Pranzo di Ferragosto
regia di Gianni Di Gregorio – Italia 2007 – durata 75’
di Sonia Scorziello
Premio 'Luigi de Laurentiis' per la miglior opera prima alla Mostra di Venezia 2008. Vincitore, inoltre, del premio Francesco Pasinetti (sngci) e del Isvema, Pranzo di Ferragosto è un prezioso cammeo del nostro cinema.
Il regista e attore Gianni Di Gregorio affronta con vissuta quotidianità un tema a volte triste e difficile: quarta età e suoi derivati.
Sarebbe un peccato raccontare il film, bisognerebbe proprio vederlo, perché è pieno di intelligenti deviazioni: spiritoso e cinico, un binomio perfetto.
“Figlio unico di madre vedova, ho dovuto misurarmi per lunghi anni, da solo, (moglie e figlie si erano dileguate per istinto di sopravvivenza), con mia madre, personaggio di soverchiante personalità, circondato dal suo mondo. Pur se ho provato, ho conosciuto e amato la ricchezza, la vitalità e la potenza dell'universo dei 'vecchi'. Ma ho anche visto la loro solitudine e vulnerabilità in un mondo che cammina a passo accelerato senza sapere dove va perché dimentica la sua storia, perde la continuità del tempo, teme la vecchiaia e la morte ignorando che nulla ha valore se non la qualità dei sentimenti. Nell'estate del 2000 realmente l'amministratore del condominio, sapendomi moroso, mi propose di tenere sua madre per le vacanze di ferragosto. In un sussulto di dignità rifiutai, ma da allora mi chiedevo spesso cosa sarebbe potuto succedere se avessi accettato. Questo è il risultato”.
Così Di Gregorio racconta della sua vita messa in pellicola. Talmente sincera questa finestra aperta nella vecchia nobile casa della Roma borghese, da farci sentire dei voyeur, spettatori intrusi. Altrettanto autentiche le quattro vecchiette nel loro primo banco di prova come attrici. Straordinarie, divertenti, ultraottantenni che per un caso si ritrovano proprio lì, tutte insieme e amiche da qualche ora a raccontarsi e litigare. Rughe e acciacchi presi dalla vita, portano un respiro di naturalezza e semplicità, e il film vola alto. Una sorpresa inattesa anche per il regista “Per le attrici – dichiara - ho scelto delle signore che non avevano mai recitato, prive di vizi formali, in base alla forza della loro personalità. Durante le riprese mi hanno travolto, la storia cambiava in base ai loro umori ma l'apporto, in termini di spontaneità e verità, è stato determinante. Alcune riprese le ho addirittura rubate”.
Ugualmente ottima la prova per Di Gregorio – attore, che di se stesso confessa “In quanto a me, ho interpretato il ruolo protagonista perché in fase di preparazione, mentre spiegavo all'equipe che occorreva trovare un uomo di mezz'età, più o meno alcolizzato, che aveva vissuto per anni con la madre, tutti i visi si sono rivolti molto seriamente verso di me. Ho avuto il coraggio perché da ragazzo ho studiato regia ma anche recitazione con Alessandro Fersen”.
Il risultato di questa avventura “privata” è un piccolo quadro intimo nel deserto ferragostano, nella voglia di affrancarsi dalla solitudine e nel cinismo comodo di un uomo di mezz’età che rompe il perbenismo ipocrita di molti figli tiranni e genitori anziani capricciosi. Così, il finale, ironico e spiazzante dal sapore umano, dimostra quanto sia bello stare insieme, a tutte le età.
Nessuna sbavatura nel montaggio, una bella e reale fotografia, il tutto a un budget di “appena” 500mila euro, per location l’abitazione del regista, in pieno centro di Roma, ed ecco servito un gioiello da tenere nelle nostre cose accanto ai film cult.