Dario Fo, Morte accidentale di un anarchico
(Einaudi - 2004 - Euro 8,50)
di Andrea Comincini
Morte accidentale di un anarchico nasce dalla creativit di Dario Fo e Franca Rame nella primavera del '70. Come dichiarano gli autori, non fu un libero atto, ma vennero costretti "dalla necessit". Il pubblico infatti chiedeva in maniera sempre pi insistente di comprendere cosa fosse realmente accaduto a Milano nei giorni della strage presso la Banca dell'Agricoltura, e cos nacque lo spettacolo che avrebbe registrato sempre il tutto esaurito nonostante le minacce e i boicottaggi.
Franca Rame denuncia nell'Introduzione la paurosa mancanza di informazione attorno all'attentato, e successivamente all'arresto del ferroviere anarchico Pinelli, morto 'accidentalmente' causa caduta da finestra presso Commissariato di polizia. (Nel maggio del '72, a Pisa, venne rubata la vita ad un altro anarchico, Franco Segantini. Giovane di venti anni, si oppose ad un comizio missino, fu arrestato e picchiato selvaggiamente e mor in carcere dopo due giorni).
Era l'Italia degli anni di piombo, e troppe volte, continua la Signora Rame, bisognava registrare il silenzio dei mezzi d'informazione, le indagini insabbiate o "l'indignazione che si placa attraverso il ruttino dello scandalo, lo scandalo come catarsi liberatoria del sistema".
Il testo teatrale un capolavoro assoluto: l'acume, l'ironia, la metrica e l'esposizione degli avvenimenti danno vita ad una farsa di eccezionale impatto emotivo. Farsa indiscutibilmente, per due ragioni fondamentali: sono gli autori stessi a sottolineare la grottesca ricostruzione degli eventi, le penose istruttorie, la banalit delle dichiarazioni autorizzate. Ancora oggi appare incredibile a dir poco la mediocre ricomposizione dei fatti da parte degli organi ufficiali, che la sola lettura dei documenti farebbe sbellicare dalle risate. Morte accidentale di un anarchico scritto infatti sfruttando testimonianze esistenti e interviste reali, per quanto il lettore - quando si asciugher le lacrime dalle risa - non creder possibile come la realt possa mettere in soggezione la pi viva fantasia.
Il secondo motivo nasce direttamente dagli autori, ovvero guidare il lettore, attraverso il personaggio principale, ad un mondo di giullari con la bava alla bocca, ringhiosi, spassosissimi e crudelmente banali allo stesso tempo. Figure esilaranti e mostruose, grottesche, si incontrano con altre miti, fragili, assenti ma vive e solitarie sul palcoscenico.
Questi "Il Matto", un uomo che si spaccia per psichiatra, dottore, medico, ed infine giudice.
Il matto cambia di continuo personalit. Il suo non un semplice travestimento, ma un cambio di identit vera e propria. Uomo intelligente e colto, calmo nelle situazioni pi difficili, spadroneggia sulla scena a scapito del Commissario Bertozzo - altro personaggio - e di un triste Questore pauroso e svampito.
La storia tanto semplice quanto ben architettata. L'uomo svitato viene arrestato per l'ennesima volta, e per l'ennesima volta accusato di millantato credito, truffa ecc., eppure la fedina penale risulta immacolata! La propria abilit dialettica diviene instrumentum regni in un commissariato privo di personaggi particolarmente brillanti e acuti, e di conseguenza viene puntualmente rilasciato con mille rimproveri, ma senza tracce sui documenti giudiziari.
Quando il commissario Bertozzo esce di stanza, il pazzo si impossessa dell'incartamento dell'affare Pinelli, e quindi poi si reca negli uffici di un altro commissario, dove sopraggiunger anche il questore.
Quella da Fo presentata una sublime commedia degli equivoci. Appare senz'altro la sua pi grande qualit, gi manifesta nelle opere precedenti, ovvero di essere un ottimo affabulatore, capace di cogliere l'essenza della figura umana celata dietro l'abito borghese e le sue maschere.
A scene comiche si intrecciano momenti drammatici: i poveri poliziotti non sanno che pesci prendere mentre il matto si presenta quale "giudice per la contro-inchiesta". Tremanti di paura, cercano di ricostruire i fatti, si contraddicono, arrivano perfino quasi a buttarsi anche loro dalla finestra, perch: "il raptus!" - la morte di Pinelli spiegata cos - e mentre il giudice li spinge allo stipite e grida loro che questa l'unica soluzione, continua a strillare: il raptus! Il raptus!avete il raptus!
La storia prosegue nel tentativo di ricostruire una versione coerente, in grado di risolvere i dubbi una volta per tutte.
Perch l'ambulanza stata chiamata poco prima di mezzanotte, se l'anarchico si gettato qualche minuto dopo? "Siamo prudenti" una delle risposte...
La commedia avvincente dal principio alla conclusione, quando stremati i poliziotti si vedono anche sopraggiungere una giornalista. Per non creare sospetti, l'accolgono nella stanza. Il matto intanto si camuffato di nuovo per controllare la situazione ed aiutare i due malcapitati. Con una benda sull'occhio e una mano di legno, ecco 'il Capitano'! Se dapprima difende il Commissario ed il Questore, poi comincia a gridare la verit: lo stato a organizzare le stragi, a creare tensione, a spingere i cittadini a chiedere 'liberamente' la mano dura.
Restano tutti attoniti, stupiti: "questo ci rovina"! sembrano pensare i presenti - a cui si aggiunto il Bertozzo, il quale invano grida: " un matto!", e si prende mille calci - tranne la giornalista, pressoch in estasi, per quello che sembra esser lo scoop della vita.
La conclusione originale, il primo finale, propone un ammanettamento, una esplosione, un altro morto per definestramento: lascio al lettore il piacere di scoprire i particolari da s.
La commedia onora perfettamente un pensiero di Brecht: "Nei tempi bui cantiamo dei tempi bui, poi verr anche per noi il tempo delle rose": nell'attesa, un po' troppo lunga, a dire il vero, non ci resta che "avere la forza di tornare a capo, con la stessa rabbia e la stessa determinazione di mostrare di nuovo al pubblico - scrive la Rame - il deretano nudo e orrendo dell'ipocrisia".
Morte accidentale di un anarchico stata tradotta in tutto il mondo: ancora oggi, perfino in Giappone, si registrano repliche su repliche.
Inevitabile, quando ad un preciso riferimento storico, a fatti di cronaca, si svelano i meccanismi pi reconditi dell'animo umano. La doppiezza, di cui solo il matto sembra esente - bench sia l'unico a 'fingere' concretamente; il gioco dei ruoli di plautiana memoria; l'agnizione finale capace di sconvolgere tutto e tutti - trasformano l'evento in simbolo, metafora ultima, muta, di quel mistero buffo - per dirla la Fo - che l'uomo.