Christopher Hitchens - Dio non grande
(Einaudi 2007 - euro 14,50 - pp. 272)
di Andrea Comincini
Christopher Hitchens, giornalista inglese di orientamento
liberal, famoso grazie a varie inchieste sulle bugie
dell'amministrazione Clinton e per collaborazioni con riviste quali
Internazionale e The Nation, pubblica un libro
che in poco tempo divenuto un best seller: il titolo tutto un
programma: Dio non grande.
Chi cercava parole forti e radicali, ma anche ragionamenti lucidi
e pertinenti, ha certamente provato grande soddisfazione nella
lettura.
Il trattato, infatti, propone di esaminare molteplici aspetti
della vita quotidiana quando questa influenzata, consciamente o
inconsciamente, da una qualsiasi ideologia religiosa, per arrivare
alla caustica conclusione dichiarata dal sottotitolo del testo:
Come la religione avvelena ogni cosa.
Il giornalista non usa mezzi termini: la fede fonte di ogni male.
Ignoranza, persecuzioni, abusi sui minori, guerre e declino della
scienza. Dove forte la presenza di un culto monolitico, l" si
trovano dittature, politici crudeli e dementi, povertˆ,
miseria intellettuale.
Il saggio analizza le fantasticherie presenti nel Vecchio e Nuovo
Testamento o nel Corano dimostrando la colossale mole di bugie e
violenze che, secondo l'autore, l'uomo deve sopportare per darne la
pur minima giustificazione. In altri casi, si sofferma sulla figura
di alcuni "santi" per determinarne il loro grado di idiozia e
cattiveria.
Hitchens non risparmia nessuno, e procede senza sosta a combattere
i pregiudizi di quanti, seppur convinti delle sue ragioni, hanno un
atteggiamento passivo nei confronti della credenza religiosa,
oppure non la combattono con pi determinazione. Sono gli
inguaribili ottimisti, che intravedono comunque "qualcosa di buono"
in essa, se non a livello teorico, certamente su un piano pratico.
In realtˆ, sostiene lo scrittore in un capitolo dal titolo
illuminante - La religione induce gli uomini a
comportarsi meglio?- avviene proprio il contrario. La
fede rende nella vita di tutti i giorni pi ottusi, umilia la
ragione, ritarda il progresso e tende inevitabilmente ad imporsi
sugli altri.
Prendiamo l'esempio di Gandhi, un grande uomo passato alla storia
per la tenacia con cui propose un tipo di opposizione non violenta.
Ebbene, sostiene Hitchens, lo stesso Mahatma desiderava di
riportare l'India all'etˆ della ruota, un simbolo ancora
presente sulla bandiera indiana. Era anti-modernista, e voleva una
societˆ tribale pur combattendo le caste. Avulso alla
tecnologia, durante l'espansione del Giappone, a causa di decisioni
bigotte e mai laiche, fece scelte strategicamente errate,
trascinando di fatto l'India in una crisi di cui ancora oggi si
pagano le conseguenze. I conflitti recenti con il Kashmir sono il
risultato di politiche antilaiciste completamente sbagliate, dovute
a quello che lui definisce "il fachiro vestito di cenci". Il
giudizio duro: "Per quanto riguarda il "Mahatma", ucciso da un
membro di una setta fanatica ind perchŽ non sufficientemente
devoto, si dovrebbe rimpiangere invece che non sia vissuto tanto da
vedere l'entitˆ del danno che ha provocato (ma si sollevati
all'idea che non sia vissuto abbastanza per realizzare il suo
ridicolo programma del filatoio)".
Su un altro versante, l'autore inoltre si cimenta nella
presentazione della morale cattolica in termini di "abuso di
minore". Se anche il lettore pu˜ ritenere l'espressione
provocatoria, presto potrebbe rendersi conto di come il catechismo,
la paura dell'inferno, le violenze psicologiche perpetrate a danno
dei bambini non siano proprio delle piacevoli carezze. Non mancano
citazioni amaramente ironiche, ad esmpio l'aneddoto riguardante il
Governatore del Texas. Questi, alla domanda se la Bibbia dovesse
anche esser insegnata in spagnolo, replic˜ tranquillamente
che se l'inglese andava bene a Ges, non vedeva perchŽ non
dovesse andar bene anche a lui...
Hitchens propone un saggio serissimo e mai volgare, seppure
condito da immagini a volte un po' forti. Un esempio per tutti: la
descrizione della circoncisione volutamente resa per la sua
crudezza, ma bisogna ricordare che essa nasce dall'atto di chi la
compie, non del cronista fedele.
Lo stile del libro incalzante, piacevole e evidenzia la confidenza
con l'argomento di cui lo scrittore certamente ottimo conoscitore.
Il messaggio risulta chiaro: "la fede religiosa inestirpabile,
appunto perchŽ siamo creature ancora in evoluzione. Non si
estinguerˆ mai, o almeno non si estinguerˆ finchŽ
non vinceremo la paura della morte, del buio, dell'ignoranza e
degli altri". Con queste parole egli segna non solo il percorso
della ricerca, ma anche l'obiettivo da ognuno di noi perseguibile.
I grandi uomini del passato come, Spinoza, Galileo, Cartesio,
Voltaire, pur nella loro diversitˆ e nei loro pregiudizi (a
volte persino religiosi), non hanno mai ceduto
all'autoritˆ imposta dalle gerarchie, o all'ignoranza.
L'impegno profuso nella ricerca della veritˆ e nell'uso della
ragione sono l" a dimostrare questo: "dove sono coinvolte
questioni religiose - sosteneva Freud - gli uomini si
rendono colpevoli di ogni possibile sorta di disonestˆ e di
illecito intellettuale". A chi, secondo Tertulliano, afferma "credo
quia absurdum", credo perchŽ assurdo, lo scrittore non
dimostra rispetto, nŽ concede alternative: proclamare
l'estraneitˆ della fede alle leggi della ragione non la esime
dall'essere intollerante e nefasta. Affermare un credo perchŽ
assurdo non offre alcun credito a nessuno, perchŽ sebbene si
voglia mostrare agli occhi altrui una distanza da teologie
coercitive o antidemocratiche, tuttavia ci˜ che viene
proposta l'umiliazione della ragione, e dunque il rifiuto del
confronto. Il cosiddetto "salto nella fede" una impostura.
Hitchens perentorio, e spinge inevitabilmente a schierarsi; eppure
anche un testo cos" pregevolmente studiato evidenzia alcuni
limiti non certo gravi, ma tuttavia da segnalare: la soluzione
proposta dal giornalista una difesa ed una lotta per la
razionalitˆ senza se e senza ma, eppure questa resta iscritta
in una vaga chiamata alle armi, in un indistinto appello a tutte le
forze politiche. Certamente egli confida nella tradizione
liberal forte sia in Inghilterra che negli Stati Uniti, ma
a volte si ha la sensazione di leggere fra le righe una nostalgia
soffusa per quello che sembrerebbe una vaga reminiscenza di uno
spurio "sogno americano".
Questa rinascita della ragione, il desiderio di vedere
all'orizzonte l'alba di un nuovo umanesimo, sono sinceri e
viscerali nello scrittore, ma l'impegno quotidiano sembra non
risolversi in un progetto politico, bens" in un narcisistico
e idealistico appello all'umanitˆ di cui si pu˜
apprezzare la buona fede - il caso di dirlo - piuttosto
che l'efficacia reale.