Glister – John Burnside
Fazi – 2010 – euro 18,00 – pp. 350
di Mirko Zilahi De’ Gyurgyokai
Dopo la felice sorte editoriale anglosassone, (La Recensione, settembre 2008), esce anche in Italia Glister. Assieme all’ottima scelta di mantenere il titolo originale e alla precisa traduzione di Enrico Terrinoni, il testo dispiega le proprie qualità del grottesco, del misterico e dell’ambiguo.
L’Innertown è una città postindustriale, desolata e avvolta da una vegetazione fitta e malata, posto tossico e oscuro. È cresciuta attorno all’impianto chimico e ora che l’azienda di George Lister ha chiuso i battenti, l’Innertown s’è trasformata nell’ombra di se stessa. Dove s’aggirava la gente del luogo, ora camminano strane forme di vita. L’avvelenamento che è seguito alla dismissione degli impianti ha toccato l’intera area della vecchia città. La terra attorno all’impianto è malata. La gente s’ammala, e chi scampa alla malattia vera e propria resta comunque mentalmente segnato. L’intera Innertown ha perso ogni disposizione alla vita attiva. Una sorta di paralisi avvolge l’intera popolazione.
L’ex complesso chimico è soggetto e oggetto della vicenda, vero protagonista della storia. Tutti ne parlano, e i “kids” vi si aggirano furtivamente nottetempo. Tra di loro Leonard, la voce narrante, è un ragazzo diverso, problematico, sui generis. Legge molto i grandi classici e ha sensibilità e coscienza particolarmente acute. Con la sua banda di amici sembra vivere uno stato di disperata confusione: tutti insieme sono liberi dagli adulti, ormai fisicamente e mentalmente paralizzati. Alla paralisi ambientale e fisica, effetto dell’avvelenamento chimico, corrisponde una mostruosa stasi interiore, conseguenza dell’inerzia morale totalizzante.
A sconvolgere la cittadina, di per sé già tormentata, accade qualcosa di orribile: una volta l’anno un ragazzo sparisce senza lasciar traccia… di qui principiano le “particolari” indagini di Morrison.
Il romanzo è perfetta metafora della paralisi del mondo neo-capitalista e industrializzato, allegoria d’un’umanità ormai lontana dalle cose vere. Ed è un libro costruito con una cura e un’abilità linguistica che pongono Burnside, poeta scozzese insignito, come l’ultimo giocoliere dell’ambiguo e creatore d’atmosfere oniriche. Un esordio d’enorme spessore letterario, che vorrà necessariamente una ri-lettura.