Julio Monteiro Martins, L'amore scritto
Besa, 2007 - euro 13,00 - pp. 223
di Mirko Zilahy De Gyurgyokai
In un'intervista del 1979, a proposito
dell'allora recente pubblicazione di Centuria,
opera dai 100 "romanzi fiume", Giorgio Manganelli dichiarava che quei racconti erano
"come romanzi cui sia stata tolta tutta l'aria" e aggiungeva caustico, in
aperta polemica con il romanzo tradizionale: "vuole sapere una mia definizione
del romanzo? Quaranta righe pi due metri cubi di aria. Io ho lasciato solo le
quaranta righe".
Ci a dare ragione dell'originalit de L'amore scritto e in termini
strutturali - in Italia genere poco praticato perch poco apprezzato
- e per la sostanza rarefatta dei pezzi che lo compongono, cui
s'accompagna la vasta gamma delle impressioni che va dalla sospensione al disorientamento
totale e straniante.
Le sezioni in cui si articola il libro, "Oro",
"Incenso" e "Mirra", si propongono pi che come i doni biblici della rivelazione
divina, come modalit della fenomenologia amorosa: tre tipologie epifaniche, nell'ambito
della sensualit, della devozione e della malinconia.
Su questa macrostruttura tripartita
s'innestano i quarantaquattro frammenti, schegge di un tutto non scritto,
particelle di un universo amoroso che include ipotesi e contro ipotesi, sconosciute
ma ipotizzabili: "una vita non
un intreccio, e ci che vero ha buone possibilit di non essere verosimile". A
partire da "Benessere": Fabrizio si crogiola al sole, nello spaccato di
normalit nella villa dei futuri suoceri; un benessere che vive all'interno del
quadretto fatto di oggetti quotidiani visti e rivisti - "c'erano il gatto, il
cane sempre alla catena, i funghi bianchi sotto la siepe, le formiche, i sassi,
il cassetto dell'immondizia sulla curva della strada sterrata, e ancora i tappi
di bottiglia, i mozziconi di sigarette fumate a met. "I gusci marroni delle
uova, i cadaveri dei chewing-gum" - e di stanche consuetudini domenicali, dal
gelato di fine pasto alla pennichella pomeridiana. Su questa cornice
s'inserisce, improvvisa, la riflessione sulla malattia, la solitudine e la
morte ormai prossima, d'una vecchia bisnonna chiusa in una stanza discosta
della grande casa; un pensiero che imprime una subitanea sterzata dell'angolatura
tale che il placido sfondo borghese tratteggiato muta. Cos "alle undici di
sera, con l'alito appesantito dalle emanazioni del chianti, Fabrizio fu
pilotato da Chiara verso il fuoristrada. La ragazza voleva solo sbaciucchiarlo
un po' dietro i vetri appannati e soffiare sulle braci dei suoi ormoni". Di qui
s'avverte il repentino cambio di prospettiva affettiva da parte di Fabrizio
nell'epifania che stravolge la percezione dell'intero brano: "Ma
stavolta non ci furono n linfe n sospiri. Guardando il volto della biondina
illuminato dalla fioca luce ambrata, la banda di sintonizzazione della radio,
Fabrizio sobbalz all'improvvisa rivelazione di un panico melmoso, ristagnato,
che lasciava uno strascico di nausea. Quella ragazza aveva una faccia
sconosciuta, anche se vagamente familiare. Chi poteva essere? che voleva da
lui? La fiss con uno sguardo gelido, dietro le palpebre semicalate. Lei ne
sent paura per la prima volta in vita sua. 'Scendi dalla macchina'. 'Cosa?'.
'Hai sentito. Scendi dalla macchina'.
I racconti non superano quasi mai la misura media
delle quattro-cinque pagine e includono spesso diversi gradi delle
manifestazioni dell'eros. Vi si presentano istantanei lampi di una verit che
gela, per la durezza dello sguardo, come in "Liberazione" ove un uomo scopre, durante
un appuntamento "in chiaro", dopo due anni di incontri amorosi al buio con la
giovane compagna, una particolarit che lo lascia interdetto: "E' stato quella
sera, guardando il suo viso giovane e franco illuminato dalla lampada da cento
watt, che ho scoperto in lei, la mia amante, tutti i denti, tra i due canini
superiori, falsi. Ed era cos serena. Non era giusto".
Prevalgono fantasmi di storie difficili, o impossibili
come in "Sulla battigia" che propone, in guise mai ordinarie, un amore
tuttaltro che platonico fra Altimari, anziano e brillante professore universitario,
e una sua studentessa. Stupisce qui la sensualit e la passione che aggredisce ambi
i soggetti e piace la franchezza dell'esito sociale di questo amore. Il docente
sacrifica affetto e considerazione di moglie, figli e nipoti, "per non
abbandonare se stesso", nella piena percezione di azzerare una vita intera e di
spingersi verso le incognite che la storia con una giovane donna comporta per
un uomo sulla soglia del nulla: "Altimari rimasto silenzioso, con un'ombra
sul viso. Ha portato la sedia sulla veranda ed rimasto l a guardare il
riflesso della luna sul mare. Il motivo della sua tristezza non era il rimorso
o la nostalgia di casa, ma la presa di coscienza del vero prezzo che avrebbe
dovuto pagare per quello slancio di vita, per quella sfida alle regole della
nostra societ, per aver mostrato pi simpatia per Cupido che per l'Angelo
vendicatore che lo stava cercando". S'intrecciano poi, in un continuo
alternarsi, effetti emotivamente spiazzanti in cui "il brivido dura pi
dell'impressione", epifanie interiori in foggia di "fulmini mentali, velocissimi
squilibri come il 'dj-vu' o come un improvviso straniamento dalla banale
realt" in quei momenti, a volte, "lo spazio si curva, il tempo si contrae,
tutto scompare al di l dell'orizzonte degli eventi". In tal senso forte la percezione
di spaesamento, di casualit e di disordine del mondo, delle cose, dei rapporti
amorosi e, in uno scenario del genere, "il tempo ti gira e ti rigira cos, con
gli occhi bendati, e se in un momento una situazione come questa di stasera ti
leva la benda all'improvviso, ecco che non sai pi dove sei, n dove sei stato
tutti questi anni, n chi sei e nemmeno in quale direzione guardare" (I boccoli
dei cherubini). Tempo e percezione del reale vengono meno ancora in "Il
richiamo": ivi sono inserite, dopo le battute di un banalissimo dialogo
marito-moglie, nella penombra onirica della camera da letto, le apparizioni di
Carmela, Patrizia ed Emilia, voci di donne che furono e ipotetiche storie amorose
che sarebbero potute essere, se Luigi non avesse sposato Susanna.
Alcune considerazioni sul titolo del libro che
suggerisce la connessione di amore e scrittura. Ci comporta da una parte riferimenti
e citazioni, in una intertestualit che sfiora Shakespeare e Rilke, e che tocca
Pessoa. Il confronto produce passaggi di quelle che potremmo definire la pagine
di poetica dell'autore: "la poesia l'output,
l'espressione esteriore di un input,
della captazione delle impressioni intellettive e della sensibilit quotidiana.
Tra il mondo che feconda il poeta e la poesia costruita c' la pi raffinata e
complessa metamorfosi, la sintesi pi straordinaria che l'essere umano sia in
grado di produrre: creare prima di tutto un'arte propria, il linguaggio, e con
il risultato di quest'arte, creare un'altra arte ancor pi sublime e depurata,
la poesia". Ma efficace e d'effetto risulta soprattutto quest'altro passaggio,
in "Seppoku": "C' un nuovo abisso, fatto di discorsi, tra il mondo e il poeta.
Il mondo caos che si vuole intreccio, libera associazione di idee che si
spaccia per strategia. Il mondo spinto dal caso. Il poeta mosso dalla
volont. Sono incompatibili, ma si sono ingarbugliati l'uno nell'altro. Al
poeta di fronte al mondo resta il richiamo dell'ordine di fronte al caos.
L'estetica dell'impotenza dinanzi al mostruoso arbitrio dei fatti". Dall'altra
il rapporto scrittura-amore assume le forme della nominazione in "Il nome
smarrito" che s'apre con l'io narrante dimentico del nome di una donna amata
dieci anni prima. La riflessione si sviluppa quindi sulla sensazione di
insicurezza e di perdita che tale dimenticanza gli ha procurato: "Dopotutto le
persone non sono il loro nome, e poco o nulla vi hanno a vedere [...] il nome non
altro che una registrazione anagrafica, un semplice riferimento, un'etichetta.
La ragione del mio sconforto che io conosco benissimo il contenuto simbolico
e affettivo del nome della persona amata durante l'innamoramento", un vero e
proprio "'abracadabra', come per potersi appropriare cabalisticamente della
persona che esso evoca".
A volte la realt entra di forza nei racconti;
ed quella attualissima della disoccupazione e dei conflitti sociali, dell'immigrazione
e dell'intolleranza, della malattia e, in guise desuete, del rapporto fra amore
e morte."Il sentimento" e "La morte nel cuore" toccano diversamente l'argomento
e ne analizzano varie connessioni. Il lutto effettivo e separa dall'amore di
una vita; o simbolico, nella perdita della persona amata, e ad esso si pone
rimedio grazie a una vera e propria elaborazione, come ne "La scatola nera":
una mail spedita da Mirko a Selena, la fidanzata che lo ha abbandonato senza
traccia n parola. Alla fine della lettera la voce fuori campo afferma: " voleva
cercare di dormire. Voleva iniziare il lutto di quella storia finita male
dormendo. (Aveva gi deciso che era finita). La mattina dopo sarebbe stata
comunque un storia accaduta in giorni passati, avrebbe potuto cos nascondere
la sua tristezza, il senso della perdita, dentro una scatola nera chiamata
'memoria'".
I tratti stilistici sono quelli di uno
scrittore linguisticamente maturo: lessico e andamento risentono dell'oggetto
linguistico che Martins propone, aggrappandosi alla musicalit della lingua madre
ed imprimendovi ritmi nostrani. La lunga residenza in Italia concede
naturalezza e linearit alla sintassi. Ma l'effetto finale singolare. Alla
suddetta essenzialit s'accosta un'inconsueta capacit combinatorio-lessicale:
sia in termini di relazione espressiva nella pagina sia a livello
ritmico-melodico negli insoliti accostamenti sostantivo/aggettivo.
Il libro un bell'esempio di come si pu
costruire e proporre un testo di racconti in Italia seguendo impulsi e sprazzi
d'un misurato ragionare amoroso: quello cio che in apparenza assomiglia tanto
a un ossimoro in realt la qualit fondante dell'esperimento di Martins. Un
continuo calcolare l'intimit, proporre e misurare sensualit di varia specie, sempre
squilibrate in un senso o nell'altro, psicologicamente interpretarle, viverle
magari melanconicamente, come nel racconto finale "Uno spettacolo immenso", che
chiude i giochi con l'addio all'amore del mondo: "Oh, mondo, spettacolo
immenso. Gli sguardi pi belli se ne vanno mentre altri ancor pi belli si
presentano. Dove ti porteranno, mondo mio, in quale nulla? E poi, come farai
senza di me? Chi ti guarder come ti ho guardato io?".
Un'ultima nota per il pezzo che, per forma e
contenuto, d ragione dell'introduzione manganelliana alla recensione e regala,
nel breve spazio di due pagine, il senso pi pieno de L'amore scritto: "Antenne" , serena e disperata fotografia del
balenio mortale nella vita d'un antennista che, nel "piccolo bosco delle
antenne" fra "gli alberelli secchi di metallo senza foglie n frutti", s'accorge
dell'imminente caduta che lo aspetta. Un attimo prima del vuoto riesce a
chiamare: "'Amore, sono io. Ascoltami bene. Fra un minuto sar portato via dal
vento e precipiter dal sesto piano di un palazzo, e non c' niente che possa fare
per evitarlo. Allora non dire niente e ascolta'. 'Cosa?'. 'stai zitta. Abbiamo
fatto l'amore ieri sera e anche stamani, quindi se smetti con la pillola oggi
stesso, potrai avere un bambino mio e mamma ti aiuter a crescerlo' [...]. 'Di' a
mamma che l'amo da morire e che dev'essere forte. Ora non ce la faccio pi. Sii
forte anche tu, amore mio! Ti amo tanto! Ma che ca-..'. Nonostante ci
l'indifferenza del mondo e delle cose al dolore all'amore e alla morte totale
e desolante, e la chiusa recita infatti: "Ed era quella una bellissima giornata
, il sole attraversava impassibile l'azzurro pulito e faceva brillare tutte le
cose".