Stalin – Domenico Losurdo

(Carocci Edizioni, 2008– euro 29,50 – pp. 382.)

di Andrea Comincini

Stalin

L’ultimo libro di Domenico Losurdo si presenta senz’ombra di dubbio come uno degli studi più complessi e affascinanti nell’ambito della storiografia filosofica. Ciò deriva da una indiscutibile quanto invidiabile conoscenza del filosofo dell’intera storia europea e internazionale, ma anche dall’argomento stavolta affrontato. A differenza dei precedenti lavori, incentrati principalmente su personaggi eminenti della storia del pensiero – e sulle implicazioni politico-filosofiche di tendenza revisionista che implicavano (Nietzsche, il ribelle aristocratico; Controstoria del liberalismo) – Losurdo si concentra su un uomo fra i più discussi e controversi della storia: Josef Stalin. La filosofia lascia spazio alla comparatistica storica dettagliata, sebbene l’autore non abbandoni mai l’analisi delle idee e dei concetti emergenti dagli eventi stessi, e dal loro uso politico.
Il testo si avvale della comparazione delle tesi di svariati autori, spesso di tendenze diametralmente opposte al nostro, per smontare pezzo per pezzo ogni verità conclamata intorno al leader comunista ed alla sua politica di dominio. Un aspetto interessante infatti nello scorrere i libri di Losurdo è senz’altro l’utilizzo massiccio delle fonti revisioniste, liberali e spesso dichiaratamente oscurantiste per demolire le opinioni da quest’ultime sostenute.
Una analisi della personalità di Stalin seppur di poco assolutoria o “di sinistra” risulterebbe agli occhi del grande pubblico partigiana ed indigesta, poiché ormai la storia ha ufficialmente sancito la crudeltà disumana, la sete di sangue, l’odio per l’umanità del bolscevico.
Eppure convincimenti così radicati coincidono con la verità, o fanno parte di una tendenza a riscrivere la storia secondo categorie distanti dalla realtà? Losurdo vuole seguire questa ipotesi, e si dimostra doppiamente originale ed astuto rifacendosi a quanti si collocano in posizioni politiche certamente non assimilabili al comunismo, evitando le accuse di cui sopra.
Egli cita ad esempio De Gasperi, che aveva celebrato “il merito immenso, storico, secolare delle armate organizzate dal genio di Giuseppe Stalin”, oppure di Hannah Arendt, la quale elogia il ‘dittatore’ per: “il modo, completamente nuovo e riuscito, di affrontare e comporre i conflitti di nazionalità, di organizzare popolazioni differenti sulla base dell’uguaglianza nazionale”.
Lo studioso serio ed intellettualmente onesto non può quindi esimersi di affrontare la sfida, e di leggere il libro fino in fondo, perché l’immensa mole di documenti, confronti, comparazioni, dichiarazioni dei più svariati esponenti del mondo politico non può esser liquidata come operazione parziale e disonesta.
Losurdo, fedele al suo metodo comparatistico, evidenzia chiaramente che la figura di Stalin non fu per molto tempo osteggiata, ma addirittura guardata con ammirazione e devozione dai padri del liberalismo, per la lungimiranza politica e la scaltrezza dimostrata in campo di battaglia.
Purtroppo, come spesso succede, le tattiche politiche prendono il posto della verità storica, e chi prima salvò l’Europa dal nazismo – nazismo a cui molti stati ‘democratici’ guardarono con interesse per molto tempo – venne successivamente accostato al Fuhrer.
In particolare, dopo il rapporto Kruscev e l’inizio della guerra fredda, la copertina del 1944 del Time raffigurante il volto di Stalin venne nascosta sotto banco per lasciar spazio all’immagine del sanguinario antisemita, al mostro ossessionato dai complotti e desideroso di morte.
Su “Stalin” – Domenico Losurdo
(Carocci Edizioni, 2008– euro 29,50 – pp. 382.)
di Andrea Comincini

Se una caratteristica segna la prosa del filosofo di Sannicandro di Bari è certamente la solidità e la chiarezza espositiva di un contenuto mai banale o scontato. ‘Stalin’ distrugge pagina dopo pagina la storiografia dedita a trasformare un grande statista, seppure non esente da scelte terribili e spesso dal costo umano elevatissimo – questo non viene mai taciuto – dimostrando quanto i nemici del dittatore praticassero gli stessi metodi discriminatori imputati all’avversario.
I massacri commessi nei confronti dei pellerossa, il sostegno alla white supremacy, i linciaggi e le politiche colonialiste sono una invenzione dei suddetti stati liberali, e non certo della Russia dei Soviet.
Hitler stesso – è dettagliatamente documentato – si ispira alla politica angloamericana, non certamente a quella dei comunisti. Questi ultimi tuttavia vengono superficialmente accusati dei crimini commessi dal nazismo, ma è proprio sul contenuto specifico delle imputazioni rivolte loro che il castello di carte false viene a crollare.
Se qualcuno insiste ancora sull’antisemitismo di Stalin, basta consultare tutte le carte dimostranti lo sforzo di trattenere gli ebrei in Russia – così come in Ungheria o in altri Paesi – per il loro livello istruttivo e la capacità organizzativa. I quadri sovietici, così come i maggiori collaboratori di Stalin, erano di origine semita! Non solo: la nascita dello stato d’Israele fu sostenuta principalmente dal russo, anche per scalzare le posizioni britanniche in Medio Oriente.
Gli esempi sarebbero numerosi, ed un libro così interessante e intelligente non merita di essere riassunto in poche parole.
È certamente chiaro, in definitiva, il duplice obiettivo di Losurdo: lungi dal beatificare o dal condannare uno Stato od un altro, è chiaro che la tremenda situazione di crisi internazionale di quegli anni ha prodotto anche eventi eccezionali, la cui comprensione richiede serietà e sobrietà. Additare Stalin come il campione del male, mentre l’Occidente sarebbe il Bene incarnato, è ingiusto e sciocco, oltre a falso. Il revisionismo storico cancella la realtà, la modifica ed infine tenta di depennare ciò che ritiene scomodo per lasciare spazio a verità edulcorate.
Se di massacri e torture, cinismo ed odio si vuol discutere, bisogna comprendere tutta la storia, e analizzarla seriamente senza pregiudizi. Al lettore potrebbe tuttavia sorgere un dubbio: le responsabilità sono da dividere equamente? La politica americana equivale a quella sovietica? Tutti pensano al proprio misero interesse di parte?
Anche distribuire meriti e colpe indistintamente appartiene alla cultura revisionista. Ci sono uomini e popoli che – seppur attraverso dolorose opere di apprendimento e sconfitte abissali – hanno teorizzato e lottato per la pace e l’internazionalismo, l’uguaglianza e la democrazia; altri invero hanno stabilito l’inferiorità di una massa nei confronti di una elite, la divisione razziale ecc.
A queste domande Losurdo risponde con fatti accurati, perché soltanto la conoscenza seria e meticolosa potrà emancipare l’uomo dalla storia sanguinaria che produce con le sue azioni.
Per postfazione del testo, un bel saggio di Luciano Canfora. Il filologo-storico guarda alla caduta del muro, alla ascesa di Gorbaciov e con una certa ironia ripensa a Pericle ed Adimanto. Il primo salvò Atene fondando la sua politica sul realismo, il secondo contribuì alla caduta della città per incompetenza e pavidità:” Per una curiosa combinazione storica l’Impero Sovietico è durato settant’anni. L’accostamento di Stalin e Pericle può dare qualche disagio (quantunque sulla grandezza dello statista georgiano insistano ormai studiosi non bigotti, quali Mikhail Heller e Sergio Romano): è forse più agevole, pur nella spericolatezza propria delle analogie, riconoscere a Gorbaciov il ruolo mediocre e vituperato di Adimanto”.
‘Stalin’ di Domenico Losurdo non mancherà di suscitare polemiche, e per questo la lettura è ancor più consigliata.