Quel che resta di mio marito
(regia di Christopher N. Rowley – USA 2006 – durata 104’)
di Sonia Scorziello
Primo lungometraggio di Christopher N. Rowley, scritto insieme all’amico Daniel Davis, Quel che resta di mio marito nasce dai ricordi dello stesso regista, o meglio di sua nonna.
“L’ispirazione è venuta da elementi assolutamente autobiografici – spiega Rowley – e cioè da mia nonna Arvilla, mia zia Carol e da un’amica di famiglia, Margene Criddle. Mia nonna in realtà era molto più giovane di mio nonno: quando lui morì, fu come se avesse perso interesse verso le cose di questa vita, e poco dopo morì anche lei”.
Così, Rowley ha voluto realizzare il suo desiderio: dare un lieto fine alla storia e nello stesso tempo creare una commedia agrodolce con delle idee new-age assai efficaci.
Per Arvilla Holden (Jessica Lange) è arrivato il momento di mettersi in viaggio ed andare a rendere le ceneri dell’amato marito all’insopportabile figliastra Francine (Christine Baranski). Alla guida di una bellissima cadillac rossa, accompagnata dalle sue migliori amiche Carol e Margene, inizia un’avventura dell’anima e nello spirito in cerca della libertà.
Si passa dal deserto alle Pianure del Sale, fino al Lago Lowell, scene che tolgono il fiato per la bellezza, per arrivare nel punto più intimo delle tre donne: tener fede ad un ideale: Arvilla, riscoprirsi capace di vivere: Carol, innamorarsi di un uomo: Margene.
La storia è semplice ma non banale. Non la solita commedia piena di sentimentalismo e perbenismo facile, bensì, un road movie dalla struttura libera. Morte, solitudine, sesso occasionale, tutti argomenti che sarebbero all’ordine del giorno, ma relegati al cinema di nicchia, qui, la fanno da padrone. Non a caso, Teodora Film, distribuzione italiana della pellicola, nota per film poco commerciali, ha voluto fortemente l’opera. Affare nato da un caso buffo – raccontano i distributori -
“A Cannes una mattina, ci siamo presi una vacanza di due ore dai film di nicchia per andare a vedere la nostra attrice preferita, Jessica Lange. Quel che resta di mio marito è solo in apparenza una commedia leggera come potrebbero essere Quel mostro di suocera, Il diavolo veste Prada – citiamo non a caso questi titoli che sono rappresentativi del cinema americano di oggi: film matrimonialisti in cui si celebrano i valori più conservatori dell’era Bush. Il percorso morale di Arvilla (Jessica Lange), la protagonista, ci ricorda molto quello di certo free cinema degli anni settanta, per osare un paragone azzardato quello di Jack Nicholson in Cinque pezzi facili o L’ultima corvèe. Arvilla è un’ultracinquantenne che si trova di fronte a una scelta: perdere la casa o perdere un ideale. Contro ogni buon senso decide di perdere la casa, di rimanere senza tetto, pur di non scendere a compromesso con una realtà per lei scomoda. Non c’è possibilità di equivoco: benché (e per fortuna) in chiave di commedia, tutto il film è pervaso da un’ideologia controcorrente, dove trionfa, valore assoluto, la libertà.”
Certo va detto che la sceneggiatura è molto elementare, ma fortunatamente Rowley e Davis non hanno perseguito il lieto fine facile e certo. Inoltre, non c’è nulla di nuovo: il viaggio introspettivo è un’idea stravista e il film richiama fin troppo alla mente Thelma & Louise. Tuttavia un cast d’eccezione è la carta vincente per la riuscita di questa piccola e deliziosa commedia. Tre attrici, premi Oscar di Hollywood. La dolce e determinata Jessica Lange, ancora una delle poche dive notevoli del palcoscenico americano. La precisa e divertente Joan Allen e soprattutto la carismatica, incredibile e bravissima Kathy Bates, trascina tutto e tutti con la sua frizzante allegria. Senza dimenticare però Christine Baranski, attrice versatile presente anche nell’ultimo Mamma mia!
Tutte hanno lavorato molto, insieme al regista, sui propri personaggi, investendo molto e apportando qualcosa di loro stesse sul piano delle emozioni e delle sensazioni intense.
Il risultato è un’opera godibile, senza troppe pretese, caldamente consigliata per una serata leggera.