Grande, grosso &… Verdone

(regia di Carlo Verdone - Italia 2008 - durata 131')

di Sonia Scorziello

Grande, grosso e Verdone

1371 mail inviate dai fan al regista romano, chiedendo a gran voce di far rivivere sullo schermo i suoi personaggi storici. Ed ecco il nuovo film che nasce direttamente dall'amore proveniente dai suoi sostenitori, oltre che da un' interpretazione storica di volti e voci che sempre ricorderemo. Così
ridere della morte, della prostituzione e della politica, di un amore finito, è possibile, a volte, se c'è il tocco irriverente e da macchietta di Carlo Verdone. Con la commedia divisa in tre atti Grande Grosso e… Verdone ci si diverte un po' a denti stretti, riflettendo sulla "rivisitazione" della nostra società.
Assistiamo, un po' nostalgici, alla tragicommedia del primo atto, dove la famiglia Nuvolone deve seppellire la salma della nonna durante una rocambolesca avventura. Impossibile non riconoscere l'ingenuo Leo del passato in vacanza a Ladispoli, oggi sposato con Tecla, due bambini e una madre defunta. Certo l'attore - regista ruba la scena con grande trasformismo, ma qui si evidenzia tutta la stanchezza fisica ed espressiva del moderno Verdone - Leo, poco adatto all'eterno "credulone". L'episodio risulta a volte lento e forzato, eccezion fatta per l'interpretazione del grande Massimo Marino, figura di culto per il pubblico romano.
Nel secondo atto ritroviamo il pignolo e pedante Furio, ha mutato il nome in Callisto, ha un lavoro prestigioso, una passione incontrollata per le squillo e un figlio introverso da "svegliare".
Unico personaggio a non aver subito, negli anni, un significativo mutamento di sorta del proprio canovaccio. Oggi, professore nevrotico, di cui Verdone ci da un'ottima prova attoriale ma una deludente messa a fuoco del personaggio e della storia. Poco coinvolgente e poco condita da gag eccetto l'incontro con l'onorevole, vero punto di forza di tutto l'episodio; così il regista "Io vorrei che certi politici mantenessero un determinato rigore. Non è una critica alla politica, ma all'etica di una "certa" politica. Vorrei che certi parlamentari mantenessero una certa disciplina. In quella performance in cui il professore incontra il politico di notte sul viale delle prostitute ho voluto lanciare una frecciata contro quei personaggi che, invece, dovrebbero avere sempre un certo rigore. In questo episodio ho voluto fare la mia critica di costume e sono pronto a rifarla, perché la volgarità di una certa politica mi indigna e io non la voglio più vedere".
Poi, Callisto passa il testimone a Moreno e siamo all'epilogo, dove ritroviamo gli eredi diretti di Ivano e Jessica: Enza e Moreno, alle prese con la crisi da post - matrimonio. Qui non c'è stanchezza né ripetizione per Verdone, il ritmo incalza grazie ad alcune "intuizioni sceniche" ed a una grande Claudia Gerini. Come e meglio che in Viaggi di nozze, diventa protagonista e padrona totale della scena, entra nello schermo con una bellezza invidiabile ed una bravura da applausi. Perfetta dal trucco all'ultima posa, "eroina" delle romane più "coatte" che vivono di reality e apparenza. "E' una famiglia volgare, cafona - sottolinea il regista - rappresenta l'assenza di valori, un grande materialismo. Ma poi si scopre che forse i più cafoni non sono loro...". Quel che è certo è che, sullo schermo, tra i due protagonisti c'è grande sintonia: "Io e Claudia abbiamo lo stesso sguardo ironico", spiega lui; "per me tornare a lavorare con Carlo è stato come tornare a casa", dice la Gerini, "Quando Carlo mi ha fatto la proposta di questo film ho detto: finalmente! Sono tornata nella mia pelle. Rispetto a Jessica di Viaggio di nozze, la mia Enza è più reattiva, una donna in cui conta solo la griffe: l'occhiale, lo stivale. Per lei anche a Taormina non c'è certo il teatro, ma solo i negozi che sono il suo mito come d'altronde l'Isola dei primitivi."
Sebbene il film non eguagli Bianco, rosso e Verdone, ha un punto di forza che è nell'obiettivo stesso dell'autore: "Vorrei che la gente si divertisse e non prendesse questi personaggi come esempio. Spero anzi che li prenda come oggetto di critica: noi siamo così, cerchiamo di non esserlo più. Purtroppo questa volgarità è lo specchio dell'Italia di oggi, in cui viviamo un periodo più cinico e cattivo e questa non è una commedia buonista".
Certo, resta un'opera di transizione, andato a colpo sicuro con un incasso di oltre 5milioni di euro per il solo esordio, ma è la fine di un ciclo per questi personaggi. La loro vita cinematografica indubbiamente si deve concludere qua.