Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana

(Adelphi 2007 - euro 8,00 - pp. 120)

di Andrea Comincini

La scomparsa di Majorana

Tracce, indizi, testimonianze confuse, articoli di giornale: cos" comincia La scomparsa di Majorana, di Leonardo Sciascia, conterraneo del giovane fisico siciliano, sparito improvvisamente un giorno qualunque di un mese qualunque, per non far pi ritorno a casa. Lo scrittore affronta l'argomento con molto garbo e delicatezza, quasi sentisse personalmente il dramma vissuto dai suoi cari, e accompagna il lettore in una foresta di segni in cui possa intravedere l'inquietante e affannosa ricerca di prove evidenti in grado di illuminare loro e gli investigatori sulla sorte dello studioso. Uomini illustri come Gentile scomodano le pi varie autoritˆ perchŽ sollecitati dai parenti, i quali trovano soltanto rapporti di polizia, rassegnazione, ma anche sospetti. Le voci di una fuga di Majorana non erano rare, soprattutto da quell'Italia fascista dove anche il neutrale lavoro di scienziato poteva esser visto contrario o favorevole alla politica del regime. Lo stesso Mussolini fu informato dei fatti, pretese venisse trovato, ma inutilmente. Le vicende di Majorana, la sua esistenza, si stagliano su questo sfondo tenebroso: l'Italia del '38, del Manifesto della razza, appare un guazzabuglio di spie e delatori, ma anche la terra di una perduta innocenza, dimentica dei suoi frutti maturi e delle intelligenze pi straordinarie.
Fra queste Ettore Majorana: personaggio inquieto e solitario, profondamente siciliano - sottolinea Sciascia - pervaso da uno spirito religioso tale da renderlo isolato e distante dal mondo comune, nasce a Catania ma presto si ritrova a Roma, nella cerchia degli eccelsi, Fermi ed i ragazzi di Via Panisperna. Da questo arrivo nasce la trama sottile del libro, il quale s" una investigazione della vita del fisico, ma soprattutto una introspezione nell'uomo avvolto da una impenetrabile solitudine.
Geniale e ribelle a suo modo, Majorana riusciva a svolgere a mente, in pari tempo, i calcoli matematici che Fermi -amico e nemico, rivale e collega - otteneva usando lavagna e tavola periodica. Tale dono, presente fin dalla prima infanzia, lo rende unico, ma anche straordinariamente triste. Sciascia insiste molto su ci˜, per rintracciare i preludi di una fuga non solo dal mondo, ma da s. Egli infatti fu sempre lontano dalla carriera accademica, dalle rivalitˆ fra colleghi e dalle dispute oziose. Scriveva le sue teorie su pacchetti di cerini o sigarette, poi li buttava.
Conobbe Heisenberg, del cui teorema sul Principio di Indeterminazione fu precursore, ma cos" indifferente ad esso da infischiarsene!
Una personalitˆ tanto forte, tuttavia - si chiede lo scrittore - sembra traballare e cedere alla paura fino a compromettere la propria vita, davanti a un che di infinitesimale, incommensurabilmente piccolo: l'atomo. L' invisibile - grottescamente invisibile - mattone dell'essere era il nucleo del lavoro dello scienziato, non solo della vita. Sono i tempi in cui si comincia a investigare la natura nella sua essenza, e pochi anni dopo questo sguardo si trasformerˆ in una bomba atomica di devastanti dimensioni, fisiche e esistenziali. Majorana intravide la terribile disgrazia? Sent" nelle sue carni il morso della colpa, per aver involontariamente agevolato la distruzione di tantissime vite? Sciascia non esclude nessuna ipotesi, ma spinge il lettore a considerare estremamente plausibile la sua scomparsa dettata da questa ossessione, dal mostruoso potenziale in mano alla scienza, e dal presentimento di un possibile cattivo uso.
La figura umana descritta da Sciascia ha i tratti tipici della terra siciliana: l'uomo siculo profondamente religioso, ma di una religiositˆ terrena, acre come le pietre assolate ma rigogliosa allo stesso modo dei profumati tamerici sulle colline. L'ombra di Pirandello e dei suoi personaggi appartiene all'intera comunitˆ, una comunitˆ fatta di individui soli ma fratelli, liberi dalla massa inerme ma profondamente, visceralmente intrecciati con le loro famiglie.
Il dubbio pervasivo presente in Sciascia l'imitazione, da parte del fisico ragazzino, del Fu Matia Pascal, dei personaggi in cerca di autore di pirandelliana memoria, con le loro identitˆ dissolte e impalpabili, le fughe, i cambiamenti.
Egli lascia tracce di una possibile scomparsa alla madre, lettere in cui si chiede di non portare a lungo il lutto, ma evasivo, sembra voler rinunciare a sŽ in quanto fisico e conoscitore di forze oscure, non al suo io umano. é la profonda umanitˆ la caratteristica principale, infatti, che Sciascia dona al lettore: uomo dolce e taciturno, lontano dalle luci della ribalta, accoglie la vita con timidezza, e la conserva dentro con reverenza. Questo senso profondo di rispetto trova eco in una fede mai ostentata, ma sempre presente in ogni gesto. La religiositˆ di Majorana sembra l'ultimo rifugio per comprendere la vita secondo categorie umane, umili e naturalmente rispettose dell'ordine delle cose.
Sciascia si interroga su siffatto aspetto, e si chiede se la prorompente violenza con cui la scienza stava cambiando la societˆ potesse in qualche modo non mettere in crisi, ma far sentire ancora pi profondamente l'urgenza di una visione etica delle cose, di una scelta 'umana' dei percorsi della ricerca, delle sue scelte.
Tale caleidoscopio di indizi, di sensazioni, segna le pagine del libro, il suo stile sobrio e conciso nonchŽ le conclusioni finali: lascio al lettore il piacere di farsi una propria opinione sulla fine di questo giovane fisico poco pi che trentenne, per raccogliere invece l'ultimo appello dello scrittore ai suoi lettori, ma anche verso la societˆ intera.
Dove va la scienza? La domanda sembra pi attuale che mai. Sciascia ha cercato di raccogliere il testamento di un addio per rivolgere alla comunitˆ intera un appello alla ragionevolezza, per capire quale sia il limite ed il potere in mano a noi uomini. Dopo cinquant'anni i dilemmi e le paure sono ancora gli stessi, o peggio: oggi non possibile solo manipolare la natura, ma perfino il nostro DNA, l'essenza intima della vita.
Le infinite prospettive della scienza, i campi del sapere sempre pi sconfinati sono vissuti come una grande speranza per l'umanitˆ, ma allo contemporaneamente vengono percepiti con la paura di chi pu˜ perdere l'orientamento, restare stordito ed infine vittima di una forza mostruosa, immensamente terribile. Su questo interrogativo - si legge nella introduzione - Sciascia scrive uno dei suoi libri pi belli, di una intensitˆ di analisi e quasi di immedesimazione nelle motivazioni non dette, nella logica e nell'etica segreta del personaggio, che sfiora l'incandescenza della veritˆ.