Un matrimonio all’inglese
(regia di Stephan Elliott – Regno Unito – durata 95’)
di Sonia Scorziello
Noel Coward scrisse la commedia teatrale Easy Virtue nel 1924, messa poi in scena con successo da Alfred Hitchcock, oggi è la volta del regista australiano Stephan Elliott. Un attacco, in chiave moderna, all’ipocrisia dell’inizio degli anni ’20 ma anche uno studio psicologico della repressione sessuale, del senso di colpa e di vendetta, sul cui sfondo si vedono svanire le vecchie certezze e si intravede avanzare l’era del jazz.
Una giovane americana, emancipata e dedita alle corse automobilistiche, conosce a Montecarlo un giovane ragazzo di un’aristocratica famiglia inglese. I due si sposano e vanno in Inghilterra, dove la neosposa conosce suoceri e cognate.
“Pratica” difficile per Larita che cerca di fare del suo meglio per tentare di adattarsi, ma sfuggire ai tranelli architettati dalla suocera. Presto, la nuova arrivata comprende la tattica messa in atto da Mrs Whittaker e capisce di dover reagire se non vuole rischiare di perdere John. Siamo in piena guerra famigliare fatta di piccole astuzie e tante scintille. Mrs Whittaker, decisa a distruggere la rivale, cerca di manipolare ogni situazione, mentre Larita, con una calma disarmante, architetta sfacciate controffensive. Ma i frutti per Mrs Whittaker non tardano ad arrivare e John e Larita sentono che il loro amore è in pericolo. In un grandioso finale, in cui i segreti del passato di Larita vengono rivelati, la ragazza riesce finalmente a riprendere la strada della vita.
(In sala dal 9gennaio 2009)
Dall’Inghilterra un matrimonio tutto da vedere
(regia di Stephan Elliott – Regno Unito – durata 95’)
Sonia Scorziello
Ecco un bel film all’humour inglese, con “interferenze” americane e una buona dose di cinismo.
E’ la storia di una bella e divorziata americana, Larita (Jessica Biel), che sposa, con troppa fretta, un giovane, John Whittaker (Ben Barnes), di una aristocratica famiglia inglese, per poi doversi confrontare con suocera ed eccentrici lords.
Godibile, anche se a volte si perde in qualche battuta di troppo, il film segna il ritorno alla regia, dopo dieci anni, di Stephan Elliott, celebre per film come Priscilla La Regina del Deserto e The Eye-Lo Sguardo. Una commedia ben costruita, con una sceneggiatura dai dialoghi serrati, battute taglienti, quasi al vetriolo, incalzanti e briose. Ben fatta anche la fotografia, gli spazi esterni si alternano agli interni lussuosi di casa Whittaker.
Certo non passano inosservate le vere location del Regno Unito. Magnifiche e maestose residenze come Flintham Hall a Nottingham, Englefield House e Wimpole Hall nel Cambridgeshire. Specchio perfetto per la storia del film. Già, perché vero scopo del regista è stato sottolineare come e quanto disperatamente Mrs Whittaker e gli altri “aristocratici-decaduti” cerchino di aggrapparsi ad un mondo che non esiste più. I Whittaker posseggono una casa che sta cadendo a pezzi, non hanno i soldi per prendersene cura e per tenere lo staff di cui avrebbero bisogno. Mrs Whittaker ha un marito presente ma col cuore ancora in guerra, così ripone tutte le proprie speranze sul figlio.
Purtroppo per lei arriva nella vecchia casa inglese, come una tempesta, il nuovo, il moderno l’America: Larita neosposa del figlio. Ecco che la storia diventa universale: due ragazzi si amano, si sposano e lui porta la moglie in famiglia.
Non v’è dubbio che nella messa in scena c’è molto di più. I personaggi sono resi estremamente interessanti, prima fra tutti la terribile Mrs Whittaker, una donna all’antica, coraggiosa e determinata. Dà vita al personaggio l’attrice Inglese Kristin Scott Thomas, più gelida di un iceberg e incredibilmente vera. Rivelazione per la bella Jessica Biel, spontanea, divertente con l’argento vivo nel corpo, ma anche sensuale tanto da riportare lentamente in vita un uomo morto dentro. La scelta dell’ attrice americana è stata davvero appropriata, capace di trasmettere in “toto” una ventata di aria fresca, di novità “Come attrice ho trovato questa cosa molto eccitante perchè capivo Larita. Nella realtà non sono così: sono un po’ più dolce, perciò mi è sembrata una bella sfida. Inoltre, apprezzavo l’idea di interpretare un’americana in un mondo che conoscevo poco: quello delle tradizioni e degli usi inglesi. Mi sono dovuta abituare allo ‘slang in rima’ della lingua inglese e ho dovuto fare cose piuttosto inappropriate. E’ stato molto divertente e mi aiutato a sconfiggere quel leggero senso di alienazione che provavo”.
Non da meno Colin Firth nella parte del marito insofferente, chiuso in se stesso. Interpretato dall’attore in modo raccolto, spesso taciturno ma nei suoi silenzi vive tutta la carica delle emozioni.
Dunque, mano sapiente quella del regista Elliot che dirige una brillante commedia anticonformista. Un pò di musical, flash di bordello francese, un tiro di classe a biliardo ed ecco una lezione di stile, con tanto di approfondimento sull’inquadratura provocatoria e salace.
In conclusione eccetto alcune tematiche melodrammatiche figlie del materiale di base, l’omonimo romanzo di Noel Coward portato al cinema nel 1928 da Alfred Hitchcock, Easy Virtue è un film da vedere per una serata leggera e frizzante.