L'oca al passo, Antonio Tabucchi

Feltrinelli 2006 - Euro 9,50 - pp. 170

di Andrea Comincini

L'oca al passo

L'oca non si sarebbe mai aspettata di attirare l'attenzione dell'intera umanitˆ. Intenta a starnazzare e dormire, o goffamente ad ancheggiare, l'uccello procede lentamente la sua vita, con imperturbabile noia. Queste caratteristiche tuttavia l'hanno resa simbolo di un atteggiamento mentale, oltre che di un procedere inerte e talvolta minaccioso a cui il libro di Antonio Tabucchi si richiama apertamente.
L'oca al passo infatti riassume l'andar triste del bipede e la marcetta ottusa degli eserciti totalitari grazie all'esposizione di un quadro ignobile e volgare quale la politica italiana offre in codesto periodo.
Le vicende degli ultimi quindici anni - nota lo scrittore - appaiono profondamente allarmanti per chiunque individui nell'azione democratica il luogo unico e supremo in cui la libertˆ e la giustizia tracciano i confini dell'azione pubblica. I principi ispiratori della carta costituzionale, l'antifascismo, il ripudio della guerra, vengono puntualmente calpestati a scapito di idee palesemente revisioniste, compromessi di infimo livello, attacchi veri e propri alla veritˆ storica.
Dentro la societˆ italiana si instaurato un virus malefico, deformante e inaccettabile: Tabucchi si indigna quando osserva l'atto ignobile e la parola avvelenata, ma anche la mancanza di reazione, la risposta forte e sicura. Colpevole senza appello la sinistra italiana: se la destra rivela solamente se stessa, i partiti ispirati dalle idee di giustizia e solidarietˆ hanno abdicato al loro ruolo, offrendo una immagine di sŽ e del Paese priva di moralitˆ.
"Forse pu˜ orientarci una frase di Stefan Zweig, che, rispondendo allo stupore di un suo amico scandalizzato per il comportamento inspiegabile (e poi storicamente disastroso) di certi politici 'progressisti', del suo paese, osserv˜: <<Da quando in qua, nella prassi politica, i politici preferiscono le ragioni dell'etica a quelle elettorali?>>"
Lo studioso duro e implacabile nel fare i nomi e cognomi dei responsabili del degrado: l'ex Presidente della Repubblica viene per esempio ferocemente attaccato per alcuni discorsi tenuti durante una delle celebrazioni riguardanti la Resistenza. Il 14 ottobre 2001, presso una cittˆ vicino Bologna, pronuncia parole "improponibili per una democrazia come la nostra, nata sull'antifascismo". A proposito dell'unitˆ d'Italia, Ciampi scagion˜ i repubblichini con l'eufemistica circonlocuzione 'giovani che fecero scelte diverse'.
Oltre allo scandalo di equiparare i ragazzi morti per liberare la patria con nazifascisti dediti ad appoggiare i crimini di Hitler, Tabucchi denuncia un grossolano falso storico: quei 'giovani' non erano animati certo dal sentimento dell'unitˆ d'Italia, e affermare una sciocchezza simile come dire che la Repubblica di Vichy, collaboratrice degli invasori nazisti, fosse patriottica.
Il blanchissage di Sal˜, sottolinea lo scrittore, nasce comunque da Luciano Violante, parlamentare comunista, pidiessino, diessino, ulivista ed infine - infine? - democratico, intento ad ingraziarsi i voti della destra per ambire alla carica di capo dello Stato.
Le notizie si succedono rapidamente, gli articoli dei giornali riportano date e fatti e si intrecciano in un mosaico di parole amare, all'apparenza prive di logica, ma poi compiutamente rivolte ad un unico fine: cancellare la veritˆ.
Gran maestro di ci˜ Silvio Berlusconi: con lui - osserva sempre Tabucchi - la politica ha abbandonato definitivamente qualsiasi parvenza di serietˆ e moralitˆ, per approdare ad un cialtronismo da spaghetti western, condito con brutale e ostentata ignoranza e crassa volgaritˆ.
Unico nelle democrazie occidentali a controllare l'intero sistema mediatico, il Cavaliere reo non solo di condire la politica estera con bandane e barzellette, quella interna di discorsi patetici e stralunati, ma di aver sdoganato personaggi quali Umberto Bossi e Gianfranco Fini.
Il primo pu˜ tranquillamente andare in televisione e attribuire al tricolore funzioni da carta igienica, senza che nessuno batta ciglio; il secondo ha chiaramente riscritto la storia del proprio partito, traghettando manganelli e fiaschi di olio di ricino nel XXI secolo. E come dimenticare i licenziamenti di Biagi e Santoro, di Luttazzi, del lodo Schifani, i processi prescritti, la legge Cirami ed altre nefandezze? "Quel signorotto imbalsamato nel doppiopetto o fasciato di bandane, i suoi "mi consenta", le sue affermazioni da commedia all'italiana, lui e tutto il suo seguito - una corte dei miracoli fatta di maggiordomi, di piduisti, di amici condannati per mafia, di spie, di avvocati corruttori di giudici - sono un invito alla letteratura. Sono loro che la invocano: una letteratura burlesca, poliziesca, gotica o dell'horror, a seconda della situazione e del singolo personaggio".
Il libro inquietante, non congeda il lettore con l'animo leggero: si parla di infamie.
Tabucchi traccia le storie e i volti di assassini, vigliacchi, parassiti, verminai, escrementi di partito, e lo fa con una collera travolgente, tuttavia senza sbavature ma anzi di una luciditˆ agghiacciante.
Non moralismo d'accatto ritenere impossibile la presenza di individui come Ferrara, o facce come Cossiga. Non utopismo o ingenuitˆ aspirare ad una politica pulita e democratica.
Eppure l'Italia fatica a sollevarsi dal pantano, e se incede come un'oca, assomiglia invece sempre pi al grugno sporco del suino.
"Per il momento ci resta l'Italia delle stragi, di Piazza Fontana, dell'Italicus, di Brescia, della Stazione di Bologna, di Ustica, delle Brigate Rosse, dell'Assassinio di Moro, della P2, della mafia. Un'Italia che con i loro discorsi, le maschere che hanno occupato le nostre istituzioni non ci hanno chiarito. Anzi, dalla quale ci hanno distratto con i loro balletti e le loro moine, seppellendoci la nostra identitˆ [...] ed essi, rubandoci la veritˆ di quel tempo, ci hanno reso orfani di qualsiasi identitˆ".
Sono 'notizie dal buio che stiamo attraversando' - chiosa Tabucchi nel sottotitolo - rese ancora pi allarmanti perchŽ luce non si vede in questo labirinto di dati. é un dedalo letterario il cui contenuto si sposa perfettamente con le scelte stilistiche apportate.
L'oca al passo infatti non rimanda solamente alle marcette, all'animale o - per i pi golosi - al pat, ma anche al celeberrimo gioco, dove da una casella all'altra si avanza o indietreggia.
Questa terza via vissuta nella scrittura del libro, fatta di rimandi da notizia a notizia, da articolo ad articolo - casella in casella per l'appunto - ed il risultato eccellente laddove la sconcezza incontra l'abilitˆ dell'artista quando trasforma il collage dei rendiconto in un viaggio letterario raffinato. L'effetto creare un gioco entusiasmante, ma anche 'lugubre e perfino infantile', gioco che ci mette in guardia e richiama tutti alla responsabilitˆ individuale, perchŽ "quelle due file di denti aguzzi sono la prova evidente che i lupi non si nutrono di sogni".