Lower City

regia di Sérgio Machado, Brasile 2005 – durata 100’

di Sonia Scorziello

Lower City

Storia difficile da raccontare, questa scelta da Sérgio Machado per la sua opera prima, protagonisti i sentimenti universali, che si intrecciano tra loro liberando il comune senso del pudore.
Così, l’amore sensuale, la passione della vita entrano nell’esistenza di Deco, Naldinho, Karinna ed è subito “delirio”. Filo rosso, ad unire la trama e la realtà dei tre personaggi, è la voglia di sentirsi amati, desiderati. Uscire dalla solitudine della propria esistenza e cercarne un senso nell’amore, nella passione, che tutto e tutti travolge.
Deco (Lázaro Ramos) e Naldinho (Wagner Moura), amici d’infanzia legati da un rapporto di stima e affetto sincero, non temono niente e nessuno, nemmeno una notte di passione trascorsa “dividendosi” una giovane e bella prostituta di nome Karinna (Alice Braga). I due continuano a vivere alla “giornata” sul loro battello, ma quando rincontrano per caso la ragazza, l’equilibrio si rompe e la gelosia prende il sopravvento. Lentamente la sua presenza si insinua nella vita dei due uomini, all’inizio col sesso, in seguito con una sorta di “amore-dipendenza”. Nessuno dei tre potrà fare a meno dell’altro, in un menage che arresta più volte lo spettatore e lo paralizza nella storia e nella passione della vita.
Impreziosita dall’ottima impresa attoriale dei protagonisti, l’opera prima di Sérgio Machado, Lower City, è un racconto introspettivo sulle declinazioni dell’amore che offre una visuale notturna, precaria e reale del bassofondo brasiliano, lontano dalle spiagge e dalla felicità dei turisti.
Narrato con passione, coinvolge senza risultare mai volgare. Il rapporto tra i tre personaggi è descritto in modo convincente ed emozionante. Film-documentario, vero, così come la vita a tinte scure, rimarcata dal degrado morale e sociale delle zone più difficili di Salvador.
Il regista costruisce alcune sequenze di grande impatto. Si muove in modo misurato, trai i corpi dei protagonisti, tra i particolari, che si snodano nella trama mai fuori luogo, mai fuori tempo. C’è tutto il ritmo dei loro collettivi battiti cardiaci, il preciso uso della grammatica di montaggio, la musica, ogni elemento è al servizio di tutti. La storia e la logica dei personaggi guida ogni decisione.
Nella lettera scritta da Machado per gli attori confida “le persone devono credere ad ogni secondo nel nostro film, se per un istante la gente dovesse dubitare che è verità, in quel caso avremmo sbagliato da qualche parte. Sono interessato a film che parlano delle persone, non di grandi eventi – questa storia non è un’espressione delle condizioni di vita, dal punto di vista delle prostitute e dei loro protettori, è una storia che racconta di gente come noi, che desidera, sente, ama, soffre, piange, si eccita, si arrabbia, prova orgasmi, è buona e cattiva, è violenta e tranquilla, credo dovremmo cercare le contraddizioni nei nostri personaggi, renderli umani e dargli vita”.
La sceneggiatura è la strada che gli attori ripercorrono per portarci lontano dagli stereotipi, verso percorsi alternativi, per giungere al cuore umano evitando banali giudizi.
Così, le immagini, i silenzi si sovrappongono, catalizzando l’attenzione spesso verso Alice Braga. Dannata dalla sua stessa carica emotiva, coinvolge per quanto è intensa. Non protagonista nel film d’apertura a Cannes, il meno applaudito Blindness, splendida in City of God, qui ancora più vivida e spietata.
Ugualmente perfetto Làzaro Ramos, tenebroso e schivo, ben racconta, col solo sguardo, la parte più sporca e viva del Brasile. Di Wagner Moura, promettente astro brasiliano, sentiremo ancora parlare, dopo l’ottima interpretazione in Tropa de elite, (Orso d’Oro a Berlino 2008) ecco un’altra prova forte, viscerale magistralmente interpretata.
La musica di Carlinho Brown ci accompagna tra i vicoli ingarbugliati dell’estrema complessità dell’anima, esplodendo all’improvviso nei respiri affannati dei corpi che continuamente si cercano. Questo è il film di Machado, realista, a volte anche troppo “latinoamericano”, consigliato pur solo per l’ambientazione ben ricostruita del suburbano del Sud del Brasile e per le tante sensazioni particolarmente coinvolgenti.
Piccola grande opera Lower City, si è aggiudicato il premio Giuria Giovani al 58° Festival di Cannes, amato, così spontaneamente, da chi è pronto sempre alle forti emozioni, sarà nelle sale il 20 giugno.