Erlend Loe, Tutto sulla Finlandia
Iperborea, 2008 - 14,00 euro - pp. 226
di Mirko Zilahy De’Gyurgyokai
Dopo “Doppler, Vita con l’alce” ecco un altro romanzo piacevole e alternativo, brillante di uno stupefacente spirito arguto, nello stile dell’ormai unanimemente apprezzato Erlend Loe. Pur avendo una trama assai semplice la nuova opera del norvegese vive su arie mai gravi essendo il pregio più evidente del testo nella dialettica interiore, dinamica e spumeggiante: un frequente tralasciare la punteggiatura per correre sulla pagina e rincorrere i pensieri che l’assiepano regala uno stream of consciousness fatto di divagazioni estemporanee e rapide associazioni psichiche. Un ragionamento raramente completa se stesso, e una descrizione difficilmente si chiude sullo stesso soggetto. Il testo sgorga, zampilla e fluisce come fa l’acqua.
Ed è proprio contro il fluire delle cose e degli eventi che si batte il protagonista senza nome, un creatore di brochure, vittima di piccole catastrofi quotidiane nelle quali, chi più chi meno, non è difficile riconoscersi. È il caso della rimozione, per il terzo anno di fila, della macchina per l’annuale pulizia delle strade in vista della festa nazionale (la celebre efficienza nordica…) ad opera del tirannico e fatale paragrafo 12, terrore di ogni automobilista: “su questi fogli c’è scritto che ci sarà il lavaggio della strada dalle ore 00.00 alle ore 07.00 del giorno successivo e quindi se uno il mattino dopo prenderà la macchina per andare a lavorare vedrà il cartello, ma per quelli come me che non usano la macchina tutti i giorni, il Paragrafo 12 è fatale, e io la vivo come una punizione ingiusta, vengo punito perché non uso la macchina tutti i giorni, mentre non si fa altro che cercare di ridurre l’utilizzo delle auto private”. Si accorge dell’ennesimo sequestro mentre si reca all’ambasciata finlandese, dove accetterà di creare una brochure turistica sulla Finlandia senza saperne alcunché: di qui comincia l’incredibile viaggio alla ricerca di ogni possibile informazione su quella terra curiosa. D’altro canto egli ne approfitta per costruirsi una scappatoia dalla propria solitudine e per recuperare una qualche sorta di stabilità sconosciuta tanto a livello intimo quanto a livello universale: “essere uomini è per molti versi fluire. È un fluire che va dalla culla alla tomba. Il fluire si controlla solo in minima parte. Può piacere o non piacere, penso, ma tutto scorre e fluisce e si può opporre resistenza, come faccio io, ma si fluisce comunque, e non c’è limite alle volte in cui si può scendere nello stesso fiume, e si fluisce pur opponendo resistenza”.
Innamoratosi di una sportellista del banco delle multe per le rimozioni, la voce narrante organizza la quarta infrazione di quel tipo per avere un nuovo contatto con lei. Intanto prosegue la ricerca di notizie sulla Finlandia ma senza successo: il paese, pur così vicino, diviene una sorta di chimera e blocco interiore, un universo impossibile e inconoscibile, ma niente da fare, non un giornale, né una rivista, sul web fluido e incostante neanche tenta; dunque niente.
Durante una staffetta organizzata dall’azienda di rimozione delle macchine di cui oramai è praticamente sostenitore, egli si trova a gareggiare proprio col tale che gli aveva commissionato la brochure scatenando in tal modo un’avventura al limite del paradosso. Avventura che si sviluppa nel ritorno a casa, trovata bruciata da un gruppo di neonazisti (un altro ritorno dopo Doppler) da cui aveva in precedenza salvato il fratello della sua nuova ragazza.
Il protagonista esce comunque dall’isolamento di un lavoro casalingo e solitario per mettere in gioco la sua vita e il suo tempo per le persone che ama, nuovi e surreali amici (come tanti ve ne sono nelle storie di Loe) che gli restituiscono un’esistenza autentica e lo riportano a casa, sconosciuta e perduta da un tempo infinito, forse anteriore all’infanzia: “e non è che voglia necessariamente indietro tutto questo, perché è impossibile e io so che è impossibile, ma voglio tornare a casa a ogni costo, ma non c’è più nessuna casa, niente più è casa, ed è questa la vera fonte del mio dolore, è questo il tutto, l’acqua arriva da lì, la fonte è che non c’è nessuna casa a cui tornare, che tutto è casa e niente è casa, che tornare a casa non sarà mai possibile, perché tornare a casa è imparare a vivere altrove”. Tornano le critiche, splendidamente ironiche, nei confronti del mondo industrializzato, capitalista e mediatico, nei confronti del pensiero forte: giudica con disprezzo la società moderna, veloce e sfuggente e si rifugia nelle certezze che simbolicamente identifica nel fuoco e nella roccia, laddove il libro s’era aperto con l’immagine onirica d’un’angosciante instabilità acquea, forma di pluralità, di movimento e d’incertezza, che torna di continuo a minare le certezze del protagonista.
Ma l’ultimo di Loe è non solo una critica aperta a molte delle assurde consuetudini odierne, è anche il percorso dell’uomo attraverso la vita, contro la grande solitudine che naturalmente regna a quelle latitudini, ma non solo: uno specchio sulle sensazioni di tutta un’umanità nel proprio viaggio esistenziale. Un libro spiritoso, anche molto divertente, aperto e fortemente critico in senso centrifugo ma anche, soprattutto, introspettivo.