Henrik Ibsen, Gli Spettri
Einaudi, 1972- euro 8,50 - pag. 79
di Andrea Comincini
Gengangere, Gli
Spettri, nasce dalla penna di Henrik Ibsen nell'estate del 1881, tra Sorrento e
Roma. Questo dramma viene scritto dopo Casa di bambola, ed ancora una volta ha come protagonista principale una donna, la
signora Helene, madre del giovane Osvald, artista che insieme al pastore
Manders, a Regine e al suo vecchio padre rappresentano gli interpreti delle
vicende nate sulla riva di un grande fiordo norvegese.
Sebbene gli avvicendamenti umani disegnino il
percorso degli eventi, il senso intimo delle cose non ad essi affidato. Una
forza superiore trama fra loro, e scrive il destino dei protagonisti.
Per essere pi precisi, l'opera subisce la
presenza impetuosa di una entit assente: il peccato.
La sua mancanza naturalmente di natura
fisica, perch la casa della signora Helene, le stanze, i colori del cielo
nordico ne conservano le tracce, orme visibili paradossalmente non da colui che
puro, ma dall'animo corrotto, dal peccatore, dal genitore.
La signora nasconde al figlio le nefandezze di
un padre crudele e violento. Da giovane scapp via di casa, per trovare rifugio
tra le braccia del pastore, il quale non accolse nel suo focolare la donna che
torn quindi di nuovo dal marito.
Per proteggere il suo bambino, accetta ogni
umiliazione, e gli nasconde la verit.
Con la morte del consorte, la madre decide di
costruire un asilo: i soldi lasciati in eredit verranno redenti a fin di bene
da un'opera destinata ai pi piccoli ed indifesi.
Supervisore attento Manders: la sua
autorevolezza nasce dall'avere accanto Dio. I propri giudizi, la compostezza,
sembrano riflettere non una solidit personale, ma la regalit donata da un
Essere Superiore.
Il pastore convince la signora a non assicurare
l'asilo, altrimenti la comunit penserebbe male, che non si abbia fiducia nella
Provvidenza divina. Ella accetta, perch in fondo al cuore ancora ammaliata
dall'uomo autorevole, ma anche dalla persona cos dura nel giudicarla ribelle
fin da giovane, incapace di accettare la croce, responsabile dell'educazione
troppo libertina di Osvald.
Il giovane stato un artista, pittore, a
Parigi, ed ora di nuovo a casa, per riposarsi da un forte stress motivo di
squilibrio e frustrazione.
I contrasti tra la donna e il pastore nascono
da due differenti morali. Da una parte l'uomo di Chiesa, dall'altra una vita
soffocata dal dubbio e dalla meschinit, nel tentativo di sovvertire
conseguentemente, ma fallendo, l'ordine delle cose.
In casa della signora Helene vive Regine, una
fanciulla graziosa la cui unica colpa non sapere la verit sui propri natali.
Il padre naturale, infatti, non il vecchio e cattivo Engstrand, falegname
cinico e ruffiano, bens il padre di Osvald: nelle sue scappatelle extraconiugali
ha incontrato proprio la cameriera di casa, ed ha lasciato nel mondo un segno
del suo ardore.
Ibsen rimane spettatore di un dramma
particolarmente triste; il gelo nordico sembra esser entrato nelle case dei
protagonisti, rendendo i personaggi figure oltretombali. Gli Spettri non sono
soltanto i segreti nascosti di peccati giovanili o figliolanze illegittime. Lo
scrittore confida al lettore qualcosa di pi orripilante, di tremendamente
indicibile: gli spettri siamo noi.
Come fantasmi ci aggiriamo in una vita di cui
nulla ci appartiene. Nemmeno la verit, bene pi prezioso, concessa. O
meglio: la verit si rivela all'improvviso, gettando un'ombra sulle granitiche
certezze su cui fondavamo le nostre speranze. una epifania dolorosa, perch
colpisce anche coloro i quali non hanno colpe dirette.
Il teatro ibseniano ci insegna questo: il
nascondere la verit, pur se in buona fede, produce qualcosa di immensamente
grottesco, una punizione estesa anche ai giusti, i deboli, o quanti hanno le
mani candide.
La forza di Ibsen e del suo teatro
difficilmente spiegabile in poche parole. Oltre alla capacit di cogliere
l'essenza dei protagonisti e di descrivere le psicologie pi complesse, egli sa
ritrarre la storia umana con i colori della solitudine, senza mai abbandonare
il testo alla fiacchezza o alla rassegnazione.
Risultato questo incredibile, visto il senso
indiscusso dell'opera. Cos dice la Signora Helene al pastore: "m' parso di
veder degli spettri davanti a me. Ma credo quasi che noi tutti siamo degli
spettri, pastore Manders. Non soltanto quello che ereditiamo da padre e madre
riappare in noi, ma ogni sorta di idee vecchie e morte, e convinzioni
altrettanto vecchie e morte. Tutto ci non vive in noi; ma c' tuttavia e non
possiamo liberarcene".
Ognuno dei protagonisti pagher la debolezza
di chi li ha preceduti: regina finir in un bordello, Osvald morir demente,
Helene schiacciata dalle sue menzogne, seppure a fin di bene.
Coloro che si salvano sono il pastore Manders,
e certamente la causa di tutto, ovvero il padre di Osvald, il ciambellano
Alving. Il destino risparmier l'uomo attaccato alla sua morale d'apparenza,
alla chiacchera del paese, e il peccatore del cui nome resteranno solo le lodi
inventate dalla moglie tradita.
Il peccato, il destino, insegna Ibsen, sono
imperscrutabili ad occhio umano. Per gli spettri la situazione ancora pi
difficile.