Mirko Zilahi De’ Gyurgyokai, Vademecum manganelliano

Aracne Editore 2008 – Euro 10,00 – pp. 151

di Andrea Comincini

Vademecum manganelliano

Dopo una lunga elaborazione è finalmente disponibile all’appassionato di letteratura il frutto di una ricerca intensa, meditata, riguardante l’opera di un grande scrittore italiano: Giorgio Manganelli.

L’autore è il collega ed amico Mirko Zilahi De’ Gyurgyokai, studioso di italianistica, bibliofilo, già recensore di alcuni articoli su Manganelli per La Recensione. Zilahi ha conseguito il Ph.D. – l’equivalente del nostro Dottorato di ricerca – presso il prestigioso Trinity College a Dublino, dove ha insegnato la lingua italiana ed ha avuto modo di esaminare in ogni aspetto la produzione manganelliana, senza dimenticare i rapporti dello stesso con il Gruppo ’63 ed il panorama intellettuale del periodo. Attualmente è ‘Cultore della materia’ di Lingua inglese presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre.

Vademecum manganelliano si presenta quindi come una ampia introduzione alle tematiche fondamentali rintracciabili nello scrittore milanese, ovvero: Psicanalisi, Linguaggio, Letteratura e Menzogna.

Il libro si articola in rispettivi capitoli, ove le questioni suddette prendono forma in altrettante aree concettuali: la prima parte analizza l’incontro decisivo del letterato con la psicoanalisi junghiana. Lo sguardo attraverso le lenti della psicanalisi delle proprie contraddizioni, le angosce e le paure sempre presenti nell’animo si traducono anche in scelte narrative complesse e raffinate: un mondo di segni il cui rimando è il segno stesso: una letteratura dove la frattura fra mondo e forma è ricomposta/evitata/rimandata attraverso l’atto dello scrivere.

Il richiamo ad un universo così rarefatto e ambiguo rinvia a quesiti e interrogativi di tale complessità e mole da non essere riassumibili in un compendio – l’amico Mirko mi ha infatti accennato ad una prossima pubblicazione in cui svilupperà alcune tracce qui solo accennate – ma il suo autore riesce ciononostante a disegnare una mappa dettagliata, una cartografia dell’anima segnata dalla ‘scoperta’ dell’influsso junghiano nella vita di Manganelli, a seguire il percorso biografico senza perdere di vista il legame che l’inconscio ha prodotto nel mondo razionale e quotidiano dell’intellettuale e nelle scelte stilistiche.

La parte dedicata alla evoluzione teorico-formale di Manganelli si sviluppa invece nel quadro più generale dei primi anni ’60, tempi in cui ribolliscono quel fervore intellettuale, quella voglia di rottura e cambiamento tradottasi poi nelle politiche di emancipazione degli anni successivi: anche la scrittura e la teoria letteraria cercano nuove vie espressive, compiti e doveri. Zilahi offre un quadro esauriente ed equilibrato, conscio che l’opera manganelliana non può sottrarsi al confronto con altri intellettuali dell’epoca, le cui preferenze sono spesso state opposte a quelle di Manganelli.

Con una chiarezza esemplare, mai cedevole nei confronti dei luoghi comuni o della semplificazione eccessiva, l’ungherese riepiloga l’atmosfera del tempo, dando prova di ottima capacità analitica.

Letteratura e menzogna si intrecciano in un rimando di sensi, intuizioni, visioni: la complessità degli argomenti viene risolta attraverso una scrittura dettagliata e a scelte stilistiche mirate, tali da rendere l’obiettivo immune da quelle piccole mancanze presenti in ogni opera prima: Zilahi infatti non si accontenta di rendere i contenuti del suo lavoro perfettamente comprensibili a chiunque, ma si impegna molto sulle scelte formali, stilistiche, “vittima” dell’influsso manganelliano e della sua maniacale attenzione alla musicalità della parola.

Il Vademecum quindi soddisfa i propositi e le speranze annunciate nella introduzione, ovvero “sdoganare” scrittore ed opera dalla sommaria e persistente etichetta di “difficile” e “oscuro”, e in ragione delle continue pubblicazioni iperspecialistiche – segno della ravvisata prima grandezza di Giorgio Manganelli nel panorama italiano, critico e letterario del secondo Novecento”.

Tale primato di Giorgio Manganelli si rivela integralmente, così come la sua acutezza teorica. Oltre alle opere più famose, agli elzeviri ed agli articoli, lo scrittore ha lasciato pagine memorabili e di indiscutibile profondità intorno al compito della letteratura, la sua funzione e il senso stesso dello scrivere.

Con un attento dosaggio di citazioni ed un confronto intertestuale mirato, Zilahi fa emergere con apparente semplicità quanto semplice non è: il concetto di ‘letteratura come menzogna’ – per citarne uno – diviene comprensibile nonostante implichi al contrario una attenzione ed una preparazione specifica affatto diffuse nel lettore medio.

“Dall’irriducibile ambiguità – interiore, cosmica e linguistica – dell’universo manganelliano affiora una nuova figura. L’assimilazione è ultimata e l’effigie è infine bifronte: “Menzogna” e “Letteratura” dividono il medesimo volto”.

Questa immagine può far innamorare o rabbrividire, trasformare in statue di pietra, essere per alcuni moralmente inaccettabile, ma rivela esattamente il pensiero di Manganelli e per tal motivo dobbiamo esser grati al nostro studioso per non aver ceduto ad interpretazioni accomodanti, spesso tendenti a rimuovere la drammaticità della prosa manganelliana per meri motivi commerciali.

Un libro da..rileggere, se vogliamo seguire il consiglio di Manganelli, secondo il quale ‘la rilettura non è solamente il secondo passo del processo di studio di un testo, ma rappresenta una esperienza più alta e consapevole, consente approfondimenti da cui può scaturire una certa meraviglia; essa “rivela pieghe, implicazioni, allusioni che a una prima lettura sfuggono; in verità, ad una prima lettura sfugge quasi tutto” .

La veste grafica e l’apparato bibliografico completano un lavoro sicuramente utile e pregevole, finalmente rivolto ad un uomo la cui arte troppo spesso viene dimenticata a scapito di scribacchini dell’ultima ora, incapaci di raccogliere la sfida della vita e trasformarla in fantastica prosa.