Sergio Moravia, Adorno

(Mimesis Editore, 2004 – €16,00 – pag. 158)

di Andrea Comincini

Adorno

Sergio Moravia, filosofo e storico della filosofia famoso per i suoi studi intorno l’illuminismo, presenta la prima antologia italiana sul pensiero di T. W. Adorno.
A differenza di molti lavori di tal genere, spesso vittime di generalizzazioni e semplificazioni eccessive o di punti di vista fortemente soggettivi e fuorvianti, Adorno. Filosofia dialettico-negativa e teoria critica della società, ha il merito di non confondere l’analisi dell’italiano dal pensiero del francofortese, grazie ad una precisione contenutistica consolidata da scelte espositive di primo livello. Il modo migliore per comprendere le dinamiche intellettuali di un pensatore è certamente la lettura diretta dell’opera sebbene possa essere complessa e difficoltosa; per tale motivo il manuale qui recensito non verrebbe segnalato se fosse semplicemente una summa di articoli o riassunti: il libro offre una esposizione completa ed esaustiva del pensiero adorniano, dalla Metacritica alla Dialettica negativa, fino alla Sociologia della musica o ai Minima Moralia. Fondamentale nella scelta è rendere il lettore responsabile della propria interpretazione, costringerlo a confrontarsi con uno dei massimi intellettuali del Novecento.
Il compito – arduo e certamente impegnativo – è facilitato dall’estrema padronanza linguistica di Moravia, a cui deve aggiungersi la limpidezza stilistica e l’efficacia terminologica. I risultati vengono conseguiti non solo grazie ad una esposizione felice e attenta, ma anche per una disposizione didatticamente ineccepibile.
Il libro si apre infatti con una introduzione molto dettagliata del nostro, in cui i punti principali del pensiero di Adorno vengo adeguatamente esposti e curati. Emerge dalla lettura un quadro fortemente sistematico, fondato su alcune linee guida e concetti chiave quali l’idea di dialettica, della irriducibilità della filosofia, della teoria critica. L’intento principale del pensatore di origine ebraica infatti è riformulare criticamente la filosofia, ma con una accezione terminologica evidentemente diversa da quella kantiana. Critico, in questo caso, è l’atteggiamento che ogni intellettuale deve avere nei confronti del reale e delle sue istanze, nonché della storia della filosofia medesima, costretta in categorie interpretative sovente fuorvianti: è il caso dell’intenzionalismo, del positivismo, del vitalismo. Ogni tentativo di riassumere la vita in un sistema è fallace, perché la vita stessa – nella sua quotidiana frammentarietà – è impossibile da esser desunta. La verità, lungi da rivelarsi una sconfitta, libera invece la proceduralità filosofica da falsi miti e concezioni fallaci, ad esempio la distinzione rigida di soggetto-oggetto o la confusione fra storia e ontologia. “[…] La storia non sarebbe più il luogo a partire dal quale le idee si elevano, si pongono in risalto da sole e scompaiono di nuovo, ma le immagini storiche sarebbero esse stesse idee e sarebbe la loro connessione ad accertare la verità priva di intenzione, invece che la verità a venire nella storia come intenzione”. A queste considerazioni se ne aggiungono altre fondamentali riguardanti l’illuminismo e la sua forza strumentale, la necessità di affidarsi a ‘micrologie’ per cogliere il movimento del reale, o le sue dinamiche.
Adorno infatti sostiene primariamente che la filosofia è essenzialmente dialettica. Tale assunto fonda tutta la sua analisi concettuale, e diviene anche l’elemento di confronto con altri intellettuali a lui distanti. Oltre alle posizione su citate, il paragone con Hegel resta il più evidente, e di certo l’imprescindibile. Egli infatti imputa al filosofo della Fenomenologia dello Spirito la tendenza a illudersi di poter afferrare, in forza del pensiero, la totalità del reale: un atteggiamento profondamente sbagliato perché rende l’individuale solo parte di un sistema più complesso e lo trasforma quindi in un che di accessorio. L’anti-hegelismo – osserva Moravia – appare tuttavia al suo massimo grado in Dialettica negativa, forse l’opera più complessa di Adorno. In essa è denunciato il falso movimento all’interno dello Spirito, in realtà solo apparente. Sembra ‘quello della società capitalistica, la quale si conserva espandendosi, ma nel mutarsi resta sempre uguale a se stessa’.
Il procedimento dialettico deve invece assumersi la responsabilità del particolare, ovvero riferirsi alla dinamicità concreta della storia, e non alla sua supposta appartenenza a categorie astratte. Qui emerge il marxismo di Adorno, la sua attenzione alla attualità dell’esistente ed al compito che la filosofia ha da percorrere nel suo farsi. ‘Compito della filosofia non è quello di scrutare le intenzioni nascoste e palesi della realtà, ma quello di interpretare la realtà priva di intenzioni […]’, nota Moravia, ricordando al lettore un altro grande pensatore dedito anch’egli a leggere la realtà attraverso micro narrazioni, aforismi, brevi delucidazioni, ovvero Walter Benjamin.
Da tali premesse il lettore non può far altro che affrontare i testi selezionati con un bagaglio robusto e la mente libera da false concezioni. Emergono quindi non solo i brani maggiormente filosofici, ma anche gli aspetti più “intriganti” della filosofia adorniana, e certo i più famosi, ovvero le riflessioni legate alla società di massa ed alla industria culturale, di cui vale la pensa citare per intero un passaggio: “L’amusement è possibile solo in quanto si isola e si ottunde dalla totalità del processo sociale, e rinuncia assurdamente – fin dall’inizio, alla ripresa ineluttabile di ogni opera, anche della più insignificante: quella di riflettere, nella sua limitazione, il tutto. Divertirsi significa ogni volta: non doverci pensare, dimenticare il dolore anche là dove viene mostrato. Alla sua base è l’impotenza – effettivamente fuga, ma non, come pretende, fuga dalla cattiva realtà, bensì dall’ultimo pensiero di resistenza che la realtà può avere lasciato”.
Come si può notare, Moravia coglie l’essenza del pensiero adorniano nei suoi punti focali, ma invece di banalizzarlo o semplificarlo, alla maniera di tanti testi che hanno la presunzione di ‘spiegare’ un filosofo, egli preferisce liberare la parola stessa perché studiare la filosofia non vuol dire soltanto – a differenza dei luoghi comuni – coglierne i contenuti, ma anche apprezzare il modo, lo stile, il ritmo in cui quei contenuti prendono forma. Questa antologia, con la sua introduzione prima e con le postfazioni successivamente, ha il merito indiscusso di rimandare al testo senza lasciare il lettore disorientato ma contemporaneamente senza pregiudicare il suo confronto diretto.
L’opera espone impeccabilmente il pensiero di Adorno, ovvero la ricerca nella realtà della differenza che fonda la vita del particolare. Tale è il compito del filosofo, una missione invero così definita: “La filosofia, quale sola potrebbe giustificarsi al cospetto della disperazione, è il tentativo di considerare tutte le cose come si presenterebbero dal punto di vista della redenzione.”