Miracolo a Sant’Anna

(regia di Spike Lee – USA 2007 – durata 144’)

di Sonia Scorziello

Miracolo a Sant'Anna

“Come regista di questo film, sento di non dover chiedere scusa a nessuno. Ci sono diverse interpretazioni di cosa accadde quel giorno, ma un unico fatto sicuro: il 12 agosto 1944, la Sedicesima divisione delle Ss massacrò 560 civili a Sant'Anna di Stazzema. Uomini, donne, anziani, bambini. Questa è la sola cosa certa. Per il resto, non mi preoccupa che la mia pellicola provochi polemiche: discutere del passato, della Seconda guerra mondiale, è sempre un fatto positivo”.
Così, Spike Lee, regista del film tenta di smorzare le critiche che ha suscitato. Tratto dall’omonimo romanzo di James Bride l’opera, ha come centro di messa in scena la seconda guerra mondiale, l’America, l’odio razziale.
Toscana, 1944. Quattro soldati americani Stamps (Derek Luke), Bishop (Michael Ely), Hector (Laz Alonso) e il mastodontico e infantile Train (Omar Benson Miller) appartenenti alla 92ª Divisione "Buffalo Soldiers" dell'esercito statunitense, interamente composta da militari di colore, rimangono bloccati in un piccolo paese al di là delle linee nemiche. I quattro sono rimasti separati dal resto della compagnia, dopo che uno di loro ha rischiato la vita per trarre in salvo un bambino italiano, Angelo (Matteo Sciabordi). Asserragliati sulle montagne toscane con i tedeschi da un lato ed i superiori americani incapaci di gestire gli eventi dall'altro, i soldati riscoprono una dimenticata umanità vivendo tra gli abitanti del paese e con un gruppo di partigiani.
Fin troppo si è puntato il dito sull’episodio ricostruito di Sant’Anna: a provocare il massacro, nella finzione letteraria e cinematografica, è stato un partigiano. Un traditore, al soldo dei tedeschi.
In realtà non è questo il punto. Il film ha più il sapore di un polpettone condito fino alla nausea, pieno di temi estremamente complessi per risolverli in una battuta.
Perciò, finisce col risultare solo un pretesto il doloroso evento della nostra storia: l’eccidio di Sant’Anna. Spike Lee lo tratta come una trovata funzionale al suo film, ma in verità, poteva ambientare Miracolo a Sant’Anna, in qualunque altra nazione, regione e momento storico. I soldati americani di colore, morti ieri per una terra straniera, sono come quelli che muoiono oggi, nelle nuove guerre di conquista, nelle terre d’oriente. Sul banco degli imputati è la grande potenza democratica: l’America. Pronta a mandare a morire, nelle missioni impossibili, solo uomini di colore. Ostile verso i propri figli (quelli di un “Dio minore”) diversi e sottoposti nella loro terra, accettati, amati e capiti in una nazione straniera.
Sembrerebbe che il regista fosse più preoccupato di confondere le acque, facendo “tanto rumore per nulla”, così da non far emergere una verità fin troppo scomoda per la gloriosa America.
Una bella azione di marketing, un lancio sensazionale e il flop inaspettato è servito. Infatti la 01Distribution lamenta i mancati incassi per un film pensato e sperato come storico di successo.
Certo è che tutte le scene di guerra, di scontro, di battaglia sono concitate, bellissime; lo stile, i toni evocano i vecchi film di guerra. Però, mezz’ora in meno, scene lente, superflue tagliate, e il regista avrebbe prodotto un’opera migliore, senza dimenticare dell’inutile tentativo di raccontare un aspetto di quel momento italiano.
I nostri attori risultano un po’ sotto tono rispetto ai colleghi americani, se non fosse per il piccolo Matteo, grande nel ruolo, con l’innocente spontaneità dei bambini. Tutto sommato resta una storia che fa parte di oggi e nei nostri giorni si conclude, in un percorso di purificazione con il solito appello finale alla sicurezza come “bene pericoloso”.