Tutta la vita davanti

(regia di Paolo Virzì - Italia 2007 - durata 117')

di Sonia Scorziello

Tutta la vita davanti

E' facile chiedersi, oggi, quale valore possa avere laurearsi in filosofia, a cosa possa servire "pensare", se siamo ormai inseriti in una logica di mercato-società dove è importante apparire e non essere, dove il reality show assume sempre più il valore della conoscenza quotidiana.
Anche il regista Paolo Virzì, pare, si sia posto questa domanda ed abbia dato risposta con un film sulla vita e per la vita, non prendendo in esame il solito spaccato della società, ma un intero quadro generazionale. Tutta la vita davanti adotta la lingua filosofica, oggi non più praticabile in quanto tale perché troppo astrusa, dunque revisionata e adibita al cinema per essere ascoltata e capita da tutti. Un film sui giovani e precariato, ma non solo. Già la locandina sembra fare il verso al quadro di Pellizza da Volpedo Quarto stato, ma a guidare il corteo non contadini dei primi anni del 900', bensì giovani precari. Ieri come oggi le tematiche si ripetono, ma non la forza, la passione dei lavoratori. Il mondo raccontato da Virzì è drammaticamente chiuso in sé stesso, imprigionato alle catene della finzione e dell'illusione subdola e mistificatrice. Tra i balletti, i messaggi d'incoraggiamento, i premi da quiz, gli applausi, i sorrisi, i finti abbracci, si avventura Marta, (Isabella Ragonese). Giovane laureata in filosofia, con una tesi su Hannah Arendt, ora impiegata part-time nel call center della Moltipole, azienda "simbolo" del mercato - lavoro usa e getta. Proviene a sua volta da un altro mondo chiuso, quello della filosofia e dell'università. Dove tutto è finto, è mimesis-imitazione delle realtà, tutta la menzogna si dispiega nella "caverna" (per dirla alla Platone) di fragili e tristi antieroi, in balia di nessun altro che di loro stessi.
C'è la datrice di lavoro Daniela (Sabrina Ferilli), sempre fintamente sorridente e gentile, capo-aguzzino che non riesce ad avere un equilibrio sentimentale né tanto meno un italiano corretto: "Vorrei che ci sei anche tu". Il sindacalista Conforti (Valerio Mastandrea), fintamente retto e onesto, che tenta di portare i diritti in un call center organizzando spettacolini comici di denuncia.
Si passa al venditore (Elio Germano) che cerca di essere sempre il numero uno, ma intimamente frustrato e condannato dalla logica del mercato-azienda appena entra in crisi. Sonia (Micaela Ramazzotti), ragazza sexy, forse la più fragile di tutti, ma con una sua filosofia che non viene dagli studi, come quella di Marta, ma dalla vita. Infine il capo dei capi, Claudio (Massimo Ghini) perfetto simbolo della mercificazione del lavoro, che però si strugge di fronte alla richiesta della figlia grande di una quarta di seno.
E' difficile dire chi tra questi attori-personaggi abbia dato la resa migliore, si resta con gli occhi incollati allo schermo ad ammirare la destrezza della Ferilli, mai così brava. Si sorride del patetico e grottesco Massimo Ghini in perfetta sintonia con la compagna. "Tra Massimo e Sabrina - aggiunge Virzì - c'è una fratellanza di sguardo sulla vita e sulla società italiana. Si tratta di due personaggi oscuri e neri, ma loro mi hanno permesso di renderli narrabili. Non avrei immaginato altri attori ad interpretare i ruoli".
Ma ciò che più colpisce sono le due scoperte: Micaela Ramazzotti che pure nuda e tatuata non è mai volgare, bravissima nel raccontare la devastazione di una madre e una donna. E' a lei che il regista fa denunciare l'ipocrisia di un sistema, che è sbagliato dai vertici, quando al sindacalista dice "sei quello che dà i depliants pubblicitari, però de politica". Così, coglie la debolezza di fondo che non permette al sindacato di denunciare, con efficacia, la condizione lavorativa del call center.
E poi Marta, (già vista in Nuovomondo, di Emanuele Crialese) perfettamente naturale, impossibile non immedesimarsi nei suoi gesti, nei suoi pensieri. Sguardo ironico ma compassionevole, sempre pronta a capire e indagare, mai a giudicare. Personaggio interpretato con grande umanità riconosciuta dalla stessa attrice "ho cercato di conferire al personaggio maggiore umanità possibile, di avvicinarlo al pubblico, di raccontarlo attraverso gli incontri che fa, anche perché rappresenta il punto di vista del film, un punto di vista femminile. La sfida era non renderla una snob: nonostante la sua laurea con lode e i suoi studi di filosofia teoretica, il suo atteggiamento non doveva apparire distaccato o schizzinoso, ma aperto e non giudicante. Abbiamo lavorato per renderla simpatica e divertente, sempre fuori luogo in ogni situazione; quest'ultima caratteristica le permette di avere una prospettiva privilegiata, ovvero quella dell'alieno, dello straniero, che arriva da un altro mondo e vede tutto come fosse la prima volta".
La voce calda e rassicurante di Laura Morante lega le scene con un andamento quasi da romanzo, a volte si arresta per lasciare spazio ai bruschi richiami alla realtà, perché in fondo è proprio dalla realtà che nasce il film.
Pensato e ideato con il co-sceneggiatore Francesco Bruni, Virzì ha sottolineato alla presentazione del film "la prima idea è stata quella di fare "I compagni del Duemila" - dal Film di Monicelli 1963 - poi, è subentrata la curiosità, verso il mondo dei call center che ci ha suggerito il libro intelligente e caustico di una ragazza sarda che si chiama Michela Murgia, Il mondo deve sapere. Michela ha trovato lavoro in un call center della Kirby. Il suo è un divertente reportage. Era un blog, poi pubblicato in libro. Abbiamo sgraffignato al libro l'intuizione sulla somiglianza tra le tecniche "motivazionali" e le regole dei reality. Nuovi lavori come fossero programmi tv. Si viene "nominati". Si partecipa di uno psicodramma collettivo quando qualcuno viene non licenziato ma "eliminato", accettato però come parte di una drammaturgia, la disperazione è di non farne più parte". Dunque la realtà al cinema, Michela come Marta, stessa dinamica dal tono acre e sorridente, però, nel film Marta recupera l'esperienza vissuta, che sfocia in un saggio dove trovano posto sia Heidegger che i reality show. Così si chiude il cerchio, attraverso il percorso di ogni personaggio troveremo la risposta alla domanda iniziale: "A cosa serve, oggi, pensare".