Pier Paolo Poggio, Nazismo e revisionismo storico
(Manifesto libri,1997 - euro 11,36 - pp. 250)

di Andrea Comincini

Nazismo e revisionismo storico

Il rapporto di una civiltà con la sua storia non è mai casuale ed innocente. Esso rivela o nasconde contrasti e paure, successi o fallimenti della società medesima. Dalla caduta del muro di Berlino alcuni storici hanno proposto un modo nuovo per comprendere il passato, specialmente quello segnato dall'esperienza nazista e fascista. Con queste riflessioni Pier Paolo Poggio, giornalista e scrittore, ci introduce ad una analisi lucida e puntuale su una corrente storiografica denominata revisionismo.
Il revisionismo è la rivalutazione di un evento storico e dei suoi rappresentanti politici precedentemente condannati quasi all'unanimità ma successivamente rivalutati, scagionati o emendati dalle loro responsabilità criminali oggettive. L'importanza dello studio sta nelle parole dell'autore stesso, nell'introduzione: sollevare dalle colpe di genocidio una classe dirigente intera non vuol dire soltanto gettare un'ombra sul passato, ma tentare di stabilire un controllo sul futuro.
Il rischio, evidentemente, è altissimo. Il Novecento ha visto guerre fratricide con un numero di morti inverosimile, fino ad arrivare ad esprimere ciò che simbolicamente rappresenta la più feroce espressione della crudeltà umana: Auschwitz.
Un ulteriore merito di Poggio sta nell'evidenziare un successo importante e decisivo ottenuto da quest'onda revisionista, ovvero aver spostato il dibattito da ambienti meramente accademici, a quello mediatico. Poiché i proprietari dei mass media esercitano una forte influenza sull'opinione pubblica, il risultato è la possibilità di sdoganare concetti o supposizioni totalmente infondati grazie al potere suggestivo dell'informazione di parte. È in quest'ottica, osserva ancora Poggio, che alcuni storici, sebbene propongano teorie revisioniste discutibili, sono riusciti ad assurgere agli onori della cronaca. È il caso di Ernst Nolte il quale riscrive letteralmente la storia e mette sul medesimo livello nazismo e comunismo. La storiografia seria non può accettare una simile equiparazione, eppure sono più note le riflessioni di Nolte di quelle di altri e sicuramente più illustri studiosi.
In Nazismo e revisionismo storico possiamo apprezzare queste ed altre osservazioni, esplicate con competenza e autorità. I capitoli più interessanti riguardano le posizioni avverse al revisionismo, ma in realtà implicate a rafforzarne il mito. I negazionisti - quanti negano l'Olocausto - sono meno pericolosi di chi sostiene l'esistenza della Soluzione Finale, ma la banalizzano o la giustificano. Il degrado della società di consumo, per esempio, viene imputato agli ebrei: sarebbero loro i creatori del capitalismo, della società mercificata. Mussolini ed Hitler avrebbero semplicemente tentato di arginare l'onda di degrado legata alla modernizzazione. Il potere suggestivo di una asserzione così banale gode in realtà di due vantaggi. Innanzi tutto, ribadire all'infinito una bugia provoca nel tempo o il dubbio sulla solidità delle proprie posizioni, o addirittura l'assimilazione di dati o concetti privi di fondamento. In secondo luogo, dice Poggio, ciò risulta raffinato e quindi maggiormente insidioso. Si tratta di una debolezza psicologica presente in ognuno di noi. Gli esseri umani, di fronte a fatti atroci capaci di suscitare un senso di colpa radicato nei loro cuori, tendono inconsciamente a credere alle parole che li scagionano.
La vergogna viene rimossa fino a trovare giustificazione. Questo fattore è vivo nella nostra società perché va incontro alla domanda di un pubblico solamente preoccupato di trovare immediata soddisfazione nel consumismo e desideroso di guardare prevalentemente al presente. La memoria diviene un ostacolo da rimuovere.
Altri revisionisti pongono sullo stesso piano la tragedia dei tedeschi per la sconfitta, con quella degli ebrei, di fatto mettendo sullo stesso piano due realtà completamente diverse. Ad esempio, un filosofo che simpatizzò per il nazismo, Heidegger, sosteneva che la tragedia dei suoi compatrioti era paragonabile se non superiore ai drammi dei semiti, e conseguentemente proclamava l'assoluzione dei primi. La Nuova Destra individua invece nella mancata emancipazione dall'assolutismo giudaico e dalle sue categorie universalizzanti la ragione della politica estremista del nazismo: i giudei così sarebbero causa del loro male.
Tutte queste storiografie revisioniste non resistono ad alcuna analisi di spessore, ma provocano un torpore generale necessario alle stesse persone dedite a promuovere politiche altrimenti condannabili. Il controllo del futuro di cui si parlava alcune righe poc'anzi, è infatti l'obiettivo finale inseguito dalle classi sociali che vogliono riscrivere la storia, ovvero emendarsi dalle loro colpe.
Nazismo e revisionismo storico propone inoltre una specifica analisi della figura di Hitler perché intorno ad essa si sono sviluppate diverse correnti interpretative, ad esempio il funzionalismo ed il riduzionismo. Il funzionalismo propone una analisi socio-economica complessa e raffinata, ed evidenzia la complicità di una intera società - con tutti i suoi apparati - al fenomeno nazista. I nazisti infatti erano presenti in tutti i settori dello Stato, e quando capirono di aver perso la guerra e di rischiare il processo, si affrettarono a piantare alberi e fiori nei campi di concentramento, per eludere le loro tracce.
Questo approccio tuttavia rischia di sminuire l'eccezionalità dell'evento, e soprattutto a sottovalutare il contributo di Hitler ad una politica paranoica ed omicida purtroppo unica nel suo genere. Il razzismo di questo pittore fallito non ha mai avuto eguali nella storia: con Hitler un'etnia intera non viene semplicemente considerata inferiore, ma è vista come l'essenza stessa dell'antiumanità. L'eliminazione non era solo auspicabile, ma costituiva un dovere morale. Il riduzionismo d'altra parte, attribuisce al Fuhrer ogni responsabilità per il genocidio di milioni di ebrei e zingari, omosessuali o comunisti scagionando di fatto tutta la società tedesca e i suoi burocrati.
Il libro è complesso e stratificato ed il metodo adottato da Poggio sembra adatto a risolvere le costruzioni storiche del revisionismo raggiungendo l'obiettivo dall'autore preposto: "Mentre il revisionismo pretende di storicizzare scientificamente la Shoà, attraverso la relativizzazione e la negazione, il compito della ricerca storica è continuare il lavoro sui documenti e le interpretazioni, senza la pretesa di riuscire a spiegare tutto, sia perché lo sterminio in sé presenta margini di insensatezza insuperabili[...]". La ricostruzione storica necessita di analisi serie e documentate per non permettere all'oblio di cancellare la memoria o - cosa ancora peggiore - di sostituirla con una non corrispondente alla realtà. Il pericolo del revisionismo resta la sua pretesa di a-valutatività e oggettività, perché si presenta come antipolitico ed antideologico, e in tal modo mentre aderisce al presente piega il passato alle sue logiche reazionarie.