casa editrice con poco pi di cinquant'anni di vita la cui sede ospita tra l'altro una biblioteca d'interessi socio-pedagogici, storico-geografici, ma anche linguistici e letterari. Da prima strettamente orientata alla didattica - la prima collana stata "Problemi educativi" progettata da Rolando Teofoli pi tardi impegnato alla diffusione nazionale di "La Scuola", rivista quindicinale di portata nazionale - da diversi lustri guidata da Osvaldo Panfili (giˆ docente universitario). A lui, tra l'altro, si deve la svolta che ha aperto le porte della Thyrus al territorio umbro con una serie di testi di storia e cronaca locale, oltre che a pubblicazioni pi propriamente letterarie: ad oggi vanta un catalogo di pi di cinquecento titoli.
Questo celere resoconto vorrebbe fornire almeno una vaga idea delle nuove strategie, culturali e di mercato, della piccola editoria a carattere locale, introducendo il lettore de <<La Recensione>> nel panorama delle coraggiose, e difficili, scelte editoriali indirizzate alla pi genuina ricerca di autori emergenti. A ci˜ si dˆ un breve articolo critico sulla recente uscita d'un'opera di narrativa, Segno zodiacale delfino.
La confezione assai apprezzabile, dall'allettante copertina all'elegante scelta del carattere e della carta solida utilizzata. Calibrata la presentazione dei contrassegni stilistici approntata da Paola Birbanti secondo cui Segno zodiacale delfino libro di corposa fattura e di decisa passione partecipativa. Un'opera intricata e faticosa sin dal dipanarsi della storia. L'autore, Aurelio Di Fresco, siciliano esportato prima in Friuli poi in giro per il mondo per lavoro, si rivela, giˆ dalla prefazione, infaticabile viaggiatore e comunicatore di esperienze al contempo reali ed interiori. Simbolica, o meglio allegorica, risulta questa autobiografia romanzata; d'un uomo il cui continuo viaggiare e il cui contatto con esperienze umane diversissime diviene costante autoanalisi. Tale ricerca interiore non per˜ tanto psicologicamente orientata, piuttosto pare fatta per reperire, sparsi sotto forma di segni tangibili, quelli che considera i valori essenziali della vita umana, finanche universale. In tal senso le pagine del libro sono attraversate dalle parole in una sorta di pellegrinaggio che tocca varie stazioni geografiche e interiori.
Una serie di vicende personali, e di vagheggiamenti spirituali che si legano indissolubilmente a un primo simbolico incontro dell'infanzia - un delfino intravisto fra le onde di Gela diviene compagno immaginario e incarnazione d'un'amicizia ideale che si riverbera fino alla conclusione - tengono il lettore, amante della sostanza non tanto letteraria quanto vitale del testo, in continua tensione rispetto alla narrazione che si fa via via pi fitta.
L'animale assurge dunque a veicolo ideale del mondo profondo del protagonista: una componente di misericordia s'accompagna all'amarezza per l'esibizione, qualche anno pi tardi, della sagoma ferita a morte del mammifero marino portato sulla spiaggia dai pescatori festanti. E qui, nella presa di posizione dinnanzi alla brutalitˆ, il ragazzo si sente incline alla natura della bestia che si trasforma, ai suoi occhi, per assumere le fattezze emblematiche del martire cristiano.
La sostanza simbolica del testo corre dunque su questo binario figurativo e il delfino riemerge dalle acque dell'inconscio vent'anni dopo, immagine incisa sulla copertina di cuoio di un libro. Qui la figurazione non lascia spazio a dubbi sulla propria natura religiosa e il bimbo a cavallo del cetaceo diviene allegoria della "simpatia", tanto cristiana quanto orientale, tra uomo e animale; una sintonia che lega natura e destino delle creature che popolano il mondo.
Un sistema allegorico che pare replicare, in linea di massima, quello dell'Apocalisse biblica: l'io narrante adopera varie visioni, tra loro scollate, per intendere al meglio le costanti individuate al centro della propria vicenda esistenziale. In tal senso s'orientano i capitoli sulla magnificenza della natura, sul senso della rimembranza, sul male o ancora, completando in senso cristiano lo spettro dei valori proposti, sulla redenzione. E il delfino, da esperienza concreta, si trasfigura ancora, nel corso della narrazione, in punto di riferimento paradigmatico che salda assieme vissuto e ricerca umana di un senso pi ampio della vita.
In Segno zodiacale Delfino il protagonista, che parla in prima persona, introduce dunque il lettore nel deposito del proprio universo morale. Un universo caratterizzato da una "ideologia" che diremmo quasi manichea. Cos" appare, ed proposta nell'esporre, ad esempio, la lotta intrinseca tra forze opposte - il desiderio d'avventura e la paura di distruggere la serenitˆ domestica - che si trova a affrontare nel bel mezzo d'una avventura extraconiugale, centro nevralgico del testo, infine risolta con la confessione finale alla famiglia. Lo snodo del percorso simbolico-narrativo quello che dal peccato della relazione adulterina mena alla definitiva scelta morale, in linea coi princ"pi e valori di una vita intera.
Al fondo di una lettura a tratti faticosa, prevale un sentimento palesemente formativo, il quale conferisce al libro tonalitˆ didattiche che stanno fra Siddharta e il pi autentico spirito francescano. Un continuo dialogo tra microcosmo interiore e macrocosmo universale, in un mix che combina assieme principi e sentenze d'oriente e gli impulsi della spiritualitˆ cristiana. Ci˜ lascia evidentemente quasi nulla allo spessore letterario del libro. Su tutto aleggia infatti l'idea d'un vago messaggio morale da proclamare: saper ricercare fra le pagine della propria esistenza gli indizi di un disegno divino; saper leggere fra le righe della vita, laddove circostanze in apparenza casuali, rivelano una traccia dell'universale.
Le cose migliori di questa moderna favola morale si riscoprono nella schietta umanitˆ di alcuni passaggi, comunque didascalici, come questo: "un uomo per realizzarsi deve portare a termine tre cose: piantare un albero, fare un figlio e scrivere un libro".