Arthur Miller, Morte di un commesso viaggiatore

Einaudi 2007 - Euro 10,50 - pp. 111

di Andrea Comincini

Morte di un commesso viaggiatore

New York, 1949: Morte di un commesso viaggiatore va in scena al Morosco Theatre, e diviene subito un caso politico. Dramma di una vita in attesa della vita, dove il sogno l'unico rifugio per una esistenza mediocre, si trasforma ben presto in una denuncia del sistema capitalistico, dei suoi falsi miti e della condizione disumana verso cui condanna gli individui. Siamo nell'America del dopoguerra, ovvero in piena Guerra Fredda e gi in clima di caccia alle streghe, maccarthismo e oppressione.
Willy Loman viaggia da uno Stato all'altro illudendosi di vendere non solo merce varia, ma anche una personalit forte e attraente. Crede di essere ammirato da molte persone, e quando cade in declino incolpa questi tempi nuovi, la mancanza di charme delle nuove leve, o il fato in s. Pur stanco e debilitato, trova tuttavia la forza di guardare al futuro, ma ormai tardi: il gesto non puro e sincero, ma rimanda ai prodromi di una grave depressione isterica, condita da ricordi lontani e trasfigurati, voci, fantasmi. La moglie Linda lo ammira, ma non lo ama. Opposta la posizione dei figli, i quali per non lo ammirano: anche loro vivono di reminescenze, o di progetti di ricchezza improbabili. Il padre l per incoraggiarli ma allo stesso tempo simbolo del fallimento e giudice illustre perch uomo di successo, un successo fantasticato, irreale, certamente di facciata, una immagine da nessuno appannata perch i sintomi di un collasso sono evidenti e spaventano tutte le coscienze.
Triste fino all'amaro epilogo il rapporto con il figlio Biff, sempre rimproverato per non esser all'altezza delle aspettative, intriso di frustrazione reciproca perch mai adeguati alle attese dell'altro, o troppo verosimili, umani, quando la realt cruda bussa alle porte degli animi.
Sebbene quindi il contesto storico dell'opera abbia visto ad essa come prodotto di un'arte 'nemica', critica e sovversiva, le analisi pi interessanti sono quelle proposte in ambito psicologico e antropologico. Nella breve introduzione, Elena De Angeli dichiara :"l'autore era partito dall'idea di descrivere, in chiave quasi comica, quanto si agita all'interno della testa di un uomo (il titolo sarebbe dovuto essere The Inside of His Head [Dentro la sua testa]), Miller arriv al Commesso viaggiatore lavorando sin dall'inizio sull'ipotesi di restituire - non solo letterariamente, ma anche e soprattutto sul piano della scrittura scenica - il contemporaneo coesistere di presente e passato nella vita di un essere umano".
A cinquant'anni dalla pubblicazione, siffatta prospettiva sembra essere la pi proficua, non perch il capitalismo abbia risolto le sue contraddizioni e gli effetti - non certo collaterali - provocati, ma poich il mondo occidentale ha psicologizzato profondamente i contrasti provocati da e nel ceto medio, cos ' borghesemente, trionfalmente cretino', parafrasando il filosofo Michelstaedter. Paradossalmente - come cercher di evidenziare - la scelta di abbandonare il piano politico per quello psicologistico, produce risultati sostanziali a favore del primo.
In questa visione critica credo sia particolarmente interessante un momento della pice, in particolare la morte di Loman dopo il litigio con Biff, e la decisione di svanire con un mezzo di trasporto, il suo.
Il viaggiatore si sposta sempre pi, fino ai confini ultimi del mondo. Il suo andare non implica un semplice lavoro, ma il modo di compiere la grande impresa, la realizzazione possibile dell'affare, il magnifico sogno che sistemer tutto. Parte da una casa decente ma spoglia, propriet conquistata a prezzo di infinite cambiali, divoratrice di quattrini. Il frigo, gli elettrodomestici da riparare: appena finiti di pagarli, ecco un guasto, un imprevisto, e la necessit di sognare nuove entrate. Nido e focolare, essa tuttavia anche realt nuda e cruda, cimitero della speranza, attesa di nulla.
Schiacciato dal ricordo del passato e del futuro, nei lunghi silenzi serali accompagnato dall'ombra del suicidio e dalla sua automobile sgangherata, pi volte distrutta a causa di incidenti sospetti.
Essa lo guida verso la libert, ma sar anche il simbolo di un peregrinare inutile, strumento quanto mai adatto per l'ultimo viaggio, il definitivo. L'industrializzazione ed il fordismo sono richiami semplici, cos come il duplice significato di un simbolo - la macchina - appunto, del sogno occidentale di benessere. L'aspetto pi interessante tuttavia credo sia la scelta di non togliersi la vita nella propria dimora. Alcune tracce presenti ( il tubo del gas) possono indurre il lettore a ipotizzare una morte domestica, casalinga, ma i fatti dimostreranno il contrario e non casualmente, a mio avviso: un viaggiatore, un commesso convinto deve morire in servizio. La fuga nella notte in macchina e il successivo finale stanno a dimostrare la duplice realt dell'essere umano, diviso tra pubblico e privato, ma - cosa fondamentale - la sottomissione dell'Io interiore ad una duplicit creata dal sistema capitalistico stesso. In questo elemento psicologico insita una critica pi forte della semplice denuncia di una condizione lavorativa disumana, perch sottrae alla parte politica pi riformista la possibilit di proporre una riforma nel sistema, e non del sistema.
A mezzo secolo di distanza, tale fattore necessariamente e storicamente pi adatto a rendere gli onori ad un dramma giustamente sempre 'attuale', perch estende l'analisi critica a pi campi del sapere, e non solo a quello strettamente anti-fordista tipico della societ degli anni '50.
I primi successi dell'opera in Italia rimandano alla regia di Luchino Visconti, nel 1951. Per Visconti - dichiara la De Angeli - l'incontro con Miller non segn soltanto la felice <<scoperta>> di un autore alla cui produzione sarebbe rimasto legato per anni, e con esiti straordinari (il Crogiuolo, Uno sguardo dal ponte), ma anche il trapasso da una linea registica improntata al verismo all'evolversi di un nuovo, essenziale e problematico realismo interiore, che avrebbe trasferito anche in successive, felicissime esperienze cinematografiche.
Proprio questa definizione di realismo interiore sembra definire l'opera in maniera pi chiara, perch traduce i litigi filiali, le incomprensioni, i tradimenti e i fallimenti sia nell'ampio spazio della critica sociopolitica, sia nel mondo degli affetti e dei sentimenti il quale, seppur determinato dal mondo circostante, resta una voce misteriosa a cui tender l'orecchio, proprio come i suoni e le voci che riempiono la casa del nostro commesso viaggiatore, i suoi voli pindarici, la sua morte.