UNTRACEABLE

Nella rete del serial killer

(regia di Gregory Hoblit – USA 2007 – durata 100’)

di Sonia Scorziello

Untraceable

Nel terzo millennio, Era dominata da internet e informatica in tutte le salse, anche il cinema si adegua. Ecco arrivare d’oltreoceano nelle sale italiane (1 agosto 2008) Nella rete del serial Killer.
All’interno dell’FBI esiste una divisione incaricata di investigare e perseguire i crimini su internet. Benvenuti sulla linea del fronte di guerra al crimine online, dove l’agente speciale Jennifer Marsh (Diane Lane) incappa, quasi casualmente, nel sito “Killwithme.com”. Owen (Joseph Cross), il predatore, esperto di computer mostra i suoi omicidi sul sito web e il destino dei suoi prigionieri è nelle mani e perversioni del pubblico: più contatti ci saranno sul sito, più rapidamente moriranno le vittime.
Nulla di nuovo, a dire il vero, tema già visto in Paura.com di William Malone, e se vogliamo risalire ancora più indietro nel tempo, l’idea appartiene anche ad 8mm di Schumacher.
Thriller-horror confezionato alla maniera di Saw o Hostel che trovano il loro punto di forza nell’esibizione di torture efferate e sofisticatissime. La base filosofica del coinvolgimento attivo dello spettatore nel massacro della vittima è, tutto sommato, piuttosto risaputa. Ora il voyeurismo maniacale si trasforma in un click, poco importa, visto che il meccanismo perverso è sempre lo stesso. Se aggiungiamo poi la paternale del downolad selvaggio e della masterizzazione, altro tema toccato solo in superficie, “l’ovvio” è servito.
Anche la regia risulta piatta e senza particolari sussulti. Peccato perchè avrebbero potuto elevare il film dalla media del “già visto” e diventare stimolante anche per i non appassionati. Tanto attento e meticoloso ai dettagli tecnici, il regista Gregory Hoblit dimentica però di capire e dare spessore ai personaggi. Nella sceneggiatura di Burnett Jennifer, Marsh, l’agente speciale protagonista del film, è un’eroina contraddittoria, con punte di durezza e vulnerabilità, fin troppo semplice come costruzione. Fortuna che a dare verve alla parte c’è la bravissima Diane Lane, perfetta nel mettere in campo la sua esperienza professionale. Infondo tutto il film gira intorno all’attrice, che da subito lo ha letto come un’ opera differente, dichiarando “mi piacciono i film intelligenti, con una donna che prende decisioni, non il prototipo della damigella in difficoltà. E sono stata affascinata dall’unità del cyber-crimine.”
Sicuro, nella parte del giovane killer, Joseph Cross, predatore spietato, con un lutto da riscattare. Sembianze da bravo ragazzo liceale, ma sguardo inquietante, tanto da inchiodare nella mente le peggiori suggestioni.
Griffin Dowd è interpretato dal figlio di Tom Hanks, Colin Hanks. Non male, col suo humour e vent’anni appena rientra bene nelle nuove leve di agenti degli FBI.
Sembrerebbe che Hoblit abbia voluto invece rappresentare se stesso in un ruolo da moralista, pronto ad ammonire e far riflettere sul perverso voyeurismo da internet generation. Sfortuna però che l’esecuzione generale, ci lasci pensare ad un film perfettamente confezionato ad essere incluso tra i thriller del sabato sera su piccolo schermo o tra i telefilm alla CSI.
Untraceable – Non tracciabile, titolo originale - ha debuttato in USA a gennaio di quest’anno, raccogliendo critiche spesso negative dalla stampa e dal web, ma rivalutandosi molto grazie al parere degli spettatori. Ad oggi ha incassato oltre 51 milioni di dollari a fronte di 35 spesi per realizzarlo.
In finale, dopo aver visto il film, resta da chiederci: se venisse commesso un crimine violento, lo guarderemmo? Lo guarderemmo se nessuno lo venisse a sapere? Il sito ideato nel film esiste davvero, ed è attivo: http://www.killwithme.com basta cliccare.