Un baule pieno di gente – Antonio Tabucchi

Feltrinelli, 2001– euro 6,20 – pp. 160.

di Andrea Comincini

Un baule pieno di gente

“Sembra quasi pleonastico dire che nell'immenso e misterioso libro che Pessoa ci ha lasciato il centro più riposto, e certo il più imperioso, è l'eteronimia. Eteronimia intesa non tanto come metaforico camerino di teatro in cui l'attore Pessoa si nasconde per assumere i suoi travestimenti letterario-stilistici; ma proprio come zona franca, come terrain vague, come linea magica varcando la quale Pessoa diventa un altro da sé senza cessare di essere se stesso. L'eteronimia di Pessoa rimanda semmai alla capacità di vivere l'essenza di un gioco; non a una finzione, pertanto, ma a una metafisica della finzione, o a un occultismo della finzione; forse a una teosofia della finzione." Così Antonio Tabucchi giudica l’animo di uno dei più grandi scrittori del Novecento, il portoghese F. Pessoa, a cui ha dedicato una vita di studi e saggi critici. Nel presente libro egli disamina in maniera puntuale e attenta ogni aspetto di questa creatura frantumata.
L’eteronimia di Pessoa affascina qualsiasi lettore soprattutto perché – come affermato sopra – non trattasi di artificio letterario, bensì di condizione umanissima e vitale.
La scissione dell’Io prende forma nel poeta già da bambino, quando perso il fratello comincia a dialogare con un eteronimo, e successivamente si trasforma nella condizione normale e quotidiana di un uomo timido e introverso. Bernardo Soares, Alvaro de Campos, Ricardo Reis sono soltanto alcuni dei nomi in cui questa moltiplicazione dell’anima prende vita. Ognuno di loro ha una propria biografia, uno stile, ma soprattutto rivela una totale diversità dal loro creatore. La divisione interiore in più personalità è vissuta infatti attraverso una incondizionata autonomia all’interno della coscienza. Quando Pessoa scrive alla fidanzata Ophelia, spesso confessa la preoccupazione e la gelosia di Alvaro de Campos, per la loro relazione!
Questo personaggio affascinante ed unico ha finalmente raggiunto anche il grande pubblico, spesso disattento e superficiale, grazie all’ineguagliabile lavoro esegetico, critico e saggistico di Tabucchi.
Un baule pieno di gente riassume una ricerca pluridecennale ed appare certamente uno dei lavori meglio riusciti dello scrittore italiano. Lo stile del libro, veloce e leggero, aiuta il lettore a immedesimarsi in una personalità volatile e eterea, priva di un centro e multipla. Particolarmente ispirata è la scelta strutturale dell’opera stessa, perché traduce l’eteronimia dell’anima attraverso rimandi e citazioni, nonché grazie ad una scrittura vicina all’aforisma e lontana dal classico trattato sistematico.
Oltre a ripercorrere le vicende umane del poeta, dei suoi compagni di viaggio, Tabucchi riesce a far vivere al lettore quel profondo ed inquietante disagio che si prova davanti ad una grandezza umana insondabile: raccontare Pessoa vuol dire anche perdersi in lui, ma soprattutto cedere al vuoto, cadere nel baratro del dubbio. Questa esperienza letteraria lascia ognuno di noi più debole, perché meno sicuro non di se stesso, ma di essere un sé.
Dal baule aperto dopo la sua morte l’uomo contemporaneo viene a conoscenza di un mondo di intellettuali e artisti vissuti dentro un singolo uomo, e resta esterrefatto. Questa rivelazione non illumina soltanto la vicenda di un poeta portoghese, ma spiega infine l’inconsistenza dell’ io che ci appartiene e la vanità delle nostre piccole certezze quotidiane.


Un baule pieno di gente - Andrea Comincini


“Se dopo la mia morte volessero scrivere la mia biografia,/non c’è niente di più semplice./ Ci sono solo due date – quella della mia /nascita e quella della mia morte./ Tutti i giorni fra l’una e l’altra sono miei.
La dichiarazione è di Pessoa medesimo, e riassume perfettamente il senso di una vita e del mistero che l’avvolge. Se infatti a noi posteri sono giunte molte notizie e informazioni sull’esistenza del poeta, la sensazione predominante non è la certezza degli eventi e delle date, ma l’assenza di verità definitive.
Sappiamo molto del piccolo Fernando, degli studi compiuti, di come abbia vissuto: eppure percepiamo chiaramente quanto tutto quel sapere non sia Pessoa, ma la traccia cronologica di un organismo biologico. Il poeta è altro, i giorni della creazione non appartengono ai cataloghi o alle statistiche. Una vita dentro la vita: ancora in essa si nasconde una esistenza parallela. O meglio: più esistenze ognuna con i propri stili, i problemi, le amarezze.
Nella storia di Pessoa si compie trionfalmente l’assenza dell’Io non uccidendolo, bensì rendendolo molteplice: “sii plurale come l’universo”. E di universo si tratta quando leggiamo la sua opera. L’attrazione per l’occultismo non deve esser giudicata come banale seduzione di un mondo nascosto, bensì direzione naturale di un’anima nel suo luogo di origine, ovvero l’oscurità. Questo buio interiore non è grottesco o mostruoso: assomiglia ad un cielo nero verso cui si volge il viso in attesa di vedere i riflessi delle stelle. E così il lettore vive l’incontro con la poesia del portoghese, immergendosi in un silenzio stellare di universale bellezza. “Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso voler d’essere niente. A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo” Queste parole sono leggibili in Tabacaria, una delle opere più belle della letteratura portoghese, ed ancora una volta è l’autore stesso a riassumere e descrivere la sua vita nel migliore dei modi.
L’universo simbolico di Pessoa, questo universo perfetto quanto il delicato ingranaggio di un orologio, trasforma la biografia di un uomo nella sua ennesima personalità, nuova eteronomia accanto alle altre.
Con Un baule pieno di gente, Antonio Tabucchi rivela un assunto implicito alla sua investigazione: egli non ha a che fare con una singola personalità, ma con più persone distinte. Lo stesso lettore vive questa frantumazione e ne sente il fascino ed il peso. Resta infine qualcosa di più profondo, di mistico. La scissione, la moltiplicazione, appartengono in fondo all’universo stesso, il quale nonostante ciò resta armonicamente incorniciato dallo sguardo di ogni osservatore.
La vita di Pessoa, la sua opera, gli eteronomi ed ogni studioso che provi a narrarne il vagabondare su questa terra vive contemporaneamente la distruzione dell’identità, la perfetta armonia, l’inquietudine totale e la bellezza salvifica. Tutto ciò incredibilmente in un uomo solo, il più grande poeta portoghese del Novecento. Così come ha vissuto, egli se ne va: a causa dell’abuso di alcool si spegne a quarantasette anni. Di lui si sa poco o nulla, finchè un baule viene aperto ed escono fuori le carte ed i fogli di centinaia di personalità. Il vaso di Pandora viene scoperto, e la poesia – insieme ai suoi creatori – diviene eterna.