La felicità porta fortuna
(regia di Mike Leigh – Gran Bretagna 2008 – durata 118’)
di Sonia Scorziello
Il film, il regista e Sally Hawkins, la magnifica protagonista, si sono candidati per l’Orso d'oro, premio per la regia, per la sceneggiatura e per l'interpretazione. Leigh ha già vinto la Palma d'oro per Segreti e bugie (1996) e il Leone d'oro per Il segreto di Vera Drake (2004).
Ma è l’attrice, Sally Hawkins – Poppy, con le sue mossette e i tratti sprizzanti felicità, a vincere il premio per la migliore interpretazione femminile alla Berlinale.
Certo inizialmente è quasi irritante per tutte quelle risate e i sorrisi che elargisce a destra e sinistra, in ogni momento del film. Ma forse, a pensarlo con attenzione, Happy go Lucky non è poi tanto una commedia in tinta rosa come appare. Forse la storia della maestrina non è altro che quella di una ordinaria solitudine urbana, dietro cui cova un mal di vivere che potrebbe esplodere in ogni momento.
Poppy è una giovane insegnante in una scuola elementare. Uno spirito libero, aperta e generosa, simpatica e anarchica, ma anche in grado di essere concentrata e responsabile. Ha tempo per tutti e chiunque la incontri si innamora di lei. Ama i bambini a cui insegna e loro si fidano di lei.
Divide l’ appartamento con un’amica, si gode il suo tempo libero prendendo lezioni di flamenco e pedana elastica, e non manca di preoccuparsi delle sue sorelle più giovani. Quando inizia le lezioni di guida, la sua maturità e il suo senso dell'umorismo l'aiutano nel rapporto con un istruttore al quanto “deviato”. Insomma una vita normale, nulla di avventuroso o emozionante eccetto il modo in cui Poppy la affronta tutti i giorni. A chi di noi non piacerebbe prenderla a ridere se ci rubassero la macchina, o essere buoni e comprensivi alle sfuriate di un matto nevrotico? Forse chi ha visto Poppy in azione ha avuto un po’ d’invidia e sano risentimento nei confronti di se stesso. Già, perché a volte ci vuole poco per vivere meglio. Magari un po’ di leggerezza, piccoli momenti di felicità che riconciliano con la vita. E noi, che stiamo a guardare quei quadri così umani, racchiusi in fotogrammi di giornate, siamo alla fine del film quasi contagiati dall’ottimismo che trionfa con semplicità.
Ottima sceneggiatura, se pure la trama possa risultare esile, Mike Leigh riesce a comunicare con ironia i concetti molto forte di significato. Guida gli attori magistralmente, con un risultato spiazzante per la spontaneità di gesti e movimenti.
Certo, rispetto alla sua cinematografia passata cambia registro, e dalla solita impostazione corale e polifonica passa ad una sola protagonista su cui ruota tutta la vicenda.
Abbandona il pessimismo che da sempre lo contraddistingue e con delicatezza mette in scena una Londra talmente costosa da costringere due trentenni a dividere casa, o le paure e i complessi mal celati di un uomo qualunque.
Dunque, anche se Happy-Go-Lucky è uno dei lungometraggi più leggeri e briosi di Mike Leigh, ciò non va comunque letto in maniera semplicistica. Ed è il caso di dire che l’uscita pre-natalizia decisa dalla Mikado potrebbe essere il periodo più azzeccato per questa pellicola.
Già, con un’opera piena di buoni sentimenti, è facile comprendere la necessità spirituale, ispirata dall'amore vivo del film. Sicuramente avrà meno impatto emotivo sullo spettatore rispetto ad altri capolavori del regista, ma è al contempo un ritorno alle origini di un cinema meravigliosamente popolare.
L'unico film che questo inverno metterà un sorriso sul vostro viso. Così è stato lanciato Happy-Go-Lucky negli Usa.