AA. VV. – Elenchi

2009 – euro 0 – pp. XYZ

di Mirko Zilahy De Gyurgyokai

Eccoci dunque all’ultimo appuntamento del 2008. Ancora una volta qui a suggerire, ispirare, consigliare il libro strenna per l’ormai prossimo SANTO NATALE.
Debbo confessare di aver pensato da subito alla fortunata saga vampiresca della Meyer, o all’intramontabile “L’Eleganza del Riccio” o uno degli accattivanti modadori di Vespa. Insomma, sarebbe stato facile andare sul best seller con palle e puntale. E allora, un po’ per spirito di contraddizione, un po’ per movimentare il mercato librario italiano, ho considerato utile tornare a un vecchio classico della letteratura “domestica” italiana. Un testo a suo modo “universale” che vive nella voce dei suoi moltissimi personaggi, fra le mille trame possibili e fittissime che nulla hanno da invidiare a Tolstoj o Dickens, e che darà filo da torcere sia all’ondata fantasy che ogni fine d’anno si scatena sulla terra, sia, in contrappunto, al più disincantato dei Saviano o dei Giordano: sto chiaramente alludendo all’ “Elenco del Telefono”. Ricordo i due volumi (A-L M-Z) della Roma degli anni Ottanta: stavano su una seggiolina vicino al telefono e crescevano anno dopo anno. Non si buttavano, chissà perché.
È questo un libro denso, se altri mai, di vita, di esistenze innumerevoli che s’intersecano, si perdono l’una nell’altra, scompaiono e riappaiono mutate, altrove. Esistenze che portano con sé ciascuna il peso d’un numero. Non le stanche meste figure a righe dei romanzi di Levi e Pahor, quanto piuttosto festanti combinazioni numeriche, fatte di zeri, di quattro, di sette, una discreta presenza di cinque, ma pochissimi uno e due. Non a caso, in uno degli “Improvvisi per macchina da scrivere” (Adelphi), Giorgio Manganelli definiva l’elenco come il Grande Libro, una “misteriosa combinazione talmudica” che forma una mappa, quella d’un mondo fatto di “esseri asettici, disamorati, o morti e immortali”. Una festa combinatoria appunto, ma anche una gara, una punzonatura, antico rito ciclistico, che coinvolge tutti, dalla A alla Z. Sì, perché in questo meraviglioso carnevale hanno la loro parte, assieme agli ossequiosi numeri, anche le lettere dell’alfabeto, italico e non. Tutte assieme si accostano, ammiccano, pian piano legano, fino a farsi allusive. Di cognomi e nomi. Anna, Carla, Fiorenza, ma non mancano Enrico, Andrea, Davide, Antonio. Qua e là, un poco smarriti, talora spauriti, un Gherardo, un Telemaco, un semplice e sempre rassicurante Massimo. Di fianco, languidamente, stanno le serie dei numeri, compagne fedeli, a volte di vita: e così Marco, maestro elementare, ha con sé, quasi da sempre, lo 064552789. Qualcun altro, fedifrago, ha cambiato il proprio partner numerico, anche più d’una volta. Altri ancora sono scomparsi, dimenticati, usciti dalla realtà dell’elenco. Poco più in là, fra nomi, cognomi e titoli, s’intravede una via, una piazza, un largo, o magari, merce ormai rara, un vicolo. Tutti insieme nell’universo ingiallito della carta straccia, vivono questi fantasmi semantici: lettere, parole, cifre, numeri, indirizzi, luoghi e, certamente, storie. Tutte le storie possibili: c’è Maccheroni Luca, ragioniere - una vita a far di calcolo per una grande ditta del Nord - oramai in pensione da un pezzo e vedovo. Il brav’uomo, per l’infinita giustizia del caso, nella pagina s’affaccia su Macelis Mauro, Prof., illustre pediatra e noto filantropo. E data la collocazione proprio a piè di foglio, non può permettersi, almeno tra le esistenze fantasmatiche degli elenchi, di guardare dall’alto in basso il bigio contabile che occupa i piani alti del tabulato, per grazia d’un contrappasso rovesciato. Sono veri e propri condomìni codeste colonne dell’elenco telefonico: piani di titoli, liste di numeri, cataloghi d’una condivisa (o forse coatta) presenza sociale. Vi si leggono vicende diurne, normali, pacifiche. Ma vi s’incrociano altresì bizzarre storie d’amore. Come quella fra Rita e Cosimo, una volta insieme sotto lo stesso cognome, indirizzo e teleselezione. Un legame perfetto che sapeva tanto d’unione semantica. Ora sono distanti. Lui fermatosi in Via dei Glicini 67, alla R, lei tornata ad una più consona e nubiliare lettera C, in Largo Picche, al n. 2.
Come il grammatico che sfoglia il vocabolario in cerca di parole morte, che vi s’affollano pronte l’uso, così questa mescolanza di nomi e presenze, di contrassegni e domicili a me pare altamente simbolica, e utilizzabile. È noto infatti come scrittori importanti, anche italiani (Palazzeschi e Calvino fra gli altri), si rivolgessero ai vocabolari, magari aperti su una pagina a caso, per risolvere la trama d’un libro o per superare l’empasse della pagina bianca. Similmente sarebbe forse proposta adeguata, oggi, rivalutare la grandezza di codesto grande romanzo: un catalogo dell’esistenza carico di trame e personaggi, primattori e comparse, luoghi possibili, ruoli memorabili. D’altra parte una volta l’elenco degli abbonati ospitava anche i defunti in quello che era un vero sepolcreto di nomi.
Insomma, a me pare proposta di qualche conto lo sfogliare codesti elenchi col piglio del lettore sofisticato, un poco intellettuale, magari anche dotto: gustandosi pagina per pagina le infinite storie sottese. Raccomando perciò - e concludo con gli auguri per l’imminente capodanno - di aprire subito l’edizione recapitata, dono gratuito e magato, dell’“Elenco 2009”: per dilettarsi con un poco di buona storia universale o, a un livello di lettura meno impegnato ma sempre dilettoso, per verificare se nell’anno a venire ci saremo anche noi. Se, insomma, la “nostra” stringa sociale - nome, cognome, indirizzo, numero di telefono, professione, ecc - vi compaia correttamente. Non posso negare, invero, che scorrerò veloce l’indice in giù, verso la Z e, trafelato ma assai compiaciuto, in ultimo scoprirò d’aver garantita anch’io, per i prossimi dodici mesi, quel poco d’esistenza conquistata nell’anno che muore.