Un giorno perfetto
(regia di Ferzan Ozpetek – Italia 2008 – durata 102’)
di Sonia Scorziello
Tratto dall’omonimo romanzo di Melania G. Mazzucco, Un giorno perfetto è tutto concentrato nel breve volgere di ventiquattro ore: quelle che precedono un dramma e mettono a confronto un gruppo di persone dalla varia estrazione sociale e culturale.
Si presentano, quasi in passerella, i personaggi della storia: l’onorevole Elio Fioravanti (Valerio Binasco) chiamato a tenere una serie di comizi elettorali. Sua moglie Maja (Nicole Grimaudo) che scopre di essere incinta, suo figlio Aris (Federico Costantini), avuto da una precedente relazione, promosso ad un esame universitario senza meritarlo. C’è poi Antonio (Valerio Mastandrea), agente di scorta dell’onorevole con la moglie Emma (Isabella Ferrari) che ha perso il suo lavoro in un call-center e i loro figli.
Personaggi che non hanno molto in comune, ma i cui destini si incrociano in maniera drammatica.
Per un film che è quasi la foto di gruppo di una nazione, troppo è il mélo, esagerate le situazioni. Certo Ozpetek è regista di grande talento e con questo film ha voluto virare nel genere drammatico. Non più ritratto di un quotidiano consolatorio e rassicurante, basti pensare ai film Fate ignoranti, Saturno contro, porte aperte, invece, ai drammi quotidiani vissuti in una giornata che perfetta non è di certo.
Sicuramente, non fedeli al racconto della Mazzucco sono state le molte sequenze decise insieme allo sceneggiatore Sandro Petraglia.
“Il libro è molto duro e violento. Ho ammorbidito alcuni aspetti- dice Ozpetek - cambiato qualcosa, incluso il sesso di un personaggio, perché il film non risultasse insopportabile, insostenibile. Ma la violenza che c’è nel film fa parte dell’uomo, anche se mentre giravamo non ci siamo accorti di quanta ce ne fosse. Confesso che sulle prime mi è preso il panico, non mi ero mai misurato con qualcosa che non partisse da me e poi, dopo 25 anni, era la prima volta che mi trovavo a lavorare con uno sceneggiatore che non fosse Gianni Romoli”.
Ma non tutto funziona come dovrebbe. Se la storia di Emma e Antonio convince e coinvolge, per la buona prova della Ferrari e di Mastandrea, ed anche per la partecipazione emotiva, lo stesso non si può dire degli altri personaggi e delle altre situazioni, dove si respira un’aria mediocre e fittizia. Pessima prova per Nicole Grimaudo, sempre gelida intrappolata in una parte non sua, assolutamente anonima. Così Federico Costantini, ancora troppo immatura la verve necessaria per essere attore. Belle meteore sono invece Stefania Sandrelli e Angela Finocchiaro.
Nota di demerito anche per la fotografia (Fabio Zamarion) a parte dei sapienti scorci romani e tagli originali della vita urbana, non c’è altro che primi piani sofferenti e qualche campo lungo.
Alla fine, per noi spettatori, resta la sensazione di un film sospeso, anzi di tanti film in sospeso, storie solo abbozzate. Disperazione, spaccati di cronaca nera, messi in scena dalla maestria del regista, che tuttavia non riesce a dare spessore alla pellicola, il vissuto non emerge.