Melissa Marr – Wicked Lovely

Fazi, 2008 – euro 18,50 – pp. 333

di Mirko Zilahy De Gyurgyokai

Wicked Lovely

Se a distanza di pochi mesi da codesta prima pubblicazione è già stata annunciata, a breve, l’uscita del secondo capitolo delle vicende fantastiche di Aislinn, Seth e Keenan, ciò sta a testimoniare la bontà del prodotto che la Fazi è andata a scovare negli states.
Aislinn vive con la nonna ad Huntsdale, un’immaginaria cittadina della provincia americana. Conduce una vita normalissima se si eccettua un dono: possiede una seconda vista che le consente di scorgere un mondo ulteriore, abitato da esseri mitologici, creature e fate resuscitate, in primis, dalla tradizione celtica d’ogni latitudine e d’ogni provenienza letteraria, da Lady Wilde a Yeats. Quest’ultime, maligne e viziose, si muovono in compagini per far ingiurie e villanie agli umani. Aislinn riesce però ad evitarne i tiri mancini fingendo di non accorgersi della loro ingombrante presenza. Come le consiglia la nonna, Aislinn evita accortamente di guardare le fate e di rivolgere loro la parola, insomma di attirare in alcun modo la loro attenzione. Finché alcune creature incantate iniziano ad infastidirla costringendola a rivelare il proprio segreto a Seth. Giovane problematico col piercing e i capelli sul blu, dorme in un vagone abbandonato. Aislinn evidentemente è attratta, e ricambiata. Ma il sentimento che i due iniziano a ricambiarsi è sconvolto da Keenan, Re dell’Estate, che spera Aislinn sia, alla fine di una lunghissima ricerca, la predestinata a divenire sua compagna. Man mano l’insistenza di Keenan diventa incontenibile e resistervi impossibile: impossibile sottovalutare l’incredibile legame chimico che la investe senza posa. Ma Seth non si dà pace e Aislinn è irresoluta. Da una parte un sentimento terreno e mortale, dall’altra un’attrazione che vivrebbe in eterno, e la prospettiva di una vita “ulteriore”.
Una contaminazione di generi e una mescolanza di toni che sono sicuramente la forza di questo agile bestseller americano: meraviglia difatti la coesione delle due vicende che corrono in parallelo, quella meramente umana e quella mistico-pagana che Aislinn, vera e propria porta narrativa fra i due mondi, svela al lettore. Gli ambienti quotidiani della provincia statunitense e le sue atmosfere tediose e monotone che della routine scuola-casa-amici si nutrono, sono inizialmente tanto reali quanto normali. Lentamente ma inesorabilmente il dono della seconda vista di Aislinn spalanca la soglia del magico mondo, mescolando e confondendo infine, l’uno nell’altro, i due universi incompatibili.
Un nugolo di personaggi bizzarri e mostruosi anima la battaglia che vede opposte la Corte dell’Invero e quella dell’Estate, uno scontro che chiama in causa la giovane mortale Aislinn. La magia della narrazione vive per l’appunto di questa calibrata mixture di reale (quotidiano e sensuale) e irreale in una costante sovrapposizione che convince ed affascina fino in fondo. E con la conclusione, appunto, che trasforma Aislinn nella Regina dell’Estate, compagna del Re Keenan, senza che ciò significhi rinnegare l’amore che la lega a Seth, si aprono futuri nuovi scenari.