Bride Wars
La mia migliore nemica
(regia di Gary Winich – USA 2009 – durata 89’)
di Sonia Scorziello
Come rendere insopportabile una donna? Tentando di rovinarle il giorno delle nozze. Così recita Bride Wars – La mia miglior nemica dove la lunga amicizia tra Live (Kate Hudson) ed Emma (Anne Hathaway) offre il peggio, per tentare, poi, di rinascere, ma le sorprese sono sempre in agguato.
Dunque se non siete pratici di organizzazioni e matrimonio andate a vedere il film di produzione Hudson e scoprirete il business del giorno perfetto. Che sia una macchina mangia soldi lo sappiamo, a dire il vero, anche in Italia, ma come al solito, oltre oceano tutto è sempre ingigantito. E allora il matrimonio perfetto è al Plaza Hotel, in giugno, seguito dalla migliore organizzatrice che c’è sulla piazza. E il resto del film? Scavando, non molto, perché tutto è fin troppo superficiale, emerge l’Amicizia, quella con la A maiuscola. Un tratto psicologico, appena accennato, per le due protagoniste e il gioco è fatto. Se non fosse per la bravura della Hudson e l’abilità della Hathaway il flop sarebbe assicurato. Già, perché anche la sceneggiatura spesso gira a vuoto, eccetto poche battute riuscite, ci si perde spesso nella noia tra scene prevedibili e azioni poco felici. Ironizzare sullo stereotipo “nozze da favola” va bene, se così fosse, ma in realtà più che deridere il modello “sposa perfetta” il film mostra compiacenza a tratti evidente per raffinati abiti, fiori, torte e quant’altro, inneggiando in fondo al sogno dorato.
Peccato, poi, che manchi completamente quella sottile arguzia, originalità nel montaggio, un copione da battute accattivanti e resti solo e comunque un’idea poco sviluppata.
E che dire dei rispettivi futuri mariti, se non che sono delle semplici comparse, un accessorio nelle vite di Emma e Liv. Tant’è vero che alla crisi quasi imprevedibile della coppia più sfortunata ci si chiede se l’autore non abbia dimenticato di trattare quelle tematiche introspettive solo scarsamente accennate.
Insomma, siamo lontani anni luce da quelle commedie semplici, ma convincenti, che hanno sbancato al box office negli anni passati. Film con forte solidità di sceneggiatura, pensate al Il matrimonio del mio migliore amico, al quale Bride Wars tenta di fare le veci, tutt’altro pianeta.
Di sicuro le aspettative di chi cerca un prodotto nuovo e frizzante resteranno deluse, a meno che non ci si cristallizzi nella commedia americana, dove tutto si crea e si distrugge in un attimo, clichè perfetto della forma senza sostanza.
Nella guerra ancestrale tra la bionda e la bruna entrambe le attrici escono tuttavia vittoriose e soddisfatte. Per la Hudson grande soddisfazione per aver prodotto il film: “Nel ruolo di produttrice ho dovuto essere come Liv – sottolinea – mi sono occupata della produzione, mettendo insieme una squadra affiatata in cui ognuno potesse dare il meglio di sé” – pronta poi a precisare che nel ruolo di attrice ha dovuto studiare non poco per l’agguerrita Liv “il personaggio che interpreto nel film è esattamente il contrario di quello che sono. Mi arrendo, cerco di trovare un equilibrio nella mia vita tra il lavoro, la famiglia e tutte le persone care”. Mentre, la Hathaway fa il pieno di plausi. Quinta essenza di dolcezza ed innocenza, perfetta sia nei panni della maestrina remissiva che in quelli della sposa grintosa. Non facile vita per il regista Gary Winick, trovatosi in un team creativo tutto rosa, alle prese con matrimoni e prime donne. Cineasta da commedia, 30 anni in 1 secondo, La tela di Carlotta, (per citare i più recenti) sarà questa prova a rendergli maggiore visibilità, nel bene o nel male. E allora aspettiamo il 20 febbraio per dare il benvenuto anche in Italia, sul grande schermo, alle due agguerrite spose americane.