Domenico Losurdo, Il linguaggio dell'Impero

Laterza 2007 - Euro 20,00 - pp. 319

di Andrea Comincini

"In questo momento noi facciamo la guerra in una maniera molto più barbara degli stessi arabi. Attualmente è dalle loro parti che si incontra la civiltà".
Da tali e simili riflessioni si fonda una complessa analisi della politica contemporanea e dei suoi linguaggi da parte del filosofo Domenico Losurdo, pensatore da anni impegnato nella battaglia contro il revisionismo storico. La citazione di cui sopra non viene da alcun dittatore orientale né da terroristi anti israeliani, bensì da Alexis de Tocqueville, uno dei Padri Fondatori dell'Occidente democratico. Il gusto per il paradosso, per la boutade, può essere la prima scomposta reazione a quanto appena scritto, ma una lettura seria del libro convince il lettore della assoluta mancanza di teatralità provocatoria nella prosa del filosofo nostrano.
La stranezza, per Losurdo, è lo stravolgimento della storia, delle tradizioni e delle proprie origini da parte del mondo occidentale, ed in particolare di quel paese oggi sempre più giudice sovrano dei destini comuni, ovvero gli Stati Uniti d'America. Come prima accennato, l'opera scandaglia i linguaggi contemporanei per svelarne la violenza intrinseca. Fondamentalismo, antisemitismo, filoislamismo fondano categorie in cui inserire amici e nemici, senza alcuna attenzione per la realtà storica delle accuse.
La parola, prosegue lo scrittore, non è mai innocente, soprattutto quando diviene strumento per de umanizzare e cancellare intere culture; per siffatto motivo Lessico dell'ideologia americana - sottotitolo del testo in questione - si trasforma in un lungo elenco di improperi, falsità, calunnie di cui il linguaggio dell'impero fa uso per giustificare massacri e vendette, invasioni e colpi di Stato.
Sintomatico è rintracciare in comportamenti altrui i germi del terrorismo, oppure della mancanza di democrazia, senza rivolgere attenzione agli ‘intellettuali' nostrani. A far scuola non sono soltanto personaggi quali la Fallaci, ma persino lo stesso Tocqueville sopra citato, ed insieme a lui Roosevelt o J. F. Kennedy, così osannato in terra italica. Losurdo individua nei punti di riferimento della democrazia "ufficiale", il lato oscuro dei propri comportamenti politici, e ne rivela la violenza bestiale. I personaggi su citati non hanno mai provato imbarazzo ad appoggiare assassinii di leader democraticamente eletti se poco o affatto allineati con la politica di Washington; privi di scrupolo, hanno bombardato e annientato intere popolazioni per imporre un modello democratico il cui mito si sbriciola non solo nell'analisi delle pratiche, ma nel lessico appunto, un lessico privo di umanità per chi è fuori dall'Occidente.
Uno degli elementi cardine di questa politica de umanizzante e totalitaria infatti si basa sulla categoria di "Occidente": essa è fluttuabile, e l'appartenenza o l'esclusione segnano i destini di intere generazioni. Occidentale è di volta in volta il Paese sostenitore della politica di dominio vigente. Durante la Guerra Fredda l'Unione Sovietica veniva accusata di essere una terra asiatica, mongola, e subiva la discriminazione dovuta al suo socialismo politico; nel Terzo Reich, gli ebrei erano anche imputati di essere i fondatori del socialismo, e di aver sostenuto quel mostro che minacciava l'Europa e la sua cultura superiore.
Oggi la situazione è decisamente diversa, e la Russia è più volte descritta come un paese profondamente occidentale, europeo, parte integrante del ‘mondo civile'.
Questa civiltà - osserva Losurdo - è uno degli altri attributi capaci di salvare o condannare i destini dell'umanità. L'incredibile coincidenza, e l'ironia è dovuta, è che i popoli inferiori sono sempre quelli sui quali si vuole estendere il proprio potere, per privarli delle risorse o sfruttarli fino all'esaurimento.
Prima i pellerossa, poi i neri d'Africa, quindi gli ebrei: chi deve esser schiacciato va innanzitutto tutto trasformato in un under man, ünter mensch, non uomo. La trasfigurazione del nemico avviene con la sua esclusione dalla ‘razza civile', ovvero il dominante, perché in tal modo si può fondare una ragione sociale e condivisa agli occhi delle masse per ottenerne il consenso formale.
Nella situazione contemporanea il popolo palestinese, ed arabo in generale, subisce maggiormente il processo discriminante. Poiché l'oriente è geopoliticamente appetibile, allora i suoi abitanti divengono bestie sanguinarie, assassini cruenti, primitivi da rieducare. L'effetto è visibile nella vita quotidiana: gli extra comunitari, secondo la vulgata corrente, prevalentemente orientali, vengono in Italia per delinquere; i palestinesi sono terroristi; marocchini, somali, siriani, giordani finanziano il terrorismo globale contro la democrazia.
Se l'elenco dei cattivi è corposo, altrettanto consistente è la replica da Losurdo riportata ad ogni accusa. Egli non solo dimostra l'infondatezza dei ragionamenti dominanti, ma propone al lettore un utile esperimento, ovvero cercare nella storia degli accusatori se sia possibile rintracciare pratiche disumane simili o coincidenti con quelle imputate agli avversari. Il risultato è sinceramente sconcertante: l'Occidente è il primo criminale da mandare al banco degli imputati, per le accuse continuamente rivolte ai popoli altrui.
Non si tratta di eccezioni, ma di una politica violenta scritta nell'arco di duemila anni. Come dimenticare che il nazismo è germogliato nel cuore della civiltà occidentale? Come dimenticare le stragi compiute ai danni dei nativi americani dalla cattolicissima Spagna, i campi di sterminio fascisti in Libia, la morte di milioni di ebrei?
La rimozione della propria storia è una tendenza sempre più preoccupante, perché non produce solamente la perdita della memoria, ma autorizza possibili nuove stragi nell'immediato futuro.
Il Ku Klux Klan è un prodotto della nostra cultura, e sarebbe sbagliato considerarlo semplicemente una deviazione di percorso. Hitler in persona guardava all'America con simpatia, perché in essa vedeva attuarsi quella politica razziale da lui agognata. La White Supremacy è parte integrante della formazione familiare, ed è sintomatico notare chi in essa viene incluso per comprendere le strategie di dominio contemporanee.
Cinquant'anni fa - osserva Losurdo - l'ebreo era considerato negroide, corrotto, dal sangue infetto. La sua parentela con l'arabo era palese e luogo comune; distinguere le due etnie era praticamente ininfluente. Oggi gli Stati Uniti appoggiano incondizionatamente la politica coloniale dello Stato d'Israele, e conseguentemente i Giudei vengono a far parte dell'Occidente, sono ‘bianchi' a tutti gli effetti, fanno parte integrante della cultura occidentale, la quale è greco-giudeo-cristiana.
Queste tre tradizioni, per secoli in lotta fra loro, vengono trasfigurate in un mito fondativo, da cui è escluso l'islamismo, in quanto ostile agli interessi attuali, ma certamente imprescindibile se si vuole individuare il terreno da cui sorge la nostra civiltà.
L'esclusione, in ultima osservazione, appare essere il principale strumento della politica imperiale: politica, sociale, razziale, essa rende il nemico "altro da noi" e giustifica l'intervento criminale, la violenza e la repressione. Losurdo ci invita a vigilare e a cogliere l'invito del buon senso, ovvero guardare il nemico, l'ultimo, il diverso non come un estraneo ma come vittima, ed a sforzarsi di comprenderne il grido d'aiuto, anche quando la disperazione può diventare illiberale: non per buonismo, né per finto umanitarismo, ma per ricordare che la violenza più grande è di chi cancella la verità per sete di potere.